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Vescovi australiani: significativi progressi sulla tutela dei minori dagli abusi

In un documento redatto dall’episcopato e dai Religiosi cattolici del Paese, indicati i costanti progressi in diversi settori, tra cui l’istruzione, la riforma della governance e la risposta alle vittime e ai sopravvissuti di abusi sessuali su minori. In corso un lavoro cruciale per sviluppare nuove linee-guida nazionali. La Chiesa cattolica che aderisce alla Commissione nazionale contro gli abusi, ha detto il suo no solo all’abolizione dell’obbligo del “sigillo della confessione”

Isabella Piro - Città del Vaticano

La risposta della Chiesa australiana alla tutela dei minori dagli abusi presenta “progressi significativi”: è quanto emerge dal Rapporto presentato all’Ufficio nazionale per la sicurezza dei minori per illustrare come le istituzioni cattoliche australiane abbiano replicato alle raccomandazioni della Royal Commission sulla tutela dei bambini. Il Rapporto (consultabile all’indirizzo Internet https://www.catholic.org.au/acbc-media/media-centre/media-releases-new/2229-2019-catholic-church-report-to-the-national-office-for-child-safety/file) è stato redatto dalla Conferenza episcopale australiana (Abcb) e dai Religiosi cattolici del Paese (Cra).

Vigilare per una cultura all’azione tempestiva e decisiva”

Il documento – si legge in una nota diffusa dai vescovi – “si concentra sul periodo che va dal novembre 2018 al novembre 2019” e fa emergere “progressi costanti e significativi in diversi settori, tra cui l’istruzione, la riforma della governance e la risposta alle vittime e ai sopravvissuti di abusi sessuali su minori”. “Chiaramente – ha spiegato il presidente dell’Abcb, l’arcivescovo Mark Coleridge – qualsiasi istituzione che si impegni con i giovani deve restare sempre vigile, lavorando per garantire che siano in atto protocolli e procedure forti ed efficaci e creando, quando insorgono le accuse, una cultura all’azione tempestiva e decisiva”.

In corso un lavoro cruciale per sviluppare nuove linee-guida nazionali

Gli ha fatto eco il presidente del Cra, padre Peter Carroll, il quale ha evidenziato l’importanza dei risultati raggiunti finora, ricordando però che “è in corso un lavoro cruciale per sviluppare nuove linee guida nazionali, così da rafforzare e creare modelli di riferimento precisi per rispondere a casi di abusi antichi e recenti”. Il lavoro su queste linee guida, sviluppate con il contributo dei sopravvissuti, continuerà nel 2020. “Religiosi e vescovi – ha proseguito padre Carroll – stanno lavorando insieme per creare o migliorare gli approcci attuali sulla questione degli abusi. Il modo in cui proteggiamo coloro che vengono affidati alla nostra cura pastorale e come rispondiamo alle persone che sono state danneggiata dalla Chiesa è fondamentale per il nostro ministero”. Infine, l’Abcb e il Cra hanno riaffermato l’impegno incondizionato della Chiesa nel “mantenere sempre al sicuro, nell’ambiente cattolico, i bambini e le persone vulnerabili”. Intanto, quasi tutte le diocesi cattoliche e i principali istituti religiosi australiani hanno aderito al Programma nazionale di riparazione: chi ne beneficia può essere risarcito fino a 150mila dollari australiani e ricevere supporto psicologico illimitato. Da ricordare che la Chiesa cattolica australiana è stata la prima istituzione non governativa ad aderire a tale Piano nazionale.

Le vittime possono scegliere l’azione legale o accedere ad un programma pastorale

Inoltre, le vittime possono contattare direttamente le istituzioni, scegliere la via dell’azione civile o accedere ad un programma pastorale come quello denominato “Verso la guarigione. Principi e procedure in risposta alle accuse di violenza”. Varato nel 2000 dall’Abcb e dal Cra, il programma definisce i termini fisici e psichici degli atti di violenza sessuale e dei soggetti in causa, indicando anche le procedure processuali necessarie. Il tutto con una grande umanità ed empatia nei confronti delle vittime e con un profondo senso di parresia e responsabilità da parte della Chiesa. Da ricordare che le raccomandazioni della Royal Commission, creata per dare una risposta istituzionale alla piaga degli abusi sessuali contro i minori in Australia, sono state pubblicate nel 2017 con l’obiettivo di riformare il sistema penale per meglio tutelare le vittime di abusi. Tali Raccomandazioni sono state il frutto di quattro anni d’inchiesta a vasto raggio che hanno fatto emergere circa 4.440 casi di violenze su minori commessi tra il 1980 e il 2010, nei quali 1.880 sacerdoti risultavano coinvolti.

La Chiesa cattolica ha detto no all’abolizione dell’obbligo del “sigillo della confessione”

La Chiesa cattolica australiana ha preso in considerazione il 98% di tali suggerimenti, respingendone in toto solo uno: quello che chiedeva l’abolizione dell’obbligo del “sigillo della confessione” e la presentazione della denuncia alle autorità, qualora un sacerdote si fosse trovato di fronte all’ammissione di abuso durante il sacramento della Riconciliazione. Su questo punto, la Chiesa australiana ha ribadito il suo no, spiegando che imporre l’abolizione del segreto confessionale è “contrario” sia alla fede cattolica, sia alla “libertà religiosa” riconosciuta dalla legge nazionale.

 

16 dicembre 2019, 10:30