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Svizzera, Giornata dei Migranti. Vescovi: ascoltare il grido dei vulnerabili

Dalla Conferenza episcopale elvetica, in vista del prossimo 27 settembre, Giornata dedicata nel mondo al tema dei migranti e rifugiati,arriva un Messaggio che racchiude visione e pensiero sull'attuale situazione sanitaria globale e sulla minaccia che porta con sé in termini di rapporto umano, fiducia, apertura all'altro. Dunque il ricordo della parole del Papa per questa ricorrenza, fondate sui concetti di conoscenza, vicinanza e ascolto

Isabella Piro - Città del Vaticano 

Ascoltare il grido di chi è più vulnerabile di noi e chiede aiuto: è questo il monito lanciato dalla Conferenza episcopale svizzera (Ces) nel Messaggio diffuso in vista della Giornata mondiale del Migrante e del rifugiato che ricorre il prossimo 27 settembre. “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire” è il titolo del documento della Chiesa elvetica che riprende lo stesso indicato da Papa Francesco nel suo Messaggio, firmato il 13 maggio scorso e dedicato, in particolare, al tema degli sfollati interni. Partendo dalla considerazione che il mondo attuale è un villaggio globale, dunque, la Ces sottolinea però come la pandemia da Covid-19 abbia “intaccato nella coscienza di molti la fiducia riposta in questo villaggio globalizzato. C’è qualcosa che non va”. Di qui, l’esortazione a ricordare alcuni imperativi citati dal Pontefice, il primo dei quali è “conoscere per comprendere”: “Conoscere i numeri dei migranti non basta – scrivono infatti i vescovi svizzeri – Piuttosto, interessiamoci alla storia dei rifugiati”.

Farsi prossimo, ascoltare, condividere

Il secondo invito è a “farsi prossimo per servire”: come insegna la parabola del Buon Samaritano, “avvicinarsi all’ignoto comporta l’accettazione dei rischi incorsi”. E ancora è importante “ascoltare per riconciliarsi”: “Ci prendiamo mai il tempo per un ascolto personale? – è la domanda dei vescovi svizzeri – Ad esempio, durante la quarantena, quando nelle nostre città regnava il silenzio, il grido di chi è più vulnerabile è giunto fino a noi?”. La Ces sottolinea poi che “per crescere è necessario condividere”, perché “nessuno si salva da solo”. Di qui anche l’esortazione a “collaborare per costruire”: “Occorre interrogarsi sul nostro modo di agire – afferma la Chiesa elvetica - per la costruzione di una vita comune che meriti l’epiteto di ‘umano’. La posta in gioco non è altro che il Regno di Dio da costruire tutti insieme”.

Collette per progetti della Chiesa

La Giornata del 27 settembre sarà segnata anche dalla solidarietà: le collette raccolte in quella data, infatti, serviranno a sostenere tre progetti portati avanti dalla Chiesa locale e da Aiuto alla Chiesa che soffre. Il primo riguarda il Libano, in particolare i rifugiati siriani a Zahle: a loro, verrà donata una fornitura di pannolini per bambini, bastevole per un anno. “Su 600 famiglie registrate presso l’Arcidiocesi greco-melkita di Zahle – si legge in una nota - 50 non possono permettersi pannolini per i propri bimbi”. Monsignor Issam John Darwish, arcivescovo melkita di Zahle, scrive: “Ogni giorno i rifugiati cristiani siriani ci dicono: ‘Senza la Chiesa la nostra vita sarebbe miserabile e insopportabile’”.

Il secondo progetto, invece, prevede l’assistenza catechistica e la cura dei traumi per i rifugiati del Sudan del Sud in Etiopia. Attualmente, infatti, nei campi profughi, le organizzazioni umanitarie prestano sostegno umanitario in termini di alloggio, assistenza medica, cibo, ma non per per le esigenze spirituali dei profughi, nonostante esse siano “una componente importante”. Per questo, il Vicariato di Gambella sta facendo tutto il possibile per creare strutture utili alle attività pastorali. Infine, il terzo programma di solidarietà riguarda la Svizzera stessa, ossia la Pastorale delle minoranze. “Alcune missioni di piccole comunità che parlano altre lingue non sono finanziate, o lo sono solo in parte, da fondi nazionali. L’azione di solidarietà sostiene in questi casi il loro finanziamento”, conclude la nota.

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24 luglio 2020, 14:05