Vatican News
Persone senza fissa dimora che vivono a Roma nei pressi degli argini del fiume Tevere Persone senza fissa dimora che vivono a Roma nei pressi degli argini del fiume Tevere 

I senza fissa dimora e l'impegno della Caritas: serve più accoglienza

L’emergenza Coronavirus tocca da vicino anche chi vive in strada che deve affrontare i problemi e le limitazioni con un disagio ulteriore: non avere una casa e ciò che questo comporta come racconta nell’intervista don Andrea La Regina responsabile dei macro progetti della Caritas italiana

Debora Donnini – Città del Vaticano

Si stima che circa 50mila senza fissa dimora vivano in Italia, fra questi 14mila-16 mila a Roma. Stamani alla Messa a Casa Santa Marta il Papa ha levato l’intenzione di preghiera per loro, in questo momento in cui ci si chiede di essere dentro casa. “Perché – ha detto - la società di uomini e donne si accorgano di questa realtà e aiutino, e la Chiesa li accolga”. Il primo problema dei senza tetto è infatti quello di non poter restare a casa perché una casa non ce l’hanno. Don Andrea La Regina è responsabile dei macro progetti della Caritas italiana e ci spiega cosa, concretamente, si stia facendo.

Ascolta l'intervista a don Andrea La Regina

R. - Dal punto di vista delle Caritas diocesane presenti nei territori, certamente la categoria di poveri più attenzionata tradizionalmente dalla Caritas sono gli ultimi. E tra gli ultimi i senza fissa dimora. Si è, quindi, tentato di ampliare sia le strutture sia il distanziamento tra i vari ospiti per raccogliere quei senza fissa dimora che non erano all'interno di questi nostri servizi. Tanto è vero che le Caritas chiedono anche oggi un'attenzione particolare per i senza fissa dimora, che vada al di là dell’emergenza, perché è un problema che, nelle grandi città ma anche nei piccoli centri, è abbastanza usuale e noi tutti per questo accogliamo l’invito del Papa a pregare per i senza fissa dimora, per i senza tetto, perché sia la società ma anche la Chiesa li accolga come persone che hanno bisogno di una cura particolare, vista la loro situazione di povertà estrema proprio perché non hanno un tetto. Ma non hanno nemmeno delle relazioni, una famiglia a cui far riferimento.

C’è poi la questione delle mense perché si deve rispettare la distanza di 1 metro, così come dei dormitori. Come state affrontando queste problematiche causate dalla diffusione del coronavirus?

R. - Abbiamo fatto in modo che nelle mense ci sia la possibilità di preparare i pasti e di consegnarli direttamente alle persone, anche se a distanza, o sull'uscio di casa. Quindi alcuni volontari fanno questo servizio sapendo che soprattutto gli anziani o i senza fissa dimora hanno difficoltà a interloquire, a interfacciarsi con le altre persone. Alcune Caritas, come la Caritas di Roma, hanno trovato dei luoghi aggiuntivi ai servizi che erano già in essere, proprio perché si potesse rispettare la legge ma anche non dimenticare, non lasciare dietro gli ultimi.

Per quanto riguarda la quarantena, come fanno queste persone?

R. - La proposta da parte di molte Caritas è di aver reso disponibili anche altri luoghi per dare la possibilità della quarantena. E’ chiaro che è un po' più complicato convincere un senza fissa dimora a rimanere in quarantena ma il nostro sforzo è di dire il luogo c'è, l'accompagnamento c'è, così come la vicinanza della comunità, dei volontari, delle Caritas e delle Diocesi. 

31 marzo 2020, 14:44