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Venezuela: scuola in tempo di pandemia Venezuela: scuola in tempo di pandemia  (AFP or licensors)

Venezuela: i vescovi esortano alla tutela del bene comune

Nel Venezuela permane una situazione di forte caos politico-istituzionale. La crisi economica è sempre ai massimi livelli, aggravata dalla pandemia di coronavirus. La Conferenza episcopale venezuelana in un Esortazione pastorale esorta le istituzioni ad operare per il bene della cittadinanza, a convocare elezioni. Il Paese vuole democrazia

Isabella Piro – Città del Vaticano

“I venezuelani vogliono vivere in democrazia”: questo il passaggio-chiave dell’Esortazione pastorale della Conferenza episcopale del Venezuela (Cev) al termine della 114.ma Assemblea ordinaria. Il documento è stato presentato alla stampa in una videoconferenza tenuta da monsignor José Trinidad Fernández, segretario generale della Cev. Aperto dal versetto del Deuteronomio, “Dio è con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà” (31,6), il testo scatta, in primo luogo, una fotografia amarissima del Paese: “Viviamo immersi in un caos generalizzato presente a tutti i livelli della vita sociale e personale” scrivono i vescovi, notando “l’assenza di servizi pubblici di base; un’azione politica avulsa dal bene comune e dallo sviluppo; l’insicurezza; la vulnerabilità della vita familiare; l’inflazione; la paralisi delle istituzioni”. A tutto questo va aggiunta la pandemia da Covid-19, che ha aggravato “la crisi già esistente”, mettendo in luce “la debolezza del sistema sanitario”, il dramma dei “migranti che ritornano nel Paese, senza risorse e senza una prospettiva di vita sicura”, l’impoverimento della popolazione a rischio di fame, l’aumento “allarmante” della disoccupazione, mentre “le istituzioni non forniscono risposta alle violazioni dei diritti umani”.

Dare la parola ai cittadini

L’anelito alla democrazia è, dunque, molto sentito dai venezuelani. Ed è per questo che la Cev chiede “elezioni libere e imparziali”, al posto di “un regime più preoccupato di rimanere al potere che del benessere del popolo”. “Denunciamo come immorale qualsiasi manovra che ostacoli la soluzione sociale e politica dei problemi reali”, si legge ancora nell’Esortazione che punta il dito contro un “governo totalitario” in cui “l'opposizione è perseguitata come mai prima d'ora”. “Chiediamo ancora una volta – incalzano i vescovi – elezioni veramente libere e democratiche”, all’insegna “della trasparenza e della correttezza”, per “costituire un nuovo governo di cambiamento e di inclusione nazionale che ci permetta di costruire il Paese che tutti vogliamo”. “Non possiamo restare a guardare”, continua la Chiesa di Caracas, esortando a dare priorità alla “qualità della vita e alla sopravvivenza della gente”, perché “il nostro popolo muore e diventa ogni giorno più disperato”. D’altronde, questa è anche “la missione” che i vescovi si assumono come pastori, ovvero “difendere la gente, specialmente i poveri e i bisognosi, offrendo motivazioni basate sulla fede che diano speranza a tutti”.

La Chiesa sia luce nelle tenebre

Nel documento la Conferenza episcopale venezuelana  esprime apprezzamento e gratitudine per le tante iniziative di assistenza sociale portate avanti in tempo di pandemia: “Parroci, Caritas parrocchiali e movimenti religiosi, anche non cattolici – notano i vescovi – hanno tutti dato il loro contributo”, divenendo così “luce in mezzo alle tenebre”. “Ringraziamo gli operatori sanitari per la dedizione, il sacrificio e l'amore dimostrati nello svolgimento del loro servizio professionale – afferma il documento – ed esortiamo le autorità sanitarie competenti a fornire al personale medico tutti gli strumenti, le attrezzature e gli indumenti necessari per svolgere in sicurezza la loro professione, finalizzata a salvare vite umane”.

Non perdere la speranza

Forti, poi, della speranza che “poggia solo ed esclusivamente su Dio e sulla sua Parola”, i vescovi esortano a credere ancora di più, perché “là dove sembra non esserci soluzione, le sorprese di Dio possono apparire nei modi e nei momenti più inaspettati e inattesi”. Di qui, l’appello ai cristiani, “chiamati a riscostruire la realtà venezuelana, impregnandola della preghiera e della forza trasformatrice del Vangelo”. In modo particolare, i presuli invitano i fedeli a “rinnovare l’opzione preferenziale per i poveri”, coinvolgendo tutti i settori sociali. Un ulteriore appello viene, poi, rivolto alla politica, affinché “si sforzi di servire il bene comune”. I politici cattolici, soprattutto, “guidati dalla Dottrina sociale della Chiesa”, sono invitati a “fare da guida e a lavorare per un cambiamento radicale della situazione del Paese”, non in base agli “interessi personali”, bensì in nome “del bene comune e del servizio alla popolazione”.

Non lasciateci soli

Quanto ai responsabili della giustizia, i vescovi raccomandano loro di “essere veramente efficaci nella difesa dei diritti umani dei cittadini”, garantendone davvero la sicurezza. “Rifiutiamo la tortura, condannata da tutte le convenzioni internazionali, e ne chiediamo la totale eliminazione”, dichiarano i vescovi, che poi si uniscono al grido lanciato dal popolo alle organizzazioni internazionali: “Non lasciateci soli”. Infine, come già fatto il mese scorso, la Cev esprime la gioia, sua e di tutta la Nazione, per l’annuncio della prossima beatificazione di José Gregorio Hernández Cisneros, noto come “il dottore dei poveri”, autorizzata da Papa Francesco il 19 giugno scorso. Una notizia che i presuli interpretano come “un nuovo gesto di amore e di misericordia da parte di Dio Padre”. L’Esortazione pastorale si conclude con l’invocazione della Madonna di Coromoto, Patrona del Venezuela, affinché ottenga per il popolo “la grazia di essere costruttore di giustizia, pace, libertà e amore”.

11 luglio 2020, 13:27