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Myanmar, il cardinale Bo: “Virus povertà è genocidio silenzioso"

Il presidente della Federazione della Conferenze episcopali dell'Asia ha espresso grande preoccupazione per l’impatto delle restrizioni anti-contagio sui più poveri, spesso privati dei loro mezzi di sostentamento. Il porporato si è soffermato sui dati relativi alla fame nel mondo, che la pandemia è destinata ad aggravare, da quelli della Fao ai numeri forniti da Oxfam. La nostra intervista a Paolo Pezzati, policy advisor di Oxfam Italia

Lisa Zengarini e Andrea De Angelis - Città del Vaticano

“Non c’è solo il coronavirus che sta devastando l'umanità. C’è anche il virus dell’avidità, dello sfruttamento, della fame e dell'oppressione". Sono parole forti quelle usate dal cardinale Charles Bo, arcivescovo di Yangon, in Myanmar, e presidente della Federazione della Conferenze episcopali dell'Asia (Fabc) durante la Messa della scorsa domenica. Nell’omelia il porporato ha manifestato i suoi forti timori per le conseguenze delle misure anti-contagio sui cittadini meno abbienti, illustrando i drammatici dati sulla fame nel mondo, che il Covid-19 continua a peggiorare. I numeri sono allarmanti.

Quasi un miliardo di persone a rischio 

Secondo il recente rapporto della Fao sullo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo, pubblicato a giugno scorso, 690 milioni di persone hanno sofferto la fame nel 2019, di queste 144 milioni sono bambini. Si tratta di 10 milioni in più rispetto al 2018, e, secondo le stime dell’organizzazione, a questi si sono già aggiunti quest’anno almeno 130 milioni di persone, portando il totale ad oltre 820 milioni. La stima dell'incremento relativo al 2020 però potrebbe quasi raddoppiare entro la fine dell’anno a causa del Covid-19, sfiorando così la drammatica cifra del miliardo.

Un genocidio silenzioso

Il cardinale Bo ha citato anche i dati dell’Oxfam, secondo i quali almeno 12mila persone al giorno moriranno di fame se il contagio dovesse continuare con la progressione attuale, mentre il virus uccide quotidianamente tra le 6mila e le 9mila persone. Si tratta di “un genocidio silenzioso, ma che spaventa come i numeri delle vittime della guerra mondiale”, ha commentato l’arcivescovo di Yangon. “Non è mancanza di cibo, ma di giustizia”.

L'importanza di un cessate il fuoco globale

"La prima condizione per fermare questo aumento di persone a rischio di carestia è un cessate il fuoco globale. Sono due miliardi le persone intrappolate tra bombe e pandemia". Lo afferma nell'intervista a Vatican News Paolo Pezzati, policy advisor di Oxfam Italia. "Vuol dire non solo lo stop ai conflitti, ma anche il blocco della vendita di armi ai Paesi in guerra". 

Ascolta l'intervista a Paolo Pezzati

Pezzati si sofferma sulla fragilità strutturale di numerosi Paesi chiamati a fronteggiare il nuovo coronavirus. "Parliamo di situazioni già precarie, dove la malnutrizione, l'accesso all'acqua, il lavoro sono da tempo fonte di problemi. Dunque - evidenzia - il distanziamento sociale e le chiusure rischiano di mettere in ginocchio intere comunità". Secondo l'esponente di Oxfam, i Paesi più ricchi devono intervenire in soccorso di quelli più in difficoltà. "Non c'è altra soluzione, ma la condizione - ribadisce - resta sempre quella di un cessate il fuoco globale". 

Una richiesta giunta in più di un'occasione anche dal Papa, ad esempio lo scorso 29 marzo, subito dopo la recita della preghiera mariana dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico, Francesco ha pregato per la pace nel mondo. Guardando a chi si trova in situazione di vulnerabilità, in particolare per l'emergenza Covid-19, come ricordato dal segretario generale dell'Onu, Guterres, il Papa ha chiesto la cessazione dei conflitti e l’apertura di canali diplomatici e corridoi umanitari.

La malnutrizione in Asia

Uno dei continenti più colpiti e più esposti alle conseguenze economiche della pandemia è proprio l’Asia, dove già si registra il maggior numero di persone alle prese con drammatiche carenze alimentari. Solo nel Sud-est asiatico, 61 milioni di persone soffrono attualmente di malnutrizione, una cifra destinata ad aumentare a causa del coronavirus. Secondo le Nazioni Unite, dallo scorso febbraio, il peggioramento delle condizioni di lavoro e altri fattori hanno provocato un’insicurezza alimentare acuta per 33 milioni di persone nella regione.

L'Indonesia guida la triste classifica 

Tra gli undici Paesi del Sud-est asiatico, quello più colpito dal Covid-19 è attualmente l’Indonesia con 5.452 morti ed oltre 116mila casi, seguita dalle Filippine, con 2.123 morti e un numero praticamente uguale di contagi, e dalla Malesia con 125 morti e 9mila casi, mentre Cambogia, Laos e Timor-Est non hanno finora registrato decessi. In Myanmar sono 357 i contagi e 6 le vittime. Riferendosi al Sud-Est asiatico, il 30 luglio il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, ha sottolineato come nell’attuale emergenza sanitaria sia fondamentale per questi Paesi affrontare il problema delle disuguaglianze sociali, rendere le loro economie più ecologiche e promuovere diritti umani.
 

06 agosto 2020, 12:12