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Don Pino Puglisi Don Pino Puglisi 

“Me l’aspettavo!”: l'audiolibro dedicato a don Puglisi

L’iniziativa che racconta del sacerdote ucciso dalla mafia nel 1993, è a cura di Caritas Italiana e Rete Europea Risorse Umane

Debora Donnini – Città del Vaticano

Don Giuseppe Puglisi “educando i ragazzi secondo il Vangelo li sottraeva alla malavita, e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà, però, è lui che ha vinto, con Cristo Risorto”. Per capire appieno la portata della missione del sacerdote palermitano sono illuminanti queste parole pronunciate da Papa Francesco all’Angelus del 26 maggio del 2013, il giorno dopo la beatificazione di Puglisi, ucciso in odium fidei nel 1993 dalla mafia. A 25 anni da quell’omicidio, nel 2018 lo stesso Papa Francesco si era raccolto in preghiera a Palermo, davanti al medaglione di bronzo sul punto dove è caduto il sacerdote.

 

Proprio a don Pino Puglisi è dedicato l’audiolibro “Me l’aspettavo!” a cura di Caritas Italiana e Rete Europea Risorse Umane, che fa parte della collana PhonoStorie, presentato stamani a Roma. Il titolo riprende l’espressione che don Pino disse quando fu ucciso, secondo la testimonianza del killer Salvatore Grigoli che rimase colpito dal suo sorriso.

Contro nessuno ma per tutti

“Sia nella veste di animatore vocazionale prima, che in quella di parroco di uno dei quartieri più a rischio di Palermo poi, padre Puglisi ("3P" come amava definirsi) è stato non solo un attento lettore della realtà nella quale si trovava a vivere, ma si è comportato da vero antidoto provocatore, semplicemente con la sua prassi, nei confronti della mentalità mafiosa. Una lotta portata non "contro" (ha sempre rifiutato l’appellativo di "sacerdote anti-mafia"), ma a favore: dei sopraffatti, dei poveri, dei senza lavoro, e soprattutto dei giovani, o meglio dei giovanissimi. Diceva di sé: «non sono contro nessuno, ma "per" tutti»”, sottolinea con incisività il comunicato della Caritas.

La speranza, orizzonte destabilizzante per la mafia

A siglare l’introduzione, ricordandone anche il valore civile, è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che lo definisce “mite pastore di Brancaccio, amico dei poveri e dei diseredati, che indicava un orizzonte destabilizzante per gli interessi della mafia: la speranza. Strappava così i giovani dal giogo delle cosche e della droga, insegnava l’autentica amicizia e la non violenza, predicava che una società diversa, più giusta e più solidale, era possibile. Per questo i mafiosi decisero di ucciderlo”. La Repubblica Italiana lo ha quindi iscritto tra i suoi eroi civili, morti per affermare i valori costituzionali della solidarietà e della legalità.

 

La fede in Gesù vince le più antievangeliche strutture di peccato

Don Pino per strappare alla malavita i giovani, aveva inaugurato il centro “Padre Nostro”, tutt’ora attivo, con l’obiettivo di avviare un’azione pastorale e pedagogica rivolta ai minori e agli adolescenti. Anche nelle parole del cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo, che ha curato la prefazione, viene sottolineata l’efficace azione pastorale del sacerdote siciliano legata al sottrarre le nuove generazioni “alle suggestioni allettanti e perverse della criminalità e della mentalità mafiosa”, impegnato a diffondere “una cultura diversa, per il recupero religioso, morale, familiare, culturale e sociale del quartiere malfamato”. Anche il porporato evidenzia le radici profonde, nella fede, di questa forza: “Era pienamente convinto che la fede in Gesù, il Figlio di Dio, vince i mali sociali del mondo, anche le più perverse e antievangeliche strutture di peccato come la mafia. E l’ha combattuta da sacerdote e con le armi proprie del sacerdote, con le risorse più feconde della fede: la Parola, i Sacramenti, la formazione delle coscienze, la denuncia coraggiosa dei crimini mafiosi e l’invito alla conversione del cuore, senza lasciarsi intimidire e fermare dalle minacce. Avevano tentato, i mafiosi, di chiudergli la bocca uccidendolo. Ma hanno ottenuto l’effetto contrario. Perché egli ora è più vivo di prima. E per questo parla. Parla ancora. Parla più forte. Parla a tutti”. “Parla - prosegue il cardinale De Giorgi - con la voce del sangue, che non potrà mai essere soffocata e che la Beatificazione ha reso più eloquente e perenne: ricorda a tutti che la Chiesa sulla via che conduce da Cristo all’uomo non può essere fermata da nessuno. Neppure dalla mafia”.

Attraverso l’amore concreto manifestare la paternità di Dio

Forti nell’audiolibro quelle parole sulla consolazione e la vicinanza ai poveri, a coloro che non hanno nessuno che gli stia accanto, con un forte invito a passare dalle parole ai fatti per manifestare la paternità di Dio attraverso il nostro amore.

05 ottobre 2020, 15:50