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Caritas teme per i più vulnerabili e chiede solidarietà globale

La crisi dovuta a Covid-19 non risparmia nessuno, ma dopo la tragedia sanitaria la prossima emergenza saranno i poveri. È la preoccupazione di Caritas Internationalis. Domani il suo segretario generale illustrerà al Papa l'azione dell'organizzazione cattolica. Ad annunciarlo lo stesso Aloysius John in una conferenza in streaming

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Una tragedia storica senza precedenti a livello mondiale, che chiede la mobilitazione senza limiti della rete cattolica mondiale delle 165 Caritas per accompagnare, mobilitare risorse, sostenere e aiutare i colpiti dal corona virus e chi ne sta pagando le conseguenze sociali ed economiche. Il Segretario generale, Aloysius John, lo spiega elencando quanto già l’organizzazione cattolica sta facendo, soffermandosi soprattutto sulle preoccupazioni. "Questa crisi non risparmia nessun Paese – sottolinea – la prossima emergenza, dopo la tragedia sanitaria, saranno i poveri”.

Si teme per i poveri, i migranti, per i colpiti da guerra e violenza

È questo a spaventare molto Caritas che, guardando al disordine che la situazione ha creato nei Paesi europei, negli Stati Uniti e in Cina, teme per i Paesi africani, asiatici, dell’America latina e del Medio Oriente, per come potranno essere in grado di affrontare l’emergenza causata dall’improvviso scoppio di una pandemia. La preoccupazione è anche per i migranti, i richiedenti asilo, per chi vive nei campi profughi, per gli sfollati interni: “Lo scoppio della pandemia -  sono le parole di Alysius John – potrebbe portare a un grave disastro umanitario in Paesi già fragili a causa del perdurare della guerra e della violenza”.

L’azione di Caritas Internationalis nel mondo

L’impegno di Caritas si sta quindi muovendo in questa direzione, lavorando ovunque, con una particolare attenzione ai Paesi e delle popolazioni più vulnerabili. Nelle Filippine ogni diocesi ha creato la ‘stazione di gentilezza’, strumento per promuovere la solidarietà attraverso la condivisione di informazioni sul virus, la condivisione del cibo e dei bisogni di base. Caritas Gerusalemme sta distribuendo cibo e generi di prima necessità alle persone in Cisgiordania e Gaza attraverso le parrocchie. Caritas Venezuela sta organizzando zuppe per la cucina e distribuendo pasti nutrienti per i bambini, oltre ad aiuti alimentari ai più bisognosi e vulnerabili. In India, dove la pandemia è agli inizi ma le persone infette sono già centinaia, Caritas ha fornito più di 70mila flaconi di disinfettante, oltre 400mila mascherine e 64mila kit per l'igiene personale. “Queste attività – aggiunge il segretario generale – sono svolte in modo capillare attraverso le parrocchie, che sono il mezzo per svolgere queste attività attraverso i volontari”.

I Paesi sviluppati non dimentichino la solidarietà globale 

L’invito alla comunità internazionale è di concentrare l’attenzione sul sostegno al sud del mondo, e di concentrarsi anche sul post-crisi poiché il declino economico avrà certamente un impatto sui più poveri. “L'impatto economico globale è molto elevato – prosegue – con centinaia di migliaia di persone senza lavoro a causa dell'isolamento e del rallentamento dell'economia globale. Ci troviamo di fronte a una grande crisi che non assomiglia a nessun'altra crisi che abbiamo conosciuto. È globale, colpisce tutti e nessun Paese è risparmiato. È una grande sfida e allo stesso tempo è un appello alla solidarietà globale”.

"Da questa situazione potremo uscire solo tutti insieme"

Di qui anche la richiesta, in linea con Il Papa e con il cardinale Tagle, presidente di Caritas Internationalis, di un cessate il fuoco nei Paesi di conflitto, dell’abolizione delle sanzioni su Siria, Libano, Yemen e Iran, della cancellazione del debito e dello stanziamento di fondi per le attività di micro sviluppo dei più poveri. Aloysius John domani incontrerà il Papa al quale illustrerà l’azione di Caritas e di “come si stia muovendo la solidarietà in tutto il mondo anche attraverso le Chiese locali”.  Lo annuncia lo stesso segretario generale dell’organizzazione cattolica che ricorda, con le parole di Francesco,  “una volta per tutte agli uomini che l’umanità è un’unica comunità. E quanto è importante, decisiva la fraternità universale. Dobbiamo pensare che sarà un po’ un dopoguerra. Non ci sarà più ‘l’altro’, ma saremo ‘noi’. Perché da questa situazione potremo uscire solo tutti insieme”.

03 aprile 2020, 14:50