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Tony e Antonella: difendere la vita dona la vita

Sulla scia della Lettera “Samaritanus bonus”, la testimonianza della famiglia Salvatore che ha accolto dei bambini con gravi malformazioni fisiche. Vite che, per alcuni medici, non dovevano nemmeno nascere. Oggi Tony e Antonella si dedicano ai loro anziani genitori seguendo un’unica missione: la tutela della vita in ogni sua fase

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

“Ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me”. Tony e Antonella Salvatore richiamano il Libro dell’Esodo per spiegare la presenza del Signore nella loro vita di coppia. Una presenza fatta di gravidanze attese, di figli persi, di quelli abbracciati pur sapendo che il cammino sarebbe stato in salita. Ad ognuno è stato dato un nome, ognuno è stato accolto come una benedizione anche se la sua vita è durata pochi mesi o alcuni anni. Chi guarda con gli occhi del mondo giudica questa famiglia, giudica le sue scelte; chi crede nella vita eterna vede due genitori investiti da una grazia e che hanno agito dicendo sì.

Lo Spirito che plasma

Tony era ateo, sessantottino convinto. Si sposa in chiesa nel 1979 con Antonella, dopo aver incontrato il Cammino Neocatecumenale, e sceglie di non voltarsi indietro. Come san Paolo, folgorato sulla via di Damasco, anche lui si lascia plasmare dallo Spirito e insieme alla sua sposa comprende la vocazione alla quale sono chiamati: accogliere la vita “contro ogni ragione”, dice Tony, percorrendo così la strada indicata dall’Humanae Vitae di Paolo VI. Oggi hanno più di 60 anni e ripensando al tempo trascorso si avverte una leggerezza che non è superficialità ma è la sensazione di aver vissuto sempre sentendosi abbracciati, di aver camminato insieme ad amici, parenti, fratelli e sorelle di comunità che non li hanno mai lasciati soli. “A casa nostra – racconta Antonella – venivano seminaristi, ragazzi, bambini che facevano le preghiere insieme ai nostri”. E’ lì la forza: in una Croce a volte inspiegabile dalla quale nascono fiori.

I fiori amati per sempre

Il primo fiore è Francesco che però non vede la luce, nel 1982 nasce Miriam, lei vive 44 giorni, ha gravi malformazioni. Tony e Antonella sanno che la loro bimba non è sana eppure scelgono di non indietreggiare, nel cuore “la certezza di compiere la volontà di Dio”. “Io ero nel frullatore – racconta Antonella – non capivo tanto ma pregavo e speravo. Una cosa la sapevo: la vita di mia figlia non dipendeva da me. Questo comunque non mi fermava, sono andata da genetisti, mi sono informata, ho cercato di capire come poteva andare avanti nella sua vita. Tutti si meravigliavano di come Miriam fosse riuscita a nascere”.  “Non l’ho mai presa in braccio – spiega Antonella – soffrivo molto guardando le altre mamme, era un dolore grande, ma avevo comunque una forza inspiegabile che veniva dal sapere tra le altre cose che c’era una comunità che pregava per me”.

“A difesa della vita dei miei figli”

“Ogni figlio malato – racconta – mi dava la forza di lottare contro tutto e tutti”. Antonella e Tony sfidano chi li esorta ad arrendersi, sfidano diagnosi infauste, diventano un caso per la scienza che non comprende perché loro, insieme, danno al mondo bimbi non sani. Nasce Elisabetta che come Miriam vive gli stessi problemi. “Ci avevano consigliato l’aborto terapeutico, non abbiamo ascoltato le sentenze di morte dei medici. Un nostro amico dottore ci consigliò dopo 5 mesi di portarla a casa, valeva seguire il suo consiglio. Poteva vivere o morire, comunque lo avrebbe fatto con noi accanto”. E’ un percorso duro, giorni e giorni con Elisabetta in braccio, settimane passate in ospedale, ma la bimba vive. E un’altra vita si affaccia nella famiglia Salvatore, è Chiara che però non nascerà. Arriva Emanuele, anche lui come Miriam, Elisabetta e Chiara ha le stesse malformazioni. I medici indagano, assicurano diagnosi precoci ma non cure. Ad Antonella e a Tony però non serve sapere subito se i figli sono sani. Loro la strada da percorrere l’hanno intravista, scelgono anche di non sapere chi tra i due potrebbe essere “il problema”, non hanno bisogno di queste risposte. Alla sesta gravidanza, Antonella va in crisi. La sua ginecologa non avverte l’ecografista della storia medica che accompagna questa mamma. Tutto inaspettatamente procede per il meglio e nasce Giovanni, un bimbo senza problemi anche se Antonella rischia la vita. Grazie a Dio lei si salva.

Salutare e accogliere

In soli 2 mesi, la famiglia Salvatore perde due figli. E’ il 1999 quando Emanuele muore per un’emorragia interna, poco dopo scompare sua sorella Elisabetta. “Lui è venuta a prenderla – dice Antonella – ne sono sicura”. Ma la storia non finisce così. Giovanni vuole un fratello e così dal Brasile nel 2005 arriva Guglielmo. “Chi vive dieci anni nelle favelas – racconta Tony – non è un bambino ma un uomo”. Nuove difficoltà e nuove opportunità, oggi Guglielmo è tornato a casa dopo aver vissuto “nelle favelas di Roma”. “Ha conosciuto anche qui la fame – prosegue il papà – ma era un passaggio necessario per lui”.

E’ tempo degli anziani

In questa famiglia dove non manca il sorriso, è tempo di ridonare amore a chi ce lo ha dato per primo. E’ il tempo di accogliere gli anziani, in casa di Antonella e Tony arrivano i genitori che vanno accompagnati e accuditi. “Ho chiamato tre volte le pompe funebri per mia suocera – racconta con il sorriso Tony – tutte le volte l’ho rimandate indietro”. Anche in una battuta c’è la bellezza di una esistenza che non si arrende.

Il profumo della vita

“La vita ha il profumo dell’eternità – dice Antonella – è un passaggio, non finisce qui, non si muore. Io sono convinta che i miei figli siano in Paradiso, pregano per noi”. “Difendere la vita – aggiunge Tony – ti dona la vita, non solo per te, diventi fonte zampillante di vita per gli altri. Chi non difende la vita si spegne”. Pensando a tanti che ricorrono all’aborto, Antonella è convinta che alla base ci sia solitudine e “un cielo chiuso” perché non si guarda oltre, “perché manca Dio”. Nel suo cuore di mamma speciale e generosa, l’ultimo pensiero è per suo marito. “Se non avessi avuto lui che mi ha accompagnato, che mi ha amato, consolato e che ha vissuto con me non ce l’avrei mai fatta”. E’ la dolce carezza di una sposa, è il profumo di vita che ha soffiato e soffia ancora, un profumo di eternità. 

Ascolta l'intervista a Tony e Antonella Salvatore
22 settembre 2020, 11:30