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Iraq,l’arcivescovo di Mosul tra i candidati al premio Sacharov

Sarà assegnato e annunciato il prossimo 22 ottobre il prestigioso riconoscimento per la libertà di pensiero. Tra i concorrenti, per la sua opera di salvaguardia in favore del popolo e della cultura irachena durante l'avanzata dell'Isis, il domenicano Najeeb Moussa Michaeel

Paolo Ondarza-  Città del Vaticano 

Durante l’avanzata del sedicente Stato Islamico in Iraq nell’agosto 2014, ha favorito “l’evacuazione di cristiani, siri, caldei verso il Kurdistan iracheno e salvato oltre 800 manoscritti storici, che vanno dal 13mo al 19mo secolo”. Per questo motivo il Parlamento Europeo ha deciso di candidare l’arcivescovo di Mosul, il domenicano Najeeb Moussa Michaeel, al Premio Sacharov 2020 per la libertà di pensiero. Il riconoscimento è assegnato ogni anno a "persone e organizzazioni che lottano per la difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali". Per il presule, intervistato da Asia News, questa nomina rappresenta “un onore ed un incoraggiamento a tutti gli iracheni”, ma anche un modo “per ricordare tante vittime innocenti".

L'opera a tutela della memoria storica dell'Iraq

In passato l’attuale arcivescovo di Mosul aveva curato la conservazione e la digitalizzazione di centinaia di manoscritti antichi in aramaico, arabo e altre lingue, e di migliaia di libri e di lettere secolari. “Dal 1990 – ricorda il comunicato del Parlamento Europeo - egli ha contribuito alla conservazione di oltre 8mila volumi e di 35mila documenti della Chiesa orientale”.

“I proiettili sibilavano sulle nostre teste, mentre cercavamo riparo con le mani cariche dei preziosi volumi”, ricorda il presule, secondo il quale la sua candidatura rappresenta “una firma su ogni pagina di questi manoscritti” oltre che un ricordo “per le vittime innocenti, in particolare gli yazidi: un popolo pacifico, che ha dovuto affrontare una vera e propria tragedia e al quale mi sento particolarmente legato”.

"Abbiamo bisogno di una pace vera per vivere"

“Perché i manoscritti e le persone si potessero salvare durante l’avanzata dei miliziani di Daesh – continua  - servivano molti piedi e molte mani. Ho chiesto a Dio, in quei momenti, di avere dieci piedi e dieci mani per salvare libri e persone, lui mi ha risposto mandandomi in soccorso molti giovani che mi hanno aiutato in questa missione. Abbiamo assistito a una risposta comune di tutto il popolo, anche i musulmani che hanno fatto un lavoro straordinario per aiutare le famiglie cristiane e per salvarne il patrimonio culturale”. “Abbiamo bisogno di una vera pace per continuare a vivere come una comunità basata sul principio di cittadinanza, superando le barriere di razza, religione, etnia. L'Iraq potrebbe essere soggiogato dai paesi vicini e da forze esterne. È inaccettabile; non possiamo permettere che Daesh venga sostituito da forze altrettanto, se non più pericolose”. Alla dignità dell’essere umano -  conclude - va affiancato il “valore ultimo dell’educazione e dell’istruzione nelle scuole, nelle chiese, nelle moschee dove è necessario contrastare con tutti i mezzi l’odio e favorire discorsi positivi, di pace e di fratellanza. L’educazione resta l’arma migliore per combattere l’oscurantismo e il male del nostro tempo”.

Sono cinque i candidati al Premio Sacharov 2020. Spetterà ora alle Commissioni Affari esteri, Diritti umani e Sviluppo del Parlamento Ue selezionare i tre finalisti il prossimo 28 settembre. “La Conferenza dei presidenti, cioè il Presidente del Parlamento europeo e i leader dei gruppi politici, si legge sul sito dell’Europarlamento, sceglierà poi il vincitore e lo annuncerà il 22 ottobre. Il premio verrà consegnato durante una cerimonia ufficiale il 16 dicembre a Strasburgo”.

23 settembre 2020, 13:28