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Siria: le bombe esplose a Qamishlili Siria: le bombe esplose a Qamishli 

Siria, colpito un pastore per disperdere il gregge

Un attentato premeditato, per colpire una guida spirituale amata da cristiani e musulmani, in una zona dove la popolazione civile paga il prezzo più alto della guerra e del terrore. Il rettore del Collegio armeno a Roma, padre Naamo, commenta l’uccisione del sacerdote armeno-cattolico in Siria, rivendicato dall’Is

Fabio Colagrande - Città del Vaticano

Padre Nareg Naamo, rettore del Pontificio Collegio armeno a Roma, conosceva bene padre Ibrahim Hovsep Bedoyan, il parroco della cattedrale di san Giuseppe a Qamishili, nel Nord Est della Siria, rimasto vittima lunedì 11 novembre, assieme al padre, di un attacco rivendicato dai terroristi dell’Is. Ai microfoni di Radio Vaticana Italia, padre Naamo racconta come ha appreso la drammatica notizia:

Ascolta l'intervista a Padre Nareg Naamo

R. – Abbiamo saputo dell’attentato tramite un comunicato alla stampa siriana di mons. Antonio Ayvazian, responsabile dalla diocesi di Qamishli. Il comunicato diceva che il sacerdote che si stava dirigendo verso Deir ez-Zor, era stato attaccato da due fondamentalisti mascherati, quindi con il volto coperto e irriconoscibili. Hanno attaccato la macchina che lo conduceva a Deir ez-Zor, mentre accanto a lui c’era suo padre. Altre due persone che si trovavano sul sedile posteriore sono state ferite, un diacono e un altro laico che andavano assieme a loro per fare dei controlli sui lavori di ricostruzione nella parrocchia locale, semidistrutta durante la guerra. Purtroppo il decesso del padre del sacerdote è avvenuto subito, perché è stato colpito sul petto quando i fondamentalisti hanno aperto il fuoco. Padre Hosvep invece è stato trasferito subito all’ospedale Deir ez-Zor, ma siccome non avevano le apparecchiature per togliere il proiettile dal suo corpo, hanno preferito farlo trasferire a Hassaké che si trova a quasi tre ore di distanza di macchina. Purtroppo durante il viaggio ha perso tanto sangue e non avevano l’attrezzatura per aiutarlo, per fornirgli i soccorsi urgenti. Perciò prima di arrivare ad Hassaké aveva già perso la vita.

Lei conosceva bene il parroco armeno cattolico di San Giuseppe a Qamishli che è rimasto ucciso in questo attentato …

R. - Sì. Abbiamo collaborato parecchi anni. Prima era diacono permanente e poi è diventato un prete sposato; ha una famiglia: un figlio di 19 anni, due figlie di 16 e 12 anni. Abbiamo collaborato per anni prima che io lasciassi la Siria per un’altra missione in Francia, poi da cinque anni sono qui a Roma. Lui era stato ordinato nel 2012. Perciò lo conoscevo bene, abbiamo collaborato insieme facendo catechismo, lezioni scolastiche, aiutando il centro dei salesiani, perché anche lui era operatore salesiano prima di diventare parroco della nostra cattedrale di San Giuseppe della diocesi della Mesopotamia e dell’Alta Mesopotamia degli armeni cattolici in Siria.

Perché l’Is, secondo lei, colpisce i pastori cattolici di queste comunità?

R. – La loro strategia è sempre stata quella di colpire il pastore per disperdere il gregge, come ha detto anche il Nostro Signore, Gesù Cristo. Penso che questo fosse lo scopo di questa uccisione, perché parlando ieri con tanta gente, ho appreso che non era la prima volta che il sacerdote andava in quella zona a Deir ez-Zor. Era la settima volta che partiva per andare a vedere i lavori di rinnovamento della chiesa locale. Perciò penso fosse una cosa ben preparata dai terroristi, perché hanno seguito la sua macchina, sapevano che lui apparteneva ad una chiesa, che aveva una certa presenza spirituale in quella chiesa, nella zona … Poi era un personaggio molto umile, molto apprezzato da tutti quanti