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Il cardinale Parolin in visita nella chiesa di San Giorgio a Beirut Il cardinale Parolin in visita nella chiesa di San Giorgio a Beirut  (ANSA)

La speranza rinnovata per il Libano

E' forte l'eco della giornata di preghiera e di digiuno voluta da Papa Francesco venerdì 4 settembre - a un mese esatto dalla devastante esplosione al porto di Beirut - con la visita del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin. A Vaticannews il rettore del Seminario Redemptoris Mater della capitale, don Guillaume Bruté, parla delle cruciali sfide che attendono il Libano, chiamato a importanti riforme, e racconta della speranza rinnovata nel Paese, tra tutti e non solo tra i cristiani, dall'iniziativa del Papa

Fausta Speranza - Città del Vaticano

"Progetti di pace e non di sventura per concedervi un futuro pieno di speranza”: sono parole di Papa Francesco, che cita il Profeta Geremia. Sono contenute nel messaggio portato in Libano dal segretario di Stato cardinale Pietro Parolin con la sua visita,  venerdì 4 settembre, esattamente a un mese dall'esplosione al porto di Beirut, che ha causato oltre 220 morti, 6000 feriti e 300.000 sfollati.  

Il forte incoraggiamento  

“I libanesi ricostruiranno il loro Paese, con l'aiuto degli amici e con lo spirito di comprensione, dialogo e convivenza che li ha sempre contraddistinti”: così il cardinale Parolin nell’omelia della Messa celebrata davanti al Santuario di Nostra Signora del Libano ad Harissa. Il segretario di Stato ha sottolineato la capacità dimostrata dai libanesi di resistere e di rialzarsi dalle enormi difficoltà incontrate nel corso della sua storia. Anche questa volta sapranno farlo: "La ricostruzione del Libano non avverrà solo a livello materiale. Beirut, 'madre delle leggi', rinascerà dalle sue ceneri assistendo alla nascita di un nuovo approccio alla gestione della cosa pubblica, la res publica. Nutriamo tutti la speranza che la società libanese si baserà maggiormente sul diritto, i doveri, la trasparenza, la responsabilità collettiva e il servizio del bene comune". 

Dell'importanza e del significato dell'iniziativa per il popolo libanese abbiamo parlato con don Guillaume Bruté, rettore del seminario Redemptoris Mater a Beirut: 

Ascolta l'intervista con don Guillaume Bruté

Don Guillaume racconta dell'emozione di accogliere nel Paese il rappresentante del Papa, di ascoltare l'incoraggiamento da parte del cardinale Parolin per un cammino di riforme nel Paese dei cedri, che anche Papa Francesco ha definito con la definizione data nel 1989 da Papa Giovanni Paolo II, poi Santo, e cioè: "il Libano non è solo un Paese ma è un messaggio di convivenza". E Don Guillaume spiega che il cardinale Parolin è venuto a dare speranza a quanti guardano al possibile lungo processo di riforma del sistema di governance definito confessionalismo, che ha assicurato al Paese un equilibrio ma che ormai è tempo di cambiare per correggere alcuni limiti. Non sarà un impegno da poco, ma è importante che il processo sia avviato, dice il rettore. E Don Guillaume sottolinea che è emozionante sapere che il cardinale Parolin ha ascoltato, valuta, segue le proposte che emergono, come quella del Patriarca di Antiochia dei Maroniti, cardinale Béchara Boutros Raï, che ha parlato di status di neutralità. Don Guillaume spiega che l'obiettivo è far sì che il Libano non sia condizionato da ingerenze straniere, ma che piuttosto trovi uno spazio di autonomia che gli permetta di "compiere la sua missione". 

Il cardinale Parolin tra le macerie di Beirut

E, oltre le parole, c'è poi un'immagine che Don Guillaume racconta di conservare di questa visita: è stato particolarmente colpito dal vedere il segretario di Stato, inviato del Papa, tra le macerie di Beirut. Non si tratta di macerie di una guerra - dice - ma comunque frutto di una distruzione: l'esplosione devastante del 4 agosto al porto, infatti, oltre al disastro dal punto di vista umano - oltre 200 morti, migliaia di feriti e decine di migliaia di sfollati - ha sgretolato vetri di case e di macchine in una vasta area della città e ha poi davvero distrutto il quartiere di Karantine, "uno dei più antichi e belli di Beirut". E, a questo proposito, Don Guillaume oltre a riferire il dramma di chi ha avuto perdite di persone care, sottolinea che ci sono le difficoltà economiche di chi non ha le risorse per mettere a posto la casa o la macchina con cui dovrebbe magari andare a lavorare, nel caso sia tra quanti hanno ancora un lavoro. La situazione finanziaria del Paese è davvero difficile da mesi e mesi e l'esplosione ha colpito una popolazione già stremata, con la lira libanese che ha perduto oltre l'80 per cento del suo valore.  In tutto questo - afferma Don Guillaume - l'iniziativa della giornata di preghiera e digiuno di Papa Francesco, che ha toccato l'animo non solo delle persone religiose ma di tutti, ha rinnovato lo slancio di speranza. E don Guillaume esprime l'auspicio che anche i leader che gestiranno aiuti per il Libano lo facciano con uno spirito rinnovato dalla consapevolezza di cosa rappresenti il Paese: un messaggio di convivenza, come diceva San Giovanni Paolo II e come ha ribadito Papa Francesco, per la Regione e per il mondo. 

06 settembre 2020, 08:00