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Crisi, fame e coronavirus: la voce della Chiesa di Palermo

“La gente dello Zen vuole sentire qualcuno che dia una speranza”: così padre Miguel Angel Pertini, da dodici anni sacerdote della parrocchia San Filippo Neri, nel disagiato quartiere alla periferia nord di Palermo dove un centro commerciale è stato presidiato dalla polizia per timori di saccheggiamenti

Alessandra Zaffiro - Palermo 

Un supermercato preso d’assalto e centri commerciali presidiati dalle forze dell’ordine per il timore di saccheggiamenti. Palermo ha vissuto giorni difficili nel timore che la crisi economica provocata dal coronavirus potesse, o forse possa ancora, fare esplodere la sofferenza e la rabbia di un’emergenza in una bomba sociale, fomentata anche da gruppi via social.

“In questo clima è evidente che si possono annidare gli sciacalli sulle chat e su Facebook, una piccola minoranza che però rischia di creare un clima destabilizzante”, ha dichiarato il sindaco Leoluca Orlando mentre il governo regionale guidato dal presidente Nello Musumeci ha stanziato 100 milioni destinati esclusivamente all'assistenza alimentare, seguiti dai 400 milioni ai Comuni per distribuire aiuti alimentari a chi ne ha bisogno, annunciati sabato scorso dal Premier Giuseppe Conte.

Tra i centri commerciali protetti dai poliziotti, il Conca d’Oro nel quartiere Zen, tra i più disagiati del capoluogo siciliano.

“Fa rumore chi non vuole dialogare con le Istituzioni”

Certo che fa rumore sempre quella parte del quartiere che non vuole entrare in dialogo con le istituzioni, vuol essere completamente indipendente – dice padre Miguel Angel Pertini, missionario argentino dell’Istituto del Verbo Incarnato, sacerdote della parrocchia San Filippo Neri, nel quartiere della Zona Espansione Nord della città - però potete capire che in questo momento la grande sofferenza della comunità parrocchiale, come di tutta la Chiesa, è dire: ‘occorre andare incontro al bisogno primario di ogni famiglia e cioè dare da mangiare, dare la salute e la presenza di Dio in mezzo a loro, che non dobbiamo dimenticare. Io sono qui da dodici anni, sono missionario dell’Istituto del Verbo Incarnato e devo dire mai come in questo momento ho toccato con mano la ‘sete di tenerezza’, come dice Papa Francesco. In questo momento la gente vuole sentirsi abbracciata, toccata dalla misericordia di Dio. Questa è la prima grande esigenza che telefonata dopo telefonata, con messaggi, con i social uno può toccare con mano, poi il mangiare, le medicine. E l’attesa di sentire qualcuno che dia loro una speranza… Nel quartiere è una emergenza, un’emergenza che si tocca per mano. La realtà è che occorre sostenere queste famiglie che già da prima, tantissime di esse, non avevano lavoro o lavoricchiavano”.

Ascolta la dichiarazione di padre MIguel

Troppo poco l'apporto delle Istituzioni

Per padre Miguel, origini italiane, suo nonno era cugino del Presidente Sandro Pertini, “questa via di uscita che lo Stato sta proponendo, di iscriversi nella propria circoscrizione e, tramite il Comune riuscire ad avere un aiuto, è aria fresca”.

Perché se, da un lato, i fedeli gli dicono “sarebbe bellissimo che lei venisse da noi a pregare”, dall’altro una sorta di insofferenza, di impazienza, avvertite in qualche telefonata ha portato all’impressione che “non tutti i fratelli e le sorelle hanno lo sguardo di fede più profondo o maturo”.

Secondo padre Pertini per la comunità dello Zen c’è anche “un momento di crescita molto forte: seguiamo da vicino tutto ciò che ci viene detto dalle Istituzioni, un interesse particolare nell’ascoltare ciò che dice lo Stato, nella persona del Premier, ciò che dice la Regione, nella persona del Presidente Musumeci, quello che dice il Comune con il sindaco Orlando, quello che viene detto dal nostro Vescovo, dal Papa, è un interesse continuo. Tutti hanno sentito e in tanti già si sono recati o hanno mandato i dati via mail alla settima circoscrizione”.

“E’ un quartiere molto bello, i bambini sono tantissimi, pensi che sono 420 i bambini che frequentavano la parrocchia fino a quando non è iniziata l’emergenza coronavirus” racconta padre Miguel, soddisfatto perché “le scuole mi telefonano entusiaste per dire come i bambini stanno interagendo con la didattica tramite il computer: il bambino, la mamma accanto, questo è emozionante”.

“Prego che i tempi siano brevi”

Nel quartiere vi sono almeno 2300, 2400 famiglie. La solidarietà parrocchiale cerca di rispondere alle richieste di cibo e medicinali, con l’aiuto di tanti laici: “le famiglie si mettono a disposizione – spiega don Pertini - o tramite ragazzi che diventano volontari e quindi vengono in parrocchia, prendono un sacchetto che noi lasciamo alla porta, loro lo prendono, lo portano davanti alla casa della persona che non può uscire o davanti alla casa di chi ha sette figli e non ha lavoro da tre anni, o dove vivono tre famiglie in un unico appartamento… Facciamo per quanto ci è possibile”.

“Mi auguro e prego  - conclude padre Miguel - che i tempi siano brevi perché è una situazione molto complessa e basta poco perché qualcuno perda il buonsenso, lo sappiamo, e anche perché qualcuno, come si diceva nei giornali, ci possa stare dietro a manipolare la situazione della povera gente perché ha situazioni di disagio sociale grave”.

La solidarietà della Caritas di Palermo

La macchina della solidarietà nella periferia a nord di Palermo prosegue grazie “alla collaborazione con la congregazione religiosa Suore di Maria Bambina, che si trova proprio allo Zen – spiega don Sergio Ciresi, vicedirettore della locale Caritas diocesana – e loro aiutano un centinaio di famiglie nella distribuzione delle derrate alimentari. Le persone che lavoravano in nero, purtroppo, che non erano lavoratori regolari, che facevano le colf, le badanti o che erano ambulanti ci chiedono maggiore aiuto. Spesso sono famiglie che hanno bambini piccoli. Ci sono famiglie, anche di altri quartieri che non ricevono il reddito di cittadinanza perché hanno occupato degli appartamenti”.

“Consegniamo i pasti a chi è in quarantena o in isolamento”

“In questa emergenza Covid 19 ci stiamo occupando, grazie anche alla collaborazione della Croce Rossa Italiana, a portare le derrate alimentari a chi è in quarantena e in isolamento. Ci stiamo occupando di quelle situazioni marginali e difficili. Sono centinaia – dice don Sergio - i nuclei familiari che chiamano giornalmente perché vogliono aiuto e grazie a una squadra di volontari riusciamo a portare a casa alimenti o farmaci.

Complessivamente a Palermo i senza fissa dimora che dormono per strada, spiega don Sergio, sono circa un centinaio: “alcuni sono entrati nelle comunità, nei dormitori, altri stanno entrando nella struttura che è stata aperta da un paio di giorni che può ospitare 30 persone al massimo, dove all’esterno è stata allestita una tenda per il triage”.

 

30 marzo 2020, 14:58