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Croazia: no dei vescovi a sentenza su affidi a coppie omosessuali

La sentenza dell’Alta corte croata invita i tribunali e i servizi sociali del Paese ad applicare il principio di uguaglianza previsto dalla Costituzione, cioè a trattare tutte le richieste di affido, siano esse provenienti da unioni civili, coppie sposate e non sposate, allo stesso modo e in funzione degli stessi criteri

Lisa Zengarini - Città del Vaticano

Un pronunciamento “ambiguo” che di fatto apre la porta alla legalizzazione degli affidamenti a coppie omosessuali, in contrasto con “la cultura e la tradizione croata”, ampiamente condivisa dall’opinione pubblica del Paese, secondo cui la famiglia è costituita da una madre, un padre e i figli. Così la Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale croata commenta la recente sentenza della Corte Costituzionale di Zagabria, interpellata circa la legittimità della Legge sull’affido del 2018 che esclude dagli affidamenti coppie dello stesso sesso.

Una decisione inammissibile

Il provvedimento è stato contestato dai movimenti Lgbt e da alcune formazioni politiche in quanto, a loro dire, discriminatorio.  La sentenza dell’Alta corte emessa lo scorso febbraio non dichiara la normativa del 2018 incostituzionale, ma allo stesso tempo invita i tribunali croati e i servizi sociali ad applicare il principio di uguaglianza previsto dalla Costituzione. In concreto, il verdetto impone che tutte le richieste di affido, siano esse provenienti da unioni civili, coppie sposate e non sposate, vengano trattate allo stesso modo e in funzione degli stessi criteri. Per i vescovi croati la decisione è una ”inammissibile” ingerenza del potere giudiziario in quello legislativo che viola il principio di separazione dei poteri ed è fortemente condizionata da correnti e orientamenti giurisprudenziali liberali oggi prevalenti in Europa che si vogliono imporre a uno Stato membro dell’Unione.

La questione dei diritti dei minori

In nome di “presunti valori moderni condivisi”, nello specifico la parità di genere e il divieto di discriminazioni basati sull’orientamento sessuale – afferma la nota di Giustizia e Pace –,  è stato “sacrificato” il benessere del bambino. Ma i diritti dei minori – si sottolinea con forza – devono prevalere sugli interessi degli adulti, che nel caso in questione è il desiderio delle coppie dello stesso sesso di adottare bambini. La Commissione dei vescovi croati ricorda in proposito la Convenzione internazionale sui diritti del Fanciullo approvata dall’Onu nel 1989 che, tra le altre cose, stabilisce che nella scelta delle varie soluzioni per il ricollocamento dei minori senza genitori si debba tenere “debitamente conto della necessità di una certa continuità nell'educazione del fanciullo, nonché della sua origine etnica, religiosa, culturale e linguistica” (art. 20).

L'appello alle coscienze

Basandosi sull’esperienza, prosegue la nota, la Chiesa di Zagabria  ribadisce la sua convizione che l’assenza di una madre e di un padre sia un ostacolo al normale sviluppo dei bambini, che un giorno potrebbero essere essi stessi attirati da unioni con persone dello stesso sesso. I vescovi croati ricordano quindi che non esiste alcuna convenzione internazionale che preveda il “diritto alla genitorialità”, o “ad avere un figlio” e dunque “un diritto ad adottare”, diritto che entrerebbe in conflitto con il principio fondamentale del migliore interesse del bambino sancito dalla Convenzione per i diritti  del Fanciullo. Quest’ultimo –  insistono i vescovi croati - non può essere “oggetto delle pretese degli adulti e un mezzo per realizzare i loro desideri”. Da considerare, infine, i diritti dei genitori biologici che potrebbero non condividere l’affidamento dei loro figli a genitori affidatari dello stesso sesso, conseguenti contenziosi legali..

Di qui in conclusione l’appello “alle coscienze e al buon senso” di tutte le parti interessate nei processi di affidamento che non devono in alcun momento trascurare l’interesse supremo che è “la tutela del benessere dei bambini”.  

10 marzo 2020, 11:36