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Amatrice: i Carabinieri ritrovano un ostensorio Amatrice: i Carabinieri ritrovano un ostensorio 

Ad Amatrice dopo quattro anni tornano alla luce i beni della Chiesa

Il Centro Italia porta ancora le ferite del violento terremoto di quattro anni fa. Nulla potrà lenire il dolore delle tante vittime causate dal sisma, ma il ritrovamento di oggetti sacri, all'interno delle parrocchie crollate, rappresenta un piccolo sollievo per i fedeli che ancor oggi sono alle prese con la ricostruzione. Ad Amatrice è stato recuperato dai Carabinieri l'ostensorio della chiesa di Sant'Agostino

Giancarlo la Vella - Città del Vaticano

Nella zona tra Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpita dal terremoto del 2016, è in corso il recupero degli oggetti sacri rimasti per quattro anni sotto le macerie delle chiese crollate a causa delle scosse di agosto e di ottobre. Nei giorni scorsi c'è stato un sussulto da parte di quanti assistevano alla rimozione di pietre e mattoni della chiesa di Sant'Agostino, ad Amatrice, quando i Carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio culturale di Perugia hanno recuperato un ostensorio, prezioso non tanto per il valore materiale, ma per il significato che esso ha per gli abitanti della cittadina più colpita dal sisma. Sono stati anche recuperati, in questi ultimi giorni, numerosi beni mobili facenti parte di una raccolta d’arte sacra parrocchiale. Si tratta per lo più di paramenti e vasi sacri, suppellettili liturgiche, statue e dipinti devozionali datati dal XVII al XIX secolo. 

Il Signore non ci ha abbandonato

Ogni ritrovamento ha dell'eccezionale, riferisce a Vatican News, monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti, la diocesi nella quale si trova Amatrice:

Ascolta l'intervista a monsignor Domenico Pompili

Tra gli oggetti ritrovati più cari alla venerazione e alla devozione popolare da segnalare il reliquiario a ostensorio contenente una reliquia di san Giuseppe da Leonessa, il frate cappuccino deceduto nel XVII secolo nel convento di Amatrice. Il senso del ritrovamento di questi oggetti, afferma il vescovo di Rieti, sta anche nel fatto che in questi quattro anni Dio non ha abbandonato queste popolazioni ferite. Ha quasi condiviso il dolore e le difficoltà rimanendo anch'Egli sepolto sotto le macerie. Monsignor Pompili riferisce, inoltre, che la gente di questi luoghi chiede che si faccia presto nella ricostruzione e che si restituisca un'identità sociale, culturale ed economica alle cittadine crollate e ai loro abitanti. Se si vuole, sottolinea il presule, si può ricostruire in fretta e bene: il ponte di Genova è un esempio.

08 settembre 2020, 15:51