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Spagna, Monsignor Planellas: la Chiesa non abbandona nessuno

L'arcivescovo di Tarragona e presidente della Conferenza episcopale tarraconense racconta come i sacerdoti e tutte le autorità ecclesiastiche siano impegnati a non abbandonare nessuno: "Ho invitato i sacerdoti a telefonare ad ogni singolo parrocchiano". I riti della Settimana Santa potrebbero svolgersi a porte chiuse

Federico Piana - Città del Vaticano

Oltre mille morti, un decesso ogni sedici minuti, quasi ventimila le persone infettate. In Spagna la pandemia di coronavirus terrorizza e rischia di mettere in ginocchio il sistema sanitario e quello sociale. “Il contagio aumenta di ora in ora, siamo davanti ad una crisi mai vista nel nostro Paese” dice con tono preoccupato monsignor Joan Planellas i Barnosell, arcivescovo della diocesi catalana di Tarragona, e presidente della Conferenza episcopale tarraconense. “La Chiesa spagnola sta reagendo facendo tutto ciò che le autorità sanitarie chiedono. C’è massima collaborazione”:

Ascolta l'intervista a monsignor Planellas

Avete assunto qualche iniziativa concreta?
R.- “Sabato scorso è stato pubblicato un documento con il quale abbiamo derogato dal precetto domenicale per tutta la durata dell’emergenza. Le chiese rimarranno aperte ma non ci sarà il culto pubblico. I funerali si svolgeranno utilizzando la formula semplificata mentre anche le altre celebrazioni verranno rimandate a quando la pandemia sarà terminata.

Qual è stata la reazione dei fedeli?
R.- Hanno compreso la situazione. Noi stiamo celebrando le messe a porte chiuse trasmettendole via social: quasi tutti i parroci si sono attrezzati per farlo. La pandemia ha sconvolto le nostre vite e ci ha catapultato nell’incertezza, nell’angoscia, nella preoccupazione.

Anche i riti della Settimana Santa si svolgeranno a porte chiuse?
R.- Ancora non abbiamo deciso, lo faremo nella prossima settimana. Io sto pensando di celebrarli a porte chiuse nella cattedrale di Tarragona trasmettendo tutto tramite internet. Si prevede che la crisi durerà molto, diverse settimane. Vedremo presto cosa fare.

La Chiesa come può farsi prossima ai fedeli e alle persone che stanno soffrendo?
R.- Nella mia diocesi, ma so che altri vescovi spagnoli hanno fatto la stessa cosa, ho dato delle piccole indicazioni a tutti i sacerdoti e a tutti gli agenti pastorali utili per far vivere alle famiglie la sobrietà in questo tempo di prova. Ho chiesto a ogni sacerdote di chiamare ogni parrocchiano, soprattutto quelli che si trovano soli in casa. Ho chiesto una cura speciale per i più deboli: ad esempio,  per coloro i quali non hanno un tetto stiamo trovando delle soluzioni grazie anche all’aiuto della Caritas e delle amministrazioni locali.

E non avete dimenticato l’aspetto spirituale…
R. - In collaborazione con l’Ufficio Liturgico, abbiamo inviato per email dei sussidi per pregare in casa, tradotti dalla versione italiana della Cei. Tutte queste cose le stiamo facendo per essere vicini davvero a tutti. Nessuno deve essere dimenticato
 

21 marzo 2020, 07:43