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Cristiani pakistani in preghiera Cristiani pakistani in preghiera 

In Pakistan l'incontro interreligioso per la promozione della pace

Portare la speranza e crescere nella fede: questo l’obiettivo del momento interreligioso organizzato a Lahore dalla Commissione per il dialogo interreligioso e l’ecumenismo della Conferenza episcopale del Pakistan, in preparazione alla Solennità del Natale. A presiedere la cerimonia l'arcivescovo della città, Sebastian Francis Shaw che ha accolto il Ministro per le Minoranze e diritti umani, Ajaz Alam Augustine

Isabella Piro e Lisa Zengarini - Città del Vaticano

La cerimonia interreligiosa di Lahore si è aperta con l'accensione del cero della pace, poi la lettura di alcuni passi sia della Bibbia che del Corano, seguita dall’esecuzione di canti natalizi da parte di alcuni cori scolastici. Speranza e fede i temi centrali. In particolare, gli studenti della St. Mary’ School di Gulberg hanno presentato un tableau rappresentante la storia del Presepe. Tutte le autorità intervenute all’incontro hanno ribadito l’importanza dell’armonia interreligiosa, definita “un bisogno quanto mai necessario oggi”. Di qui, l’auspicio dei partecipanti ad un nuovo anno ricco di “pace, tolleranza, felicità e solidarietà tra tutte le religioni”, con l’obiettivo di “una società riconciliata”.

La protezione delle minoranze

Il Ministro per le Minoranze e diritti umani, Ajaz Alam Augustine Augustine accolto dall'arcivescovo della città, Sebastian Francis Shaw, ha assicurato che il governo pakistano ha a cuore “la protezione delle minoranze” nel Paese. Gli ha fatto eco l’Arcivescovo Shaw, il quale ha esortato i presenti a “far nascere nuove generazioni che siano ambasciatrici di pace”. Infine, padre Francis Nadeem segretario della Commissione episcopale per il dialogo interreligioso e l’ecumenismo, ha invitato i partecipanti ad “eliminare ogni tipo di discriminazione e di odio dalle famiglie, dalla società e dal Paese, così da far crescer i semi della pace, della tolleranza e dell’armonia”.

Istituita nel 1985 dai vescovi cattolici pakistani, la Commissione episcopale per il dialogo interreligioso e l’ecumenismo (Ncide) è divenuta, nel tempo, un organismo cruciale per la Chiesa locale per il suo impegno nella difesa dei cristiani e delle altre minoranze religiose del Pakistan, soprattutto a causa di attacchi terroristici perpetrati da esponenti estremisti. Oggi, la Ncide punta a sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti delle minoranze, così da costruire comunità pacifiche, e per questo lavora fianco a fianco con le donne e i giovani, per promuovere una vera e propria cultura della pace.

Le discriminazioni e le richieste della Chiesa

Con il 2 per cento di presenza (di cui meno dell’1 per cento cattolico) in un Paese a maggioranza musulmana, i cristiani del Pakistan sono da sempre vittime di discriminazioni. Nel sistema politico, ad esempio, le minoranze hanno diritto solo a 10 seggi riservati in Parlamento; inoltre, il sistema educativo sembra incoraggiare le discriminazioni: i libri di testo adottati nei programmi scolastici statali sono, infatti, pieni di riferimenti errati che incitano all’intolleranza contro i non musulmani. Per questo la Chiesa da tempo ne chiede la modifica.

Cruciale, poi, il nodo della controversa “Legge sulla blasfemia” che punisce con l’ergastolo chi offende il Corano e prevede anche la condanna a morte per chi insulta il profeta Maometto. Introdotta nel 1986 dal dittatore Zia-ul-Haq, la legge è diventata uno strumento di repressione e discriminazione ed è spesso usata come pretesto per attacchi, vendette personali o omicidi extra-giudiziali. Tra le vittime della lotta contro la legge sulla blasfemia si ricordano il politico cattolico Shahbaz Bhatti, Ministro per le minoranze religiose, e il governatore musulmano del Punjab Salman Taseer, ambedue assassinati nel 2011 da estremisti islamici per avere difeso Asia Bibi e i diritti delle minoranze religiose in Pakistan.

20 dicembre 2019, 16:21