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Nigeria: proposta la pena capitale per chi fomenta odio. Allarme dei vescovi

Oltre alle critiche degli organismi internazionali, anche la Chiesa cattolica si schiera nettamente contro la pena di morte, ribadendo che “la vita è inviolabile”, “è sacra e appartiene solo a Dio”

Isabella Piro - Città del Vaticano

Fanno discutere, in Nigeria, due proposte di legge attualmente all’esame del Senato, riguardanti la libertà di espressione online: la prima bozza di normativa mira ad introdurre la pena capitale, tramite impiccagione, per chi diffonde su web discorsi d’odio, mentre la seconda proposta è relativa alla tutela da falsità e manipolazioni su Internet e rende punibili, con pene fino a tre anni di prigione, le critiche alle autorità. Numerose le perplessità di vari organismi, tra cui Amnesty International, allarmate per il rischio censura che entrambe le proposte potrebbero scatenare, se approvate.

La pena capitale rende la società più violenta e non funge da deterrente

E perplessità, naturalmente, arrivano dalla Chiesa cattolica, in particolare da monsignor Emmanuel Adetoyese Badejo, vescovo di Oyo: in una dichiarazione, il presule si schiera nettamente contro la pena di morte, ribadendo che “la vita è inviolabile”, “è sacra e appartiene solo a Dio”. “La pena capitale – spiega il presule - rende la società più violenta e non funge da deterrente. Il fatto che i legislatori nigeriani prendano in considerazione la pena di morte per discorsi di odio, in un Paese in cui crimini di odio come l'assassinio politico, la retorica politica violenta, la pulizia etnica, il rapimento a scopo di riscatto si sono verificati per anni senza molte risposte da parte del governo e delle agenzie di sicurezza, è molto doloroso”.

Basta la Costituzione nigeriana per tutelare i cittadini e perseguire chi viola la legge

“I legislatori – continua monsignor Badejo - dovrebbero lottare, piuttosto, per ridurre il numero di morti in alcune parti della Nigeria”. Quanto all’ipotesi che il disegno di legge in questione possa avere valore retroattivo, il presule nota come ciò rappresenti “la prova di quanto la Nigeria faccia passi indietro”, rispetto ai progressi compiuti da altri Paesi. Non solo: si tratterebbe di “un residuo della strategia dei governi del passato di vittimizzare i nemici percepiti e soffocare la libertà di parola”. Certamente, aggiunge il vescovo di Oyo, è necessario “esercitare un certo controllo” per arginare il propagarsi delle fake-news, ma per fare questo basta la Costituzione nigeriana che serve a “tutelare i cittadini e perseguire chi viola la legge”.

Il rischio di invocare la pena di morte per le persone percepite come nemiche

Al contrario, “una disposizione draconiana come la pena di morte per i discorsi di odio sarebbe un invito all’anarchia e al caos, dovuti ad un’applicazione scorretta di tali leggi da parte del governo e di agenti di sicurezza eccessivamente zelanti”. Chiunque abbia il potere e abbia qualcosa da nascondere, ad esempio, “potrebbe invocare la legge e evocare la pena di morte per le persone percepite come nemiche”. Come esempio concreto, il presule cita il caso di Omoye Sowore, attivista per la democrazia e fondatore di un'agenzia di stampa online Sahara Reporter, arrestato lo scorso agosto con l’accusa di “alto tradimento” contro il Capo dello Stato Muhammadu Buhari. Un avvenimento che, spiega il vescovo di Oyo, compromette la fiducia del popolo di cui, invece, l’attuale governo ha grande bisogno. Il suggerimento della Chiesa cattolica all’esecutivo, dunque, è quello di “rimediare piuttosto alle ingiustizie del passato, fornire le infrastrutture di base, trattare tutti in modo equo secondo lo Stato di diritto, creare un ambiente favorevole all'occupazione ed essere trasparente e responsabile”.

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17 dicembre 2019, 11:35