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Cattedrale di san Pietro a Ginevra Cattedrale di san Pietro a Ginevra  (Gfuerst)

WCC: rifiutare ogni forma di razzismo è la testimonianza cristiana

"Tutto questo deve finire": con un forte appello il Consiglio mondiale delle Chiese chiede conversione e rifiuto di ogni forma di razzismo guardando alla cronaca in arrivo dagli Stati Uniti e in tempo di pandemia affida ancora una volta ai cristiani il compito di diffondere amore, fedeltà, speranza e coraggio

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano 

Una ferma condanna della violenza, del razzismo e il rinnovato impegno delle Chiese cristiane nel mondo a rispondere con speranza e solidarietà alla crisi generata dalla pandemia: sono i punti forti della riunione, avvenuta in modo virtuale nei giorni scorsi, del Comitato esecutivo del Consiglio Ecumenico delle Chiese, (Wcc - Coe), organo stabile d’incontro ecumenico tra oltre 300 Chiese cristiane in 110 paesi del mondo. 

La pandemia ha costretto al rinvio di un anno della prossima assemblea generale che doveva tenersi nel 2021 nella città tedesca Karlsruhe, al confine con la Francia e alla revisione di una serie di progetti proprio per l'impatto finanziario della crisi sanitaria. Dei diversi aspetti affrontati dal Comitato direttivo abbiamo parlato con fr Lawrence Iwuamadi, preside dell'Istituto Ecumenico di Bossey di Ginevra, nato in seno al Consiglio Ecumenico delle Chiese, per promuovere il dialogo e l’incontro tra i membri delle diverse Chiese cristiane:

Ascolta l'intervista a Fr Lawrence Iwuamadi

Quale è stata la riflessione del Consiglio sul ruolo delle Chiese nel mondo in questo momento di paura e incertezza? Quali raccomandazioni e urgenze individuate?

R. - Nei momenti difficili come quello creato dal coronavirus le Chiese sono chiamate a dare speranza e testimonianza della fede. Al termine della riunione conclusasi il 3 giugno 2020, il Consiglio Ecumenico delle Chiese ha pubblicato una dichiarazione sul ruolo delle Chiese nel contesto della pandemia, intitolata: "Amore,fedeltà, speranza e coraggio".

Il Consiglio ha rivolto un appello a tutte le Chiese membri e a tutti i cristiani affinché possiamo servire meglio tutto il popolo di Dio in questo mondo e in questo tempo di crisi e di cambiamento. Giustamente ha notato che il virus non rispetta i confini, non rispetta la ricchezza o lo status, ma minaccia soprattutto le persone più vulnerabili, i poveri, le minoranze razziali, le popolazioni indigene, i disabili, gli immigrati e gli sfollati, ed è qui che le Chiese sono chiamate a testimoniare, accompagnando persone e comunità più vulnerabili.

Il Consiglio Ecumenico delle Vhiese ha notato inoltre che la situazione creata dalla pandemia è un opportunità per riflettere sui nostri valori fondamentali e per cercare di rinnovare le nostre famiglie e la società per costruire nuovi e migliori modelli di comunità giuste e sostenibili. La chiamata è a ritrovare il coraggio di affrontare questa pandemia e di guardare oltre, ma soprattutto di continuare a essere la Chiesa di Cristo in questi tempi incerti, a servizio di coloro che sono nel bisogno, evitando lo stigma e la discriminazione per abbracciare l'amore che guarisce perché, come il virus, l'amore non conosce confini e rompe tutte le barriere. Con rammarico il Consiglio ha notato inoltre come in alcuni luoghi, la paura e l'incertezza generate dalla pandemia abbiano fornito terreno fertile per teorie infondate, per interpretazioni teologiche fuorvianti. Quindi le Chiese sono anche chiamate a fare attenzione e l'appello che ne è nato è che le Chiese di tutto il mondo siano potenziate e attrezzate per essere messaggere di unità, di fiducia e verità contro le voci che promuovono la divisione e il sospetto.

