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Etiopia, l'impegno della Chiesa per contrastare le violenze domestiche

Il problema dell'aumento delle violenze domestiche e sessuali dall’inizio della pandemia nel Paese africano, al centro di una riunione dell’Ufficio nazionale per l’educazione e la protezione dell’infanzia del Segretariato cattolico etiope (ECS)

Lisa Zengarini - Città del Vaticano

Anche in Etiopia il lockdown per contenere la diffusione del Covid-19 ha fatto registrare un drammatico aumento delle violenze domestiche e di abusi sessuali contro bambini e donne. Il fenomeno non è nuovo nel Paese africano ma diversi rapporti confermano un incremento significativo, durante questi mesi di emergenza sanitaria, di molestie sessuali e stupri nelle famiglie da parte di mariti e padri violenti. In preoccupante ripresa anche i matrimoni precoci in coincidenza con la chiusura delle scuole a causa della pandemia.

Individuare strategie di contrasto

Il problema - riporta il blog dell'Amecea, l’Associazione dei membri delle Conferenze episcopali dell'Africa orientale - è stato discusso in questi giorni in una riunione dell’Ufficio nazionale per l’educazione e la protezione dell’infanzia del Segretariato cattolico etiope (ECS), l’organismo che coordina l’implementazione nelle diocesi ed eparchie del Paese del piano lanciato dalla Conferenza episcopale per la tutela e la salvaguardia dei minori.

“Zim Aliim” ("Non resterò in silenzio") è stato il tema della riunione, promossa in collaborazione con l’omonimo gruppo di musicisti locali, con l’obiettivo di individuare strategie per contrastare questa piaga. I partecipanti hanno convenuto sull’importanza di sensibilizzare le famiglie e di promuovere ambienti favorevoli alla protezione dei bambini dagli abusi e si sono impegnati a collaborare a questo scopo.

Tra le proposte emerse dall’incontro l’organizzazione di seminari e di programmi miranti a cambiare atteggiamenti e comportamenti con il coinvolgimento diretto dei genitori. È stato inoltre evidenziato l’importante ruolo che possono svolgere i leader religiosi come guide morali, spirituali e sociali. A questo proposito, il gruppo “Zim Aliim” ha chiesto al cardinale Berhaneyesus Demerew Souraphiel, arcivescovo metropolita di Addis Abeba presente all'incontro, di lanciare un messaggio sui media perché sia chiara la posizione della Chiesa su questo delicato tema. Una richiesta subito accolta dal porporato che ha registrato la sua testimonianza ieri.

27 giugno 2020, 14:50