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Da Bergamo al Malawi: Rita Milesi, una vita per i bambini orfani

Ultima di sedici figli, vive da 46 anni in uno dei Paesi più poveri e dimenticati al mondo. Ha fondato l'Alleluya Care Center per assistere i bambini abbandonati e malnutriti e per dare loro un futuro. Ne ha salvati 2500. Mentre piange per aver perso, nella sua città natale ed epicentro italiano della pandemia, amici e sostenitori della sua opera di volontariato, spera nel rinnovamento socio-politico ed economico del Malawi, che ha appena eletto il nuovo Presidente

Antonella Palermo – Città del Vaticano

C'è una piccola Bergamo in Malawi. E' disseminata in varie regioni di un Paese che è agli ultimi posti nel mondo per ricchezza della popolazione, e per lo più dimenticato dall'informazione internazionale.

Il virus che ha ucciso gli amici bergamaschi

Si è pianto anche in Malawi per le vittime che il coronavirus ha mietuto nell'epicentro italiano della pandemia. "Ho perso tre amici che ci davano sostegno con le adozioni a distanza dei nostri bimbi", racconta con la voce rotta dall'emozione, Rita Milesi, 77 anni, in Malawi dal 1974. "Qui da noi ci sono alcuni focolai in alcuni villaggi ma sono abbastanza circoscritti. L'impressione è che la gente non abbia davvero capito la gravità della cosa. Intanto con il nostro personale abbiamo realizzato 5000 mascherine e qui tutto il personale del Centro ha l'obbligo di portarle", spiega. Di religiosi e religiose bergamasche sparse nel territorio ce ne sono, dice Rita, ma non ci si riesce a incontrare perché vivono in zone distanti. Lei invece è una laica volontaria, vive sola, donna magrissima ma con una tenacia, una letizia interiore e una affabilità e simpatia che, anche solo al telefono, trasmette voglia di precipitarsi in Malawi per conoscerla di persona.

Ascolta l'intervista a Rita Milesi

L'Africa, un desiderio antico

Ora tutti la chiamano “mamma Rita”. Prima della lunga avventura africana, Rita ha lavorato per una dozzina d'anni nelle strutture pubbliche di Bergamo e Milano come infermiera e come educatrice in un asilo nido. L'amore per i piccoli è stato un marchio, una inclinazione che l'ha abitata fin da quando studiava alle elementari. Puericultrice all'Onmi (Opera Nazionale Maternità e Infanzia), nel 1974 decise di partire per le missioni attraverso il Celim (Centro Laici Italiani per le Missioni). Nell'ospedale in Malawi dove fu destinata rimase per dieci anni, prestando servizio come infermiera infantile. Fu tra le prime missionarie laiche ad arrivare su queste montagne. C'era il colera, la malaria, tanti lebbrosi, negli anni Ottanta si sarebbe diffuso l'Hiv, non c'erano farmaci adeguati e a sufficienza. "Facevamo le vaccinazioni sotto la pianta di mango – racconta – accudendo, dopo il lavoro, quei pochi orfani che arrivavano da sei villaggi nell'ospedale, in un piccolo stabile messo a disposizione dal vescovo. L'ospedale diocesano fu chiuso per mancanza di fondi nel 2002. Ho vissuto in una capanna per nove mesi. Sono stata per un po' in Brasile, poi, e in Costa D'Avorio tre anni. Cercavo il mio centro. Avrei scoperto dopo che il cuore era rimasto in Malawi".

Bambini soli trovati nei cespugli

Il Malawi – Rita vive a Mangochi, nel sud - sarebbe diventato la scelta definitiva quando vi tornò dopo aver venduto, a Bergamo, tutti i beni dei genitori. Con il ricavato riuscì a ristrutturare quello che sarebbe diventato l'Alleluya Care Center. "I primi anni sono stati felici, tutte le nostre speranze, il nostro amore, le giovani energie buttate, fino in fondo, nel prendersi cura dei bambini orfani o abbandonati, malati e denutriti. Noi non andiamo a cercarli i poveri perché sono fuori casa nostra. Ce li portano i familiari. Oppure li troviamo nei posti più disparati, sui cigli dei sentieri o sotto i cespugli. Li curiamo, questi bambini, e quando arrivano ai tre anni li riconsegnamo ai parenti, se sono rintracciabili. Ogni mese – racconta - andiamo a vedere come stanno, portando vestiti e medicine. Se non c'è proprio nessuno, troviamo delle famiglie attraverso i servizi sociali e facciamo le adozioni. A Bergamo ne abbiamo uno, a Genova un altro, in Australia cinque".

