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Africa, Sahel (foto di repertorio) Africa, Sahel (foto di repertorio) 

Caritas: rafforzare l’impegno per la pace in tutto il Sahel

Federico Mazzarella, coordinatore regionale per il Nord Africa e il Sahel per Caritas Italiana, ai nostri microfoni riferisce dell'incontro del Gruppo delle Caritas del Sahel, appena concluso a Bissau. Al centro della riunione, la crescente minaccia terroristica e jihadista, le crisi alimentari e ambientali, le migrazioni

Giada Aquilino - Città del Vaticano

La pace, le ricorrenti crisi ambientali, la sicurezza alimentare, la mobilità umana e le migrazioni. Sono questi i temi che hanno caratterizzato i lavori del XIV incontro del Gruppo delle Caritas del Sahel, conclusisi ieri a Bissau. Alla riunione patrocinata da Caritas Internationalis, che si tiene a partire da metà anni Duemila quando si convocò per far fronte alle conseguenze di una grave crisi alimentare, hanno partecipato una ventina di organismi nazionali tra Caritas africane della regione - tra cui Burkina Faso, Niger, Senegal, Mali, Mauritania, Ciad - partner europei e una rappresentanza di organizzazioni statunitensi. Al centro dei dibattiti, la crescente instabilità nel Sahel ad opera di gruppi armati, principalmente di matrice jihadista, con sanguinose violenze che stanno alimentando emergenze, conflitti e divisioni tra comunità. Per Caritas Italiana ha preso parte all’incontro Federico Mazzarella, coordinatore regionale per il Nord Africa e il Sahel:

L'intervista a Federico Mazzarella

R. - La regione vive un momento di profonda criticità, che purtroppo si sta ulteriormente aggravando. Ha una situazione già resa fragile da fattori e crisi ambientali, ma anche da conseguenze del cambiamento climatico, oltre che da una insicurezza alimentare quasi cronica. Negli ultimi anni si è aggiunta la minaccia terroristica, con infiltrazioni di natura jihadista di diversa natura che nella regione sono molto presenti e in netto aumento e che stanno riducendo ulteriormente la pace sociale, perché corrodono la sicurezza delle comunità in qualunque parte, a livello rurale e a livello urbano. C’è dunque una situazione di tensione estremamente alta. Sono centinaia gli attacchi e gli episodi di violenza mortale soprattutto nel nord del Burkina Faso, dove oggetto di particolare attenzione sono le comunità cristiane, ma anche in Niger e in varie regioni del Mali.

Qual è stata la mobilitazione per le Chiese e per la società civile?

R. – La Chiesa da sempre cerca di svolgere un ruolo di mediazione e di candidarsi ad essere uno spazio di incremento della coesione sociale nelle comunità. Ci sono diverse strategie in campo, diversi progetti delle Chiese e delle Caritas che si svolgono a livello nazionale, diocesano e parrocchiale. 

Per esempio, una delle cose di cui si è parlato di più in questo incontro è il meccanismo di allerta precoce. Le Chiese, avendo un inserimento nel tessuto sociale molto ramificato, molto discreto, sono spesso in grado di capire se ci sono degli accumuli di tensione, dei rischi, cercando di intervenire a livello comunitario per ridurre tali tensioni.

Soffermiamoci sul caso Burkina Faso. Lei parlava dell'escalation di violenza, anche contro la comunità cristiana. I vescovi hanno parlato recentemente di una situazione “inquietante” per la sicurezza. Che quadro ne è emerso?

R. - La situazione in Burkina Faso è ormai da molti anni abbastanza grave, dall'epoca del colpo di Stato c’è stata tutta un’escalation molto probabilmente perché in quel periodo hanno cominciato a entrare, a passare la frontiera dal nord dei gruppi, delle cellule, dei soggetti e degli attori esterni che in Burkina Faso avevano sempre avuto poco mordente e poco margine di manovra. Si contano a centinaia micro attacchi e attacchi più gravi. La comunità cristiana è uno degli obiettivi. C'è una un clima di profonda inquietudine e nelle parrocchie del nord c'è un clima di incertezza, di insicurezza che colpisce alla base qualunque tipo di coesione sociale, che è uno dei temi di cui si è parlato al Gruppo.

Che impegni sono stati presi a proposito delle migrazioni? Il Sahel è anche un crocevia di flussi migratori purtroppo sempre più in mano a gruppi criminali che gestiscono i traffici di esseri umani…

R. - Il Sahel tende ad essere una regione di transito, anche se ci sono comunità saheliane che invece partono. Specialmente il Niger da tanti anni sta vivendo questo status di Paese nel cuore del Continente in cui questi traffici sono molto intensi. 

Per esempio, Caritas Niger da circa un anno e mezzo ha un progetto della Conferenza Episcopale Italiana che riguarda direttamente la questione migratoria e anche progetti di altri donatori, come Caritas Belgio, e ha diversi impegni sia a Niamey sia ad Agadez, dove nei quartieri c’è un tentativo di accompagnare questi percorsi umani estremamente complicati e problematici, con l’assistenza, con un’attenzione naturalmente allo sviluppo umano integrale. Quindi ci si occupa di tutti gli aspetti che possono riguardare la persona che in quel momento ha tale situazione, dunque una cura, un pasto e l'aspetto anche più complesso che può essere il trauma che molte di queste persone in movimento hanno sofferto in un recente passato o presente.

Lei faceva cenno a crisi e sicurezza alimentari. L'Unicef ha lanciato un appello perché 5 milioni di bambini avranno bisogno di aiuto nel 2020 in tutta la zona del Sahel. Che progetti ci sono dal punto di vista della sicurezza alimentare?

R. - Diversi sono i progetti che queste Caritas hanno a livello comunitario per un’agricoltura sostenibile, che è un’agricoltura anche redditizia per chi la pratica. Soprattutto uno dei fattori più caratterizzanti del settore alimentare in questi ultimi anni è il cambiamento climatico che nella regione è abbastanza evidente, perché di anno in anno ci si rende conto che la disponibilità di acqua cambia, i cicli del calendario agricolo sono sostanzialmente mutati e quindi c'è tutto un percorso di ripensamento sia delle tecniche agricole, che devono diventare anche un po’ più tecnologiche, sia dell'adozione di nuovi prodotti, ad esempio nuovi semi che hanno cicli di produzione più corti. Diciamo che molti agricoltori hanno vissuto questa stazione di choc relativamente al cambiamento, che poi nel Sahel non è oggetto di grande dibattito.

L'obiettivo per il prossimo incontro quale sarà?

R. - Il prossimo incontro sarà a gennaio 2021. Ci sono diversi piani d'azione che si sono elaborati durante l'incontro. Soprattutto la strategia è quella di armonizzare gli interventi tra le diverse Caritas.

30 gennaio 2020, 16:36