Cerca

Vatican News

Vescovi del Venezuela: il mondo ascolti il grido del nostro popolo

La Conferenza episcopale del Venezuela rinnova, al termine della propria assemblea plenaria, l’appello a rispondere alle necessità del popolo, segnato in modo sempre più drammatico da povertà e instabilità. Nostra intervista a monsignor Moronta, primo vice presidente dei vescovi venezuelani

Amedeo Lomonaco e Griselda Mutual - Città del Vaticano 

“Il popolo è l'autentico protagonista del cambiamento di cui il Venezuela ha bisogno”. È quanto scrivono i vescovi del Venezuela al termine della loro Assemblea plenaria, apertasi a Caracas lo scorso 8 gennaio. La Chiesa vuole continuare “a fornire il necessario sostegno a tutti”, soprattutto alle persone più vulnerabili. I presuli ribadiscono anche quanto affermato nell'esortazione pastorale dello scorso 12 luglio: “Di fronte alla realtà di un governo illegittimo, il Venezuela invoca un cambiamento di rotta, un ritorno alla Costituzione”. “Questo cambiamento richiede la destituzione di coloro che esercitano il potere in modo illegittimo e l'elezione di un nuovo presidente della Repubblica nel più breve tempo possibile”.

Si rispetti la dignità di tutto il popolo

Ai membri delle Forze Armate, i vescovi chiedono in particolare che siano guidati da “una sana coscienza” e che rispettino “la dignità e i diritti di tutta la popolazione”. Chi ha una responsabilità politica, sia al governo sia all'opposizione, deve prestare attenzione al popolo, guardando alle sue necessità e non a privilegi e ad interessi particolari.

I migranti siano ambasciatori di carità

Nel messaggio, i vescovi del Venezuela si rivolgono anche ai venezuelani costretti a lasciare il loro Paese. I presuli li incoraggiano ad integrarsi nelle nuove culture, così come è avvenuto per i migranti, provenienti da diverse regioni del mondo, accolti in Venezuela. Li esortano a non smettere di manifestare la loro fede e carità partecipando alle opere della società e della Chiesa. Ad essere ambasciatori del patrimonio ricevuto dagli antenati.

Paese impoverito per l’imposizione di un sistema ideologico

Nel messaggio i vescovi esortano inoltre i popoli d’America e del mondo ad ascoltare “il grido della popolazione venezuelana”. E chiedono alle nazioni che accolgono i migranti venezuelani, di dare loro l'attenzione necessaria per vivere con dignità. In Venezuela si vive "in un regime totalitario e disumano" in cui la dissidenza politica è perseguitata "con la tortura, la repressione". È inaccettabile, aggiungono, che un Paese “con immense ricchezze materiali” sia stato impoverito per “l’imposizione di un sistema ideologico”. Un sistema che, lungi “dal promuovere un autentico benessere, ha voltato le spalle ai suoi cittadini”. Per quanti sono a capo del governo, si legge infine nel documento, ciò che conta non è il bene comune ma “il potere egemonico”, capace di “spezzare ogni tentativo di vivere in una autentica democrazia”.

Monsignor Moronta: la Chiesa è al servizio della verità

A conclusione dell'Assemblea plenaria, il vescovo della diocesi di San Cristobal e primo vicepresidente della Conferenza episcopale venezuelana, monsignor Mario del Valle Moronta parla, ai nostri microfoni, della situazione del suo Paese. Spiega per quale ragione i vescovi, nel loro messaggio, definiscono chiaramente il Venezuela un regime totalitario e disumano e commenta il tentativo del governo di diffondere all'esterno e anche all'interno, una falsa immagine di benessere e di normalità, mentre milioni di venezuelani "sopravvivono" nel Paese. Il prelato ritiene, inoltre, che la comunità internazionale debba esercitare pressioni su coloro che esercitano il potere totalitario, non imporre sanzioni, che alla fine colpiscono le persone che già soffrono.

Ascolta l'intervista a monsignor Mario Moronta
11 gennaio 2020, 12:04