Nei confronti di quanto sta accadendo negli Stati Uniti in materia di lotta al razzismo, il Consiglio ha lanciato un appello e ha fatto delle sottolineature, quali?

R. - Nella sua storia, il Consiglio Ecumenico delle Chiese ha sempre combattuto contro razzismo e discriminazioni. Già negli anni "70-"80-"90 questa lotta faceva parte della storia del Consiglio  in ogni parte del mondo. Quindi quello che è accaduto negli Stati Uniti ha dato ragione allo sforzo in atto. Questa volta il Consiglio ha dichiarato con fermezza che "tutto questo deve finire" e che "ci deve essere una conversione, una riflessione, un pentimento e un rifiuto di ogni forma di razzismo e discriminazione razziale. E' un vero riconoscimento dell'uguale dignità e del valore dato da Dio a ogni essere umano indipendentemente dal colore e dalle etnie". L'aggravarsi della crisi in questi giorni ha portato il Consiglio Ecumenico a osservare che - nonostante l'importante lavoro intrapreso per combattere il razzismo anche con le chiese membri degli Stati Uniti per richiamare l'attenzione su 400 anni di storia del razzismo - negli Stati Uniti e nel resto del mondo c'è ancora da fare. Il Comitato esecutivo del Consiglio Ecumenico delle Chiese ha espresso il suo sostegno e la sua solidarietà cristiana a tutte le Chiese statunitensi che cercano la giustizia razziale proclamando una pace che sia inclusiva e rifiutando la strumentalizzazione della forma esteriore del cristianesimo, che non mette al centro la compassione, il servizio e l'amore. Il Consiglio Ecumenico delle Chiese si è anche impegnato a monitorare gli sviluppi in corso in questi giorni negli Stati Uniti. Ma l'appello va certamente, oltre la cronaca degli Stati Uniti: bisognerebbe rifiutare ogni forma di razzismo, ogni forma di discriminazione ovunque si trovi, ed è questa è la nostra testimonianza da cristiani.

La situazione di crisi mondiale ha generato un rinvio della vostra Assemblea annuale al 2022 e una revisione, in seguito all'impatto finanziario dovuto alla pandemia, dei vostri progetti. In che termini e cosa vi augurate per il futuro?

R. - Il Consiglio Ecumenico delle Chiese è stato costretto a rivedere i progetti in risposta all'emergenza sanitaria causata dal coronavirus. Più importante e significativa è  la decisione di rinviare al 2022 l'undicesima assemblea inizialmente prevista per il settembre 2021 a Karlsruhe, in Germania. Si spera che un'assemblea nel 2022 offra una migliore opportunità per assicurare la piena partecipazione della comunione ecumenica. L'assemblea riunirà più o meno 800 persone che ufficialmente rappresentano le 350 Chiese membri del Consiglio Ecumenico e molti altri partecipanti che si riuniranno tutti in preghiera e celebreranno la loro comunione sul tema "L'amore di Cristo muove del mondo verso la riconciliazione e l'unità". Il tema dell'assemblea sarà un punto di riflessione soprattutto alla luce della drammatica situazione globale causata dalla coronavirus. La pandemia avrà anche un impatto significativo sulla pianificazione dell'assemblea in termini di programma, logistica e finanze. Un'assemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese si svolge normalmente una volta ogni 8 anni ed è il più alto organo decisionale del Consiglio. Ha il compito di determinare le politiche e di eleggere il comitato centrale, che è il principale organo del governo tra le assemblee. Secondo la moderatrice attuale , oggi si spera che entro il 2022 avremmo più certezze e conoscenza deli effetti della pandemia e speriamo  che al'attesa della convocazione dell'assemblea siginifichi una maggiore partecipazione per tutti coloro che vogliono caminare, lavorare e pregare insieme.

09 giugno 2020, 10:00