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Un anno dopo l’incendio a Notre-Dame. I vescovi: persiste senso di unità

Il pomeriggio del 15 aprile 2019 le fiamme avvolgevano Notre-Dame a Parigi. Un anno dopo e in piena emergenza Coronavirus, la Francia ritrova, nell’immagine della cattedrale ferita, un sentimento di fraternità e speranza

Giada Aquilino – Città del Vaticano

Sarà il rintocco della campana principale di Notre-Dame, “Emmanuel” sulla torre sud, a ricordare stasera a Parigi e al mondo intero il disastroso incendio che esattamente un anno fa, intorno alle 18.50 del 15 aprile 2019, divampò a partire dal sottotetto della cattedrale, mentre erano in corso importanti lavori di restauro. Di lì a poco il crollo della guglia e del tetto. Il presidente francese Emmanuel Macron in un video-messaggio sui social ha ribadito - così come promesso subito dopo il rogo - che sarà fatto di “tutto” per ricostruire la cattedrale in cinque anni, nonostante al momento i lavori siano fermi per l’emergenza Coronavirus. Una gru campeggia ancora davanti alla struttura neogotica, avvolta in numerose impalcature. Ciò nonostante Notre-Dame testimonia anche oggi come la vita sia “più forte della morte”, afferma a Vatican News monsignor Thibault Verny, vescovo ausiliare di Parigi.

L'intervista a mons. Verny

Fraternità e speranza

Il presule ricorda quel sentimento di fratellanza nato proprio dalle ceneri dell’incendio, che accomunò Parigi al resto del mondo. “Notre-Dame rimane il cuore della Chiesa, della Chiesa diocesana, ma anche il cuore della Francia”, spiega: “è bello vedere come, davanti alle difficoltà, la realtà di Notre-Dame abbia generato un sentimento di unità” e assieme “di fraternità e di speranza per la Chiesa e per la società”. È vero, constata, “purtroppo a causa del Coronavirus i lavori sono fermi, ma speriamo - confida - che in quattro anni si possa di nuovo celebrare la Messa all'interno della cattedrale”.

Impalcatura da smantellare

“Tra tutti i cantieri francesi sul territorio nazionale, questo sito viene percepito come prioritario”, spiega monsignor Benoist de Sinety, vicario generale dell’arcidiocesi di Parigi, al microfono di Adélaïde Patrignani della nostra redazione francese. I lavori a Notre Dame, aggiunge, riprenderanno “quando l’ente pubblico - poiché lo Stato ne ha affidato la responsabilità ad un ente pubblico - lo riterrà opportuno e questo accadrà ovviamente in conformità con le esigenze di contenimento che il governo francese ha messo in atto” per far fronte alla pandemia. L’interruzione, prosegue, è avvenuta “quando ancora non avevamo completato la prima fase, cioè il consolidamento dell'edificio. La struttura è ben sostenuta, le cose sono a posto, ma c'è un elemento importante che non è ancora stato rimosso e che stava per essere smantellato: la famosa impalcatura” che circondava la guglia, ricorda monsignor Benoist de Sinety.

La celebrazione del Venerdì Santo

Mentre nei giorni scorsi l’arcidiocesi di Parigi ha presentato il resoconto delle donazioni finora ricevute per il restauro e la conservazione, oltre 55 milioni di euro messi a disposizione da singoli, aziende, comunità e fondazioni dei cinque continenti, Notre-Dame ha potuto ospitare nel Venerdì Santo una celebrazione eccezionale, anche se senza fedeli per le misure di contenimento del Covid-19: un momento di preghiera guidato dall'arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, alla presenza tra gli altri del rettore della cattedrale, monsignor Patrick Chauvet. La cerimonia è stata accompagnata da performance musicali e dalla lettura di testi tratti anche dagli scritti di Madre Teresa. “In qualche modo, la sera del Venerdì Santo la Francia intera era a Notre-Dame, a Parigi, per venerare la corona di spine di Cristo, lì custodita da secoli”, testimonia monsignor Matthieu Rougé, vescovo di Nanterre, alla periferia ovest di Parigi: in tal modo, dice, “abbiamo fatto di nuovo esperienza del legame fortissimo del Paese con Notre-Dame”.

L'intervista a mons. Rougé

Papi e Notre-Dame

Il presule richiama in un certo senso le parole di Papa Francesco, quando in un messaggio all’arcivescovo Aupetit, subito dopo la tragedia, ricordò come Notre-Dame fosse e rimanga “un gioiello architettonico di memoria collettiva”. “Quando l’anno scorso c’è stato l’incendio - evidenzia il vescovo Rougé - la Francia, che è un Paese molto secolarizzato e laico ma anche profondamente radicato nella fede cattolica, ha riscoperto come Notre-Dame fosse proprio il cuore del Paese, un luogo nel quale si sono svolti tanti momenti importanti della nostra storia, comprese le visite di San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. E quest'anno, nella situazione drammatica del Coronavirus, mi sembra che questa riscoperta continui”, aggiunge monsignor Rougé. Anzi, assicura: mentre chi è normalmente impegnato nella vita cristiana in questa emergenza “si preoccupa” di portare avanti un senso di “comunione” di fronte alla “lontananza” fisica dalle chiese e anche “un impegno importante nella carità verso i poveri”, la gente che è normalmente “meno” vicina alla Chiesa impara a riconoscere in Notre-Dame “un segno di speranza” nel momento che tutti viviamo.

15 aprile 2020, 14:12