Chiesa della Consolata, Torino Chiesa della Consolata, Torino  

Covid-19: nota del Viminale su accesso alle chiese e Settimana Santa

La preghiera individuale in chiesa, le modalità di partecipazione ai riti della Settimana Santa e la possibilità di celebrare matrimoni in tempo di pandemia. Ai vescovi italiani e ai quesiti di tanti fedeli risponde il Ministero dell’Interno con una Nota

Gabriella Ceraso – Città del Vaticano

La Segreteria generale della Cei, Conferenza Episcopale Italiana, rappresentando la posizione della Chiesa e il disagio di molti fedeli che si sono visti limitare la possibilità di recarsi a pregare in Chiesa, a più riprese ha posto alcuni quesiti al Ministero dell’Interno italiano relativi in particolare alla possibilità di raggiungere le chiese, alle modalità di partecipazione alle celebrazioni della Settimana Santa e allo svolgimento dei matrimoni che siano in Comune o in chiesa. A questi interrogativi il Viminale ha risposto con una Nota, inviata alle Prefetture, la Direzione centrale degli Affari dei Culti del Ministero dell'Interno. Importante la premessa relativa alla natura delle misure disposte per il contenimento e la gestione della pandemia che - sottolinea il documento – “comportano la limitazione di diversi diritti costituzionali, primo fra tutti la libertà di movimento, e vanno a determinare importanti ricadute in una molteplicità di settore, dalla mobilità al lavoro, alle attività produttive, interessando anche l'esercizio delle attività di culto”. Le norme, dunque, si inquadrano nei provvedimenti anti contagio e non prevedono la chiusura delle chiese “salvo eventuale autonoma decisione dell’autorità ecclesiastica”.

 

Recarsi in Chiesa per pregare

Al quesito relativo alla possibilità per il fedele di uscire di casa, munito di autocertificazione, per recarsi a pregare in chiesa, la Nota indica che “è necessario che l'accesso alla chiesa avvenga solo in occasione di spostamenti determinati da comprovate esigenze lavorative, ovvero per situazione di necessità e che la chiesa sia situata lungo il percorso, di modo che, in caso di controllo da parte delle Forze di polizia, possa esibirsi la prescritta autocertificazione o rendere dichiarazione in ordine alla sussistenza di tali specifici motivi".

 

Partecipazione alle celebrazioni della Settimana Santa

Il secondo quesito pone la necessità di sapere se, in occasione della Settimana Santa, per garantire un minimo di dignità alla celebrazione, accanto al celebrante possa essere assicurata la partecipazione di un diacono, di chi serve all’altare, oltre che di un lettore, un cantore, un organista ed, eventualmente, di due operatori per la trasmissione. Su questo punto, l’Autorità governativa ha ribadito l’obbligatorietà che siano rispettate le misure sanitarie, a partire dalla distanza fisica. Di fatto, quindi, quali disposizioni dare a queste persone per potersi muovere? Fermo restando che per i Riti della Settimana Santa, rileva la Nota, il numero dei partecipanti sarà limitato ai “celebranti, al diacono, al lettore, all'organista, al cantore e agli operatori per la trasmissione”, tutti costoro “avranno un giustificato motivo per recarsi dalla propria abitazione alla sede ove si svolge la celebrazione e, ove coinvolti in controlli o verifiche da parte delle Forze di polizia, attraverso l'esibizione dell'autocertificazione o con dichiarazione rilasciata in questo senso dagli organi accertatori, non incorreranno nella contestazione e nelle relative sanzioni correlate al mancato rispetto delle disposizioni in materia di contenimento dell'epidemia da Covid-19”. Il servizio liturgico, precisa ancora il Ministero dell'Interno, pur non essendo un lavoro, è assimilabile alle “comprovate esigenze lavorative”. Perciò “l'autocertificazione dovrà contenere il giorno e l'ora della celebrazione, oltre che l'indirizzo della chiesa ove la celebrazione si svolge”.

 

Matrimoni in Comune e in chiesa in tempi di pandemia

Il terzo quesito riguarda i matrimoni. La Segreteria generale della Cei chiede perché si permettano matrimoni in Comune e non in chiesa. I matrimoni in chiesa, spiega la Nota, “non sono vietati in sé”. E precisa dunque che “ove il rito si svolga alla sola presenza del celebrante, dei nubendi e dei testimoni - e siano rispettate le prescrizioni sulle distanze tra i partecipanti - esso non è da ritenersi tra le fattispecie inibite dall'emanazione delle norme in materia di contenimento dell'attuale diffusione epidemica di Covid-19”.

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28 marzo 2020, 19:28