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Don Roberto e Como, una "città sbigottita dalla potenza del bene"

Dopo la Messa in suffragio dell'amico di sempre, don Roberto Secchi racconta alcuni aspetti della vita del sacerdote ucciso e dell'incontro della comunità con il cardinale Krajewski, che ha presieduto la celebrazione. "Per noi, la vicinanza del Papa è la vicinanza di Gesù che in questo momento ci consola"

Emanuela Campanile - Città del Vaticano

Don Roberto Secchi è amico fraterno di don Roberto Malgesini. Si sono conociuti in oratorio e sono diventati entrambi sacerdoti, ma a dieci anni di distanza. "Siamo dello stesso paese di origine -  dice - ma io sono più giovane di 10 anni. L'ho incontrato in oratorio, avevo otto o nove anni". La Messa in suffragio dell'amico è appena terminata e la voce di don Roberto è calma e accogliente senza nascondere il dolore: 

Ascolta l'intervista a don Roberto Secchi

"E' stato veramente un servitore... nel cammino vocazionale e di discernimento siamo stati seguiti dallo stesso sacerdote, che ha aiutato lui nella scelta e poi successivamente me e ci ha accompagnato fino a diventare sacerdoti.

Ieri è arrivato a Como il cardinale Krajewski che ha portato in questo modo la vicinanza, la carezza di Papa Francesco. Come è stato il vostro incontro?

L' incontro del cardinale con il vescovo è stato un incontro molto familiare, molto umano e sentito.

Un incontro di vicinanza a nome del Papa per portare un po' di consolazione al vescovo e alla nostra Chiesa. Una consolazione che però è sempre unita alla speranza e la speranza è che quello che Roberto ha fatto nella sua vita porta già adesso dei frutti, e sono frutti di umanità. Stiamo vedendo una città che è rimasta sbigottita dalla potenza del bene che questo sacerdote, nel silenzio e senza clamore,  ha saputo seminare in questi anni.

In  cosa rintraccia questo bene?

La sera dell'omicidio quando ci siamo ritrovati in cattedrale c'era la piazza del Duomo piena di giovani, di ragazzi anche molto diversi tra loro che in qualche modo hanno conosciuto don  Roberto. C'erano persone che lo aiutavano offrendogli il cibo e c'erano ragazzi che andavano con lui dai poveri. Il miracolo è stato di riunire tutti per la preghiera e di riunire tutti nel silenzio e di riunire tutti per dire che quest'uomo era veramente un testimone dell'amore. A me è venuta in mente quella frase famosa di von Balthasar che dice che "solo l'amore è credibile" e don Roberto ci ha insegnato questo, che l'amore è credibile, ti fa credere.

Al termine della Messa, il cardinale Krajewski ha letto il messaggio di Papa Francesco che, come allora, anche adesso vi è vicino. Cosa rappresenta per voi questa prossimità del Santo Padre?

Rappresenta la grande speranza come cristiani che non siamo mai soli di fronte anche ai momenti di dolore, di fatica che  attraversiamo nella vita. L'essere gli uni a sostegno dell'altro. La vicinanza del Papa è la vicinanza di Dio, di Gesù che in questo momento ci consola. A noi piaceva questa immagine di Gesù che guarda le folle e prova compassione per loro di fronte al dolore. Così, noi abbiamo sentito lo sguardo di Papa Francesco che ha detto alla  nostra Chiesa di Como e a noi: non siete soli, siete accompagnati da me, da tutta  la Chiesa che nel mondo sta pregando per don Roberto, per la sua famiglia, ma sta pregando perché questo martirio diventi veramente una fonte di luce, una fonte di speranza. E penso che ne abbiamo bisogno. L'eredità grande che ci consegnano don  Roberto, e che Papa Francesco anche ci ha ricordato, è la carità. Cioè, questa umanità piena questa umanità che ti fa dire che siamo tutti fratelli, che la persona che hai davanti non conta per il colore, la razza,  ma conta perché ha uno sguardo con il tuo ed è un fratello come  te.

Ci racconta un episodio avvenuto tra lei e don Roberto, amici di sempre e sacerdoti...

L'episodio più forte è avvenuto venerdì scorso, quando don Roberto mi ha telefonato chiedendomi se in questa settimana sarei potuto andare con lui a portare le colazioni. Avevamo appuntamento per mercoledì mattina alle 7... e poi non l'ho più sentito. Mi ha molto colpito perché mi ha chiamato alla sera tardi, io mi ero allarmato e lui mi dice: "Tranquillo, ti sto chiamando per sapere se puoi venire con me in questi giorni". Lo vedo un po' come una piccola eredità, ma soprattutto come la bellezza che aveva lui, nella semplicità, non solo di aiutare ma anche di chiedere aiuto, "aiutami, facciamolo insieme". Questo per me è il ricordo più bello ed è l'ultimo ricordo...quella telefonata in cui mi  dice "vieni anche tu". Tante volte io gli dicevo:  "Ma perché fai così? Stai attento!". E lui mi rispondeva, sempre, "lì c'è Gesù".

19 settembre 2020, 10:30