Sono stati 2500 i bambini salvati da Rita Milesi
Sono stati 2500 i bambini salvati da Rita Milesi

La storia di Bakhita, sembrava un coniglio sotto le piante

Di bambini Rita ne ha salvati 2500 in tutti questi anni. Ricorda la vicenda di Bakhita; "L'abbiamo trovata sotto le piante di banane. Stava rischiando di essere uccisa perché sembrava un coniglio. A sei mesi l'ho portata in Italia per farla operare al cuore. Ora ha vent'anni, vive a Bergamo, e in questi giorni è uscita dall'ospedale dopo un nuovo intervento chirurgico. Ma almeno è cresciuta in un clima protetto – spiega Rita - e ha una famiglia che l'adora, nonostante le cicatrici fisiche. Un'altra storia è quella di un bambino trovato sulla strada, era seduto. Gli abbiamo dato due anni, pesava 4 chili. Lo abbiamo curato, ora sta benissimo, è felice ma non sappiamo chi è la mamma. Noi siamo sul fronte tra Malawi e Mozambico, forse è fuggita là. Ho fatto la segnalazione ma se non si trova nessuno sarà nostro. In Malawi ne abbiamo adottati cinque".

Sono stata povera, amo i poveri

Nel 2017 Rita è riuscita ad aprire una scuola materna per questi ospiti senza genitori. "Non volevo fare una scuola solo per loro – precisa - perché i ragazzi devono interagire. Sono arrivata ad averne 200 di bambini e 50 orfani". Purtroppo la mortalità precoce qui è molto diffusa. "Per la fame le mamme sono anemiche per cui quando vanno a partorire ci lasciano la pelle", spiega. "Spesso capita che uomini e donne si ammalino e muoiano di Aids, lasciando i loro bambini con i nonni, i quali in molti casi hanno enormi difficoltà ad accudirli, perché loro stessi dovrebbero essere accuditi. Qui siamo in mezzo ai poveri. Ma io amo i poveri. Sono stata povera e amo i poveri. E prego sempre per Papa Francesco, che ama tanto i poveri. Vorrei tanto incontrarlo, abbracciarlo, piangere con lui". Che il Presidente neo eletto dia equità e riconciliazione.

Cinquemila  mascherine anti - Covid realizzate nell'Alleluya Care Center
Cinquemila mascherine anti - Covid realizzate nell'Alleluya Care Center

Che il Presidente neo eletto dia equità e riconciliazione

Sono passati pochi giorni dalle elezioni presidenziali che hanno portato il leader dell'opposizione Lazarus Chakwera alla guida del Paese. "Dobbiamo davvero ringraziare lo Spirito Santo che ha aiutato questa gente – commenta Rita all'indomani del voto - tanti erano stufi di essere imbrogliati. Il nuovo presidente non vuole le separazioni nord, sud e centro. Tutti, cattolici, musulmani e protestanti, devono collaborare. Vuole che siamo tutti malawani. Vuole maggior equità, pace e riconciliazione. Penso che metterà a posto un po' le cose anche per i poveri".

I bimbi la chiamano "mamma Rita"
I bimbi la chiamano "mamma Rita"

L'appello ai giovani per proseguire l'opera di Rita

"Le separazioni, dopo aver cresciuto questi bambini, danno tristezza, le lacrime scendono calde – racconta ancora Rita, mentre ci invia le foto di quest'opera così preziosa - ma devo lasciarli tornare nel loro villaggio, quando ciò è possibile, perché quella è la loro realtà, le loro origini, la loro gente. Dobbiamo aiutare questi bambini. Hanno voglia di vivere. Se Dio ci ha messo qui c'è un motivo, che dobbiamo dare speranza". Come fai i conti con la solitudine? "La solitudine tante volte mi assale, però dico: mamma, papà, datemi la vostra fede, la vostra speranza e la vostra carità". E conclude con un invito ai giovani: "Non abbiate paura, se lo spirito vi illumina, date con coraggio, sicuri, però. Forza".

04 luglio 2020, 12:45