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“Viviamo in pienezza questi giorni difficili”

Una lettera ai parrocchiani per accompagnarli e aiutarli ad avere uno sguardo evangelico nel tempo della quarantena per l’emergenza coronavirus. Questa l'idea di un parroco del quartiere Monti di Roma

"Siamo fragili ma in buone mani, Dio non ci abbandona". Sono parole di speranza e di guida quelle che don Francesco Pesce parroco di Santa Maria ai Monti a Roma, scrive alla sua comunità che, come sta accdendo in tutta Italia,a causa dell'epidemia di Coronavirus, si trova a vivere momenti di smarrimento e di paura. Il tempo di Quaresima, dice ai suoi fedeli don Pesce, che coincide con questa emergenza sanitaria, può darci delle risposte richiamandoci all'umiltà, alla fiducia, al più approfondito rapporto con Dio e alla carità. Di seguito dunque la Lettera di Don Pesce:

Cari parrocchiani,

mi permetto di scrivere due brevi righe per esprimere la mia vicinanza spirituale in questi giorni difficili.

Che cosa ci dice come Cristiani questa prova? Ci insegna qualcosa? Come leggerla e viverla da una prospettiva cristiana? Innanzitutto vorrei dire a tutti noi di sollevare lo sguardo per tornare a vedere che ci sono molti, e sono milioni, che da tanti anni vivono nel mezzo del virus della guerra, della fame e della sete, vittime di malaria e di lebbra. Uniamoci a papa Francesco che nella Esortazione Apostolica postsinodale Querida Amazonia ci invita ad un sogno: unire cura dell’ambiente e cura delle persone in “una storia di dolore e di disprezzo che non si risana facilmente” (QA 16).

Questa prova è arrivata nel Tempo di Quaresima. Riscoprirci fragili è l’invito del Mercoledì delle Ceneri. Questo non significa cadere nello sconforto della sofferenza e della rassegnazione. Come cristiani riscoprirsi fragili significa riconoscerci figli, bisognosi dell’aiuto del Padre. Siamo fragili ma in buone mani. Dio non ci abbandona e noi siamo chiamati a fidarci di lui. Si legge nella seconda lettera ai Corinzi: “Mi compiaccio nelle mie debolezze, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte”. Questo atteggiamento di profonda umiltà e fiducia è fondamentale anche per la nostra preghiera e per la nostra vita. San Paolo comprende con chiarezza come affrontare e vivere ogni evento, soprattutto la difficoltà; nel momento in cui si sperimenta la propria debolezza, si manifesta la potenza di Dio, che non abbandona, non lascia soli, ma diventa sostegno e forza.

Qualcuno ha espresso, a me come parroco, insofferenza verso la norma della distanza tra le persone. Oltre al fatto che siamo tutti invitati a seguire questa e tutte le norme che scienziati medici e autorità ci indicano di seguire come misure per contrastare la diffusione del virus, cerchiamo anche in questa situazione oggettiva di pensare: in che modo posso trovare una dimensione cristiana in questo? Di nuovo ci aiuta il Tempo della Quaresima. L’invito a questa “distanza di sicurezza” possa spingervi a trovare momenti di solitudine, silenzio e preghiera. Siamo spesso nella massa, spesso in cerca di folla, di rumore di confusione; viviamo ora questi momenti di solitudine in pienezza, riscoprendo la preghiera e la compagnia di Dio. E non dimenticando che nella preghiera i cristiani sono uniti, sono uno. Non siamo separati, ma siamo un solo popolo.

C’è un altro modo per vivere “in pienezza” come cristiani, questo tempo difficile. Non vivendolo individualmente, magari anche egoisticamente. Raccogliamo l’invito del Santo Padre e del Cardinale Vicario a esercitare la Carità. La Carità sconfigge il virus. Ci sono tantissime opportunità, nella semplice quotidianità della nostra vita. Ringrazio tutti coloro che già si sono attivati e che mi hanno scritto e detto la loro disponibilità; fare la spesa o comprare delle medicine agli anziani soli che non possono uscire. Aiutare chi deve tenere i bambini a casa. Gesti di generosità per chi è in difficoltà economiche a causa del blocco di molte attività commerciali e produttive.

Noi saremo riconosciuti da Lui, non se abbiamo vissuto una fede forte, dura che non ha mai dubitato, ma se abbiamo amato; non saremo riconosciuti neanche se avremo vissuto una speranza incrollabile. Al contrario saremo riconosciuti nella fragilità di una fede che ha saputo amare anche e soprattutto nelle difficoltà.

Gesù Cristo ci ha rivelato un Padre misericordioso che ci vuole più felici che forti, deboli, ma che amano con la fede che c’è uno Spirito che ci previene ci sostiene e ci guida verso la verità tutta intera. Gesù vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere come una colomba. Da questo cielo aperto per sempre, e non chiuso dentro nessuna paura, noi attendiamo ancora una volta il dono dello Spirito che continua ad agire, a volerci bene e parla in molte lingue e in molti modi. Chiediamo al Signore di saperlo ascoltare e alla Madonna di saperlo custodire.

Grazie.

Con la mia Benedizione

don Francesco

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09 marzo 2020, 12:07