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La veglia per i migranti organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio La veglia per i migranti organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio  (AFP or licensors)

A Roma la veglia per i migranti morti, la Cei: dare voce agli invisibili

A Santa Maria in Trastevere la preghiera organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio. Ricordate le 40.900 persone morte, dal 1990 a oggi, nel mare Mediterraneo o nelle altre rotte, via terra, dell’immigrazione verso l’Europa

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

Tante storie di dolore, dietro alle quali ci sono storie di persone. Sabato sera a Santa Maria in Trastevere a Roma, 'Morire di speranza'', la preghiera, presieduta da monsignor Stefano Russo segretario generale della Cei, in memoria di tutti i migranti che perdono la vita in mare durante i viaggi verso l'Europa. La celebrazione, in vista della Giornata Mondiale del rifugiato, è stata organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio.

Le organizzazioni cattoliche e non unite nella preghiera

Tante le organizzazioni che hanno dato la loro adesione: Acli, Associazione Centro Astalli, Caritas Italiana, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Fondazione Migrantes, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione, Comunità Papa Giovanni XXIII. In chiesa tanti immigrati di diversa origine, presenti anche familiari e amici di chi ha perso la vita per lasciare il proprio Paese. Ma anche tanti italiani, nel massimo rispetto delle misure di sicurezza per il coronavirus.

In ricordo di chi è morto per raggiungere l'Europa

Un esercito di persone morte in mare

Sono state ricordate le 40.900 persone morte, dal 1990 a oggi, nel mare Mediterraneo o nelle altre rotte, via terra, dell’immigrazione verso l’Europa. Un conteggio drammatico, che si è ulteriormente aggravato nei primi mesi del 2020. Infatti, nonostante la situazione di emergenza causata dal Covid-19 sono state 528 - per metà donne e bambini - le persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere il nostro continente, soprattutto dalla Libia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. E’ una tragedia dell’umanità di cui occorre fare memoria pensando soprattutto alle migliaia di persone che si trovano in questo momento nei centri di detenzione in Libia - per i quali è più che mai urgente aprire i canali dei corridoi e dell'evacuazione umanitaria - o nei campi profughi di Lesbo, dove alle condizioni disumane si è aggiunto il pericolo della pandemia.

Monsignor Russo: chi non c'è l'ha fatta è prezioso agli occhi di Dio

"Vorrei spendere anche una parola sull'occasione propizia che ci e' data di fare emergere tanti stranieri, 'nuovi europei' condizione di invisibili, valorizzando il loro lavoro e la loro presenza, preziosa per l'Italia e per loro stessi", ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Stefano Russo. "Nella preghiera alcuni fra i nomi di coloro che sono morti nel tentativo di raggiungere l'Europa. Ciascuno di loro e' prezioso agli occhi di Dio, e lui, che non dimentica nessuno, aiuti noi, le nostre comunita' di fede, il nostro Paese, la speranza di chi cerca un approdo di bene, di vita, di pace. Quante preghiere - ha continuato - salgono dai 50 milioni di sfollati interni che popolano i diversi continenti? Quante dai profughi detenuti in Libia, sottoposti a ogni genere di abusi, e da quelli che fuggendo vengono nuovamente respinti”.

19 giugno 2020, 09:00