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Brasile,aumentano le violenze contro gli indigeni: progetto criminale in atto

Il Rapporto 2019 del Consiglio missionario indigeno (Cimi) rivela che, il fenomeno degli espropri delle terre, realizzati con invasioni e violenza, “si sta consolidando"

Lisa Zengarini - Città del Vaticano

“Una realtà estremamente perversa e preoccupante del Brasile indigeno”. È quanto emerge dal nuovo Rapporto annuale sulla violenza contro i popoli indigeni del Paese, curato dal Consiglio missionario indigeno (Cimi) e presentato il 30 settembre a Brasilia.

I dati raccolti nel 2019 dall’organismo dei vescovi brasiliani evidenziano una drammatica impennata delle violenze contro le comunità e i territori indigeni e dimostrano - si legge nella presentazione - che il fenomeno degli espropri di terre indigene, realizzati con invasioni e violenza “si sta consolidando rapidamente e in modo aggressivo su tutto il territorio nazionale, provocando una distruzione inestimabile”. Le terre indigene, oltre che rappresentare un diritto di questi popoli, hanno dimostrato di “essere le aree che meglio proteggono le foreste e i loro ricchi ecosistemi”.

Gli incendi come programma criminale

In questo contesto di distruzione dei territori indigeni - denuncia inoltre il Cimi - si inseriscono gli incendi che l’anno scorso hanno devastato  ampie zone dell’Amazzonia e del Cerrado (la savana tropicale brasiliana, n.d.r.), richiamando l’attenzione anche della comunità internazionale. Gli incendi infatti “sono spesso una parte essenziale di un programma criminale di accaparramento di terreni, in cui viene effettuata la pulizia di vaste aree di foresta per consentire, ad esempio, la realizzazione di imprese agricole”. Il Cimi chiama ancora una volta in causa le responsabilità dirette del Presidente Jair Bolsonaro, che non ha mai nascosto l’intenzione di mettere le terre delle popolazioni originarie del Brasile “a disposizione delle imprese del settore agroalimentare, minerario e forestale”.

Le difficoltà burocratiche

Il Rapporto parla anche delle perduranti lentezze burocratiche per la demarcazione e registrazione dei territori indigeni prevista dalla Costituzione federale del 1988 e disciplinata da una legge del 1996: ad oggi, delle 1.298 esistenti nel Paese, 829 (il 63%) devono ancora completare il processo. Di queste 829, sono 536 (il 64%) quelle non ancora prese in esame dalla burocrazia statale.

Le violenze

Un altro dato allarmante del Rapporto riguarda le “violenze contro le persone indigene” legate alla terra: 276 in tutto i casi registrati nel 2019, contro i 110 del 2018, anche se gli omicidi volontari (113, secondo i dati ufficiali della Segreteria Speciale della salute indigenza - Sesai), sono stati meno numerosi rispetto all’anno precedente (135). A questi vanno aggiunti gli omicidi colposi (20); i tentati omicidi (24); le minacce di morte (33); varie minacce (34); le lesioni corporali intenzionali (13); gli episodi di razzismo e discriminazione culturale etnica (16); gli abusi di potere (13) le violenze sessuali (10). Non meno preoccupanti i dati riferiti ai suicidi (133, 32 in più rispetto al 2018) e alla mortalità infantile dei bambini di età compresa tra 0 e 5 anni: il 2019 ha registrato la cifra record di 825 bambini morti contro i 591 dell’anno precedente.

La mancanza di assistenza

In generale peggioramento, infine, i dati riferiti alla voce “Violenze per omissione del potere pubblico” che comprende i servizi pubblici nel campo dell’educazione, dell’assistenza sanitaria e sociale e della lotta alla tossicodipendenza e all’alcolismo. Anche qui le comunità indigene brasiliane sono risultate ancora più penalizzate rispetto all’anno precedente.

02 ottobre 2020, 08:00