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Il ricordo di don Benzi a 95 anni dalla nascita

L’amore per gli esclusi, la fede incondizionata nella Provvidenza e in Gesù che moltiplicava le forze e le risorse. Papa Francesco, nel 2014, tratteggiava la figura di questo sacerdote della provincia di Rimini per il quale è in corso la causa di beatificazione

Isabella Piro e Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all'infinito di Dio”.

In questo passaggio del testamento spirituale di don Oreste Benzi, scomparso il 2 novembre 2007, è racchiuso tutto l’amore che ha ispirato la sua vita di fede. Una vita spesa a salvare quella degli altri, delle donne schiave raccolte per strada, delle mamme accolte nel grembo della Comunità Papa Giovanni XXIII, di tanti giovani che, ispirati dal suo esempio, hanno scelto di percorrere la strada della santità come Sandra Sabattini, discepola spirituale di don Benzi, soprannominata la “Santa fidanzata” e morta a soli 23 anni. Sarà presto beatificata.

Don Oreste e la Chiesa in uscita

Era il 7 settembre 1925 quando a San Clemente, un paesino sulle colline dell’entroterra di Rimini, nasceva don Oreste Benzi. A 95 anni da quella data, il progetto da lui avviato prosegue ancora ed il suo successore alla guida, Giovanni Paolo Ramonda, ricorda don Benzi con queste parole: “Era un prete che ascoltava i bambini, faceva sognare gli adolescenti, dava responsabilità ai giovani, faceva aprire il cuore e la casa alle famiglie, sconvolgeva i portafogli dei ricchi. Oggi don Benzi, con i suoi scritti, continua a dirci che ai poveri bisogna dare da mangiare, ai giovani risposte al bisogno di Assoluto, alla Chiesa di essere povera e di andare nelle periferie di tutto il mondo, ai sacerdoti di essere innamorati di Gesù e immersi nella vita del popolo. Da lassù ci insegna a vivere meglio quaggiù”.

Radicato in Cristo

Sesto di nove figli, don Benzi è stato direttore spirituale in seminario, assistente diocesano della gioventù di Azione Cattolica e insegnante di religione alle scuole superiori. Nel 1968 ha dato vita alla Comunità Papa Giovanni XXIII, presente attualmente in 42 Paesi del mondo. La sua causa di Beatificazione è attualmente in corso. Il 20 dicembre 2014, ricevendo in udienza in Vaticano i membri della Comunità, Papa Francesco ha ricordato l’insegnamento del sacerdote riminese, ovvero che “per stare in piedi bisogna stare in ginocchio”.

“Il suo amore per i piccoli e i poveri, per gli esclusi e gli abbandonati, era radicato nell’amore a Gesù Crocifisso, che si è fatto povero e ultimo per noi. La sua coraggiosa determinazione nel dare vita a tante iniziative scaturiva dalla fede in Cristo risorto, vivo e operante, capace di moltiplicare le poche forze e le risorse disponibili, come un tempo moltiplicò i pani e i pesci per sfamare le folle”

Il bisogno di profeti

“La comunità non è di don Benzi, la comunità è del Signore – aveva detto in un’intervista quando gli chiedevano del futuro - quando mi dicono tu sei il fondatore, io rispondo che ho paura di essere l’affondatore. Ciò di cui ho davvero paura è che dentro la comunità venga meno la profezia, che diventi istituzione. Abbiamo bisogno di profeti e di profezia”. Un bisogno forte che ancora oggi si avverte. 

07 settembre 2020, 14:41