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Santuario della Madonna del Rosario di Pompei Santuario della Madonna del Rosario di Pompei 

Pompei, Sepe: il Rosario arma giusta nelle difficoltà

Per la prima volta, in 137 anni, la Supplica alla Madonna del Rosario è stata recitata nel santuario di Pompei senza le migliaia di fedeli che solitamente l’8 maggio vi si radunano. Da quando Bartolo Longo la compose, nel 1883, ogni anno giungono pellegrini da ogni parte d’Italia e del mondo. Oggi, insieme all’arcivescovo prelato, monsignor Tommaso Caputo, ha presieduto la Messa e l’antico rito il cardinale Crescenzio Sepe

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

In questo tempo di emergenza occorre ritrovare più a fondo se stessi, continuare l'opera di Bartolo Longo e non rimanere con le braccia conserte di fronte alla povertà: è la riflessione del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli e presidente della Conferenza episcopale campana, che questa mattina ha presieduto a Pompei la Messa con la tradizionale Supplica alla Madonna del Rosario. L’antico rito si è svolto nel santuario che Bartolo Longo volle dedicare a Maria, insolitamente vuoto “oggi, per le note ragioni”, ha osservato il porporato, ma invaso “dal calore di una fede forgiata come non mai da una sofferenza imprevedibile e sconosciuta”. “Siamo sotto il manto di Maria, nel quale noi oggi deponiamo, tutte insieme, le nostre paure e le nostre speranze” ha aggiunto il cardinale Sepe, che ha evidenziato quanto fragili ci siamo scoperti di fronte all’attuale pandemia provocata dal coronavirus.

Il ricordo dei defunti e delle persone in prima linea contro il coronavirus

L’arcivescovo di Napoli ha rivolto poi un pensiero alle vittime del Covid-19 in tutto il mondo, ai tanti anziani scomparsi, insieme ad un “insostituibile patrimonio di esperienza e di memorie”, alla “lunga scia di medici e operatori sanitari, uomini e donne di prima linea che, con vero eroismo fino al sacrificio della loro vita, si sono presi cura dei contagiati”, e ancora ai sacerdoti, che si sono dimostrati testimoni di una Chiesa che supera le distanze fisiche, capace di relazioni di vicinanza, segno di amore.

No a orgoglio e superbia, combattere con le armi della preghiera

“Abbiamo visto cadere dalle nostre mani le armi fasulle delle nostre illusioni, quelle armi che sono affilate solo dall'orgoglio e dalla superbia” ha proseguito il porporato, che ritiene invece necessarie armi vere, "armi giuste, perché se il nemico del momento è invisibile, ciò che ci aspetta è invece una battaglia a viso aperto, senza tatticismi e infingimenti”. E per il cardinale Sepe, nell’affrontare questa nuova sfida non bisogna dimenticare “il porto sicuro della casa di Maria”, che è anche “casa di Cristo”, e verso la quale ci esorta a dirigerci anche Papa Francesco, nella Lettera indirizzata il 25 aprile scorso a tutti i fedeli in cui invita, nel mese di maggio, a pregare il Rosario, a casa, in famiglia. “Il Rosario parla a giorni come questi, con la sua voce tenera e accorata che esprime insieme dolore e speranza, angoscia e attese – ha spiegato l’arcivescovo di Napoli –. È la preghiera ordinaria dei tempi difficili, come quelli che stiamo vivendo, perchè ci fa famiglia, ci rende tutti più umani (...) Questa famiglia deve essere, come ci insegna Pompei, il faro che ci illumina in questa nostra epoca".

È questo il tempo in cui la Chiesa è chiamata a testimoniare Cristo

Poi il porporato ha concluso: “Siamo qui, oggi, nel luogo e nel posto giusto anche per rinnovare il nostro impegno, e quello di tutta la Chiesa della Campania, per una solidarietà senza riserve e senza risparmio: a piene mani e vorrei dire soprattutto a pieno cuore, perché è questo il tempo in cui la Chiesa è chiamata a testimoniare Cristo”. Un invito ai cristiani, dunque, a rimboccarsi le maniche, quello del cardinale Sepe, rivolto dal luogo in cui la fede “ha per linguaggio le Opere, e per materia prima la carità, che ha portato il beato Bartolo Longo, un laico, a sfidare le epidemie del suo tempo”. E ad enumerare quanto oggi si continua a fare imitando Bartolo Longo e le iniziative messe in campo dalla Chiesa pompeiana in questo tempo difficile, l’arcivescovo prelato di Pompei, monsignor Tommaso Caputo, che, nel saluto rivolto al cardinale Sepe, ha voluto ricordare il contributo del Papa: “Lei stesso, eminenza, ha portato all’Ospedale Cotugno i ventilatori polmonari donati da Papa Francesco – ha detto il presule – e si è fatto personalmente promotore di svariate iniziative caritatevoli, non ultima la casa per i senza dimora (…) La carità non si ferma!”.

 

08 maggio 2020, 12:40