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Al Museo Diocesano di Palermo la mostra "Architetture barocche in argento e corallo" Al Museo Diocesano di Palermo la mostra "Architetture barocche in argento e corallo" 

Argento e corallo. A Palermo mostra sulle architetture barocche

Dopo il successo al Castello Ursino di Catania, il Museo Diocesano di Palermo riapre parte dei suoi ambienti, chiusi dall'inizio dell'anno, per ospitare la mostra “Architetture barocche in argento e corallo”. L'esposizione sarà visitabile dal 10 luglio al 10 ottobre 2020.

Paolo Ondarza - Città del Vaticano

Il tema della bellezza nel sacro e le eccellenti capacità di artisti e maestranze siciliane nell’ambito delle arti decorative sono i protagonisti della mostra “Architetture barocche in argento e corallo” con la quale, dal 10 luglio, il Museo Diocesano riapre ai visitatori alcuni spazi espositivi.

L'allestimento della mostra
L'allestimento della mostra

Una mostra siciliana

L’esposizione, già messa in opera al Castello Ursino di Catania, sarà godibile fino al 10 ottobre 2020 nelle sale del piano nobile del Palazzo Arcivescovile di Palermo. Dopo questa data il Museo, chiuso dallo scorso mese di gennaio, riaprirà nella sua integralità. Ideata e coordinata da Rosalba Panvini e Salvatore Rizzo, la mostra arriva a Palermo per volontà del comitato promotore di cui fanno parte anche l’arcidiocesi, la Presidenza della Regione Sicilia, l’assessorato regionale ai Beni Culturali, la Soprintendenza di Catania, di Palermo, l’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici e il Museo Diocesano di Palermo.

Testimonianza del barocco

Nelle undici sale in cui si articola il percorso, scorrono in rassegna gli straordinari rivestimenti decorativi, meglio noti come paliotti realizzati in argento, sete e corallo durante la stagione barocca, tra il Seicento e il Settecento. I manufatti sono suddivisi per temi e illustrati da pannelli esplicativi che accompagnano il visitatore. A dare maggiore risalto alla brillantezza dei colori e dell’argento è il fondo nero dell’allestimento curato da Salvatore Rizzo e Angelo Bruccheri.

L'allestimento della mostra
L'allestimento della mostra

La bellezza del creato

I paliotti sono opera di maestranze trapanesi e messinesi e di ricamatori siciliani. L’auspicio espresso dall’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice è che quanti si soffermeranno ad ammirare la bellezza estetica di questi autentici capolavori, possano sollecitare anche “gli occhi del cuore”, contemplando “l’invisibile attraverso il visibile, opera delle mani dell’uomo”. Tali opere d’arte, ricorda ancora il presule, “con i loro preziosi materiali, con i soggetti che raffigurano, sono un’offerta a Dio e i materiali che li costituiscono, lino, seta, argento, corallo, oro, legno, marmo, pietre preziose, celebrano la bellezza del creato”.

Il paliotto e la liturgia

“La mostra – spiega a Vatican News Mauro Sebastianelli, responsabile per la conservazione dei Beni Culturali della diocesi di Palermo – “è organizzata dalla Regione Sicilia e a Catania ha avuto grandissimo successo. Quasi tutte le diocesi sono state coinvolte. Per diverse caratteristiche di spazi è stato scelto il Museo Diocesano di Palermo, uno dei più grandi nel suo genere in Italia. Il tema rappresentato sono le scenografie architettoniche: opere appartenenti sia a chiese diocesane che al ministero degli Interni. Capricci architettonici, sfondamenti prospettici di archi, in gran parte restaurati”. Il motivo della fortuna artistica del paliotto in epoca barocca, prosegue Sebastianelli, risiede nella centralità liturgica rivestita da questo elemento: “il paliotto è la copertura dello spazio basso dell’altare. Due paliotti ricamati rappresentanti Santa Rosalia sono stati prestati per questa occasione proprio dal Museo Diocesano di Palermo”.

Ascolta l'intervista a Mauro Sebastianelli:

Arte e devozione

“L’esposizione - conclude Sebastianelli – vuole valorizzare un’arte, un tempo considerata minore rispetto alla pittura e alla scultura. Essa è invece emblematica del valore delle maestranze locali. Inoltre molto spesso i paliotti sono reliquiari e quindi rivestono un ruolo importante ed identitario per la devozione nel meridione d’Italia”. 

10 luglio 2020, 08:30