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La preghiera per le stragi di Pasqua in Sri Lanka La preghiera per le stragi di Pasqua in Sri Lanka  (AFP or licensors)

Rapporto Fides: sono 29 i missionari uccisi quest’anno

Pubblicato dall’Agenzia di Propaganda Fide l’annuale rapporto sui missionari uccisi nel 2019. 18 sono sacerdoti. Il numero più elevato registrato in Africa. Segnalata una sorta di “globalizzazione della violenza” mentre in passato i missionari uccisi erano per buona parte concentrati in una zona geografica

“Il martirio è l’aria della vita di un cristiano, di una comunità cristiana. Sempre ci saranno i martiri tra noi: è questo il segnale che andiamo sulla strada di Gesù”. Il rapporto Fides si apre con queste parole di Papa Francesco pronunciate l’11 dicembre nel corso dell’Udienza generale, parlando del martirio cristiano.

Secondo i dati raccolti da Fides, nel corso dell’anno 2019 sono stati uccisi nel mondo 29 missionari, per la maggior parte sacerdoti: 18 sacerdoti, 1 diacono permanente, 2 religiosi non sacerdoti, 2 suore, 6 laici. Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America, dal 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica. In Africa nel 2019 sono stati uccisi 12 sacerdoti, 1 religioso, 1 religiosa, 1 laica (15). In America sono stati uccisi 6 sacerdoti, 1 diacono permanente, 1 religioso, 4 laici (12). In Asia è stata uccisa 1 laica. In Europa è stata uccisa 1 suora. Ancora una volta la vita di molti è stata stroncata durante tentativi di rapina o di furto, in contesti sociali di povertà, di degrado, dove la violenza è regola di vita, l’autorità dello stato latita o è indebolita dalla corruzione e dai compromessi. Questi omicidi non sono quindi espressione diretta dell’odio alla fede, bensì di una volontà di “destabilizzazione sociale”.

La “globalizzazione della violenza”

Un’altra nota è data dal fatto che si registra una sorta di “globalizzazione della violenza”: mentre in passato i missionari uccisi erano per buona parte concentrati in una nazione, o in una zona geografica, nel 2019 il fenomeno appare più generalizzato e diffuso. Sono stati bagnati dal sangue dei missionari 10 paesi dell’Africa, 8 dell’America, 1 dell’Asia e 1 dell’Europa. 

La morte di un sacerdote destabilizza un’intesa comunità cristiana

La Chiesa locale è, di fatto, “una realtà che aiuta la gente, in diretta concorrenza con il crimine organizzato”, il quale sa che eliminare un sacerdote è molto più che eliminare una persona, perché destabilizza un’intera comunità. Così si instaura “una cultura del terrore e del silenzio, importante per la crescita della corruzione e, quindi, per permettere ai cartelli di lavorare liberamente”. In questa chiave - spiega il rapporto Fides - molto probabilmente devono essere letti alcuni degli omicidi, come quello di don David Tanko, ucciso da uomini armati mentre era sulla strada per il villaggio di Takum, in Nigeria, dove stava recandosi a mediare un accordo di pace tra due etnie locali in conflitto da decenni, o il barbaro assassinio di un’anziana suora, nella Repubblica Centrafricana, suor Ines Nieves Sancho, che da decenni continuava ad insegnare alle ragazze a cucire e ad apprendere un mestiere, o ancora la vicenda di fratel Paul McAuley, trovato senza vita nella Comunità studentesca "La Salle", a Iquitos, dipartimento della foresta peruviana, dove si dedicava all’istruzione dei giovani indigeni. Loro, come tutti i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici uccisi, portavano nella vita quotidiana delle persone con cui vivevano, la testimonianza evangelica di amore e di servizio, cercando di alleviare le sofferenze dei più deboli e alzando la voce in difesa dei loro diritti calpestati, denunciando il male e l’ingiustizia, aprendo il cuore alla speranza.

Non si arrestano sequestri e violenze di missionari

Anche di fronte a situazioni di pericolo per la propria incolumità, ai richiami delle autorità civili o dei propri superiori religiosi, i missionari – si legge nel Rapporto Fides - rimangono al proprio posto, consapevoli dei rischi che corrono, per essere fedeli agli impegni assunti e rimanere accanto alla gente che condivide gli stessi rischi. Risulta quasi impossibile compilare un elenco di vescovi, sacerdoti, suore, operatori pastorali, semplici cattolici, che vengono aggrediti, malmenati, derubati, minacciati solo a motivo della loro fede. Come è impossibile censire le strutture cattoliche a servizio dell’intera popolazione, senza distinzione di fede o di etnia, come scuole, ospedali, centri di accoglienza, che sono assaliti, vandalizzati o saccheggiati. Particolare dolore provocano poi le chiese profanate o incendiate, le statue e le immagini sacre distrutte, i fedeli aggrediti mentre sono raccolti in preghiera. Si è ormai diffuso in diversi continenti il sequestro di sacerdoti e suore: alcuni si sono conclusi in modo tragico, come si evince anche dall’elenco dei missionari uccisi, altri con la liberazione degli ostaggi, altri ancora con il silenzio. In Nigeria sono aumentati i rapimenti a scopo estorsivo di preti e religiosi, la maggior parte vengono liberati dopo pochi giorni, in alcuni casi però con conseguenze devastanti per la loro salute fisica e psichica. Analogo fenomeno è frequente anche in America Latina. Tra i rappresentanti di questo gruppo citiamo il gesuita italiano padre Paolo Dall’Oglio, rapito il 29 luglio 2013 a Raqqa, in Siria, su cui si sono rincorse in questi anni tante voci, senza nessuna conferma. Il suo rapimento non è mai stato rivendicato. La missionaria colombiana suor Gloria Cecilia Narvaez Argoty, rapita l'8 febbraio 2017 nel villaggio di Karangasso, in Mali, dal gruppo Al Qaeda del Mali. E’ ancora nelle mani dei suoi sequestratori padre Pierluigi Maccalli, della Società delle Missioni Africane (Sma), che nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2018, è stato rapito in Niger, nella missione di Bamoanga. 

Testimoni della fede morti in modo violento

Sulla scia del Mese Missionario Straordinario dell'ottobre 2019, vissuto dalle comunità cattoliche a tutte le latitudini, che è stato anche occasione di riscoprire le figure di tanti testimoni della fede delle Chiese locali che hanno speso la vita per il Vangelo nei contesti e nelle situazioni più diverse, l’Agenzia Fides con questo rapporto annuale prosegue il suo servizio di raccogliere le informazioni relative ai missionari uccisi nel corso dell’anno. La Fides usa il termine “missionario” per tutti i battezzati, consapevoli che “in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione” (EG 120). Del resto l’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti i battezzati impegnati nella vita della Chiesa morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Per questo l’Agenzia ha preferito non utilizzare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro proponendoli, dopo un attento esame, per la beatificazione o la canonizzazione.

30 dicembre 2019, 12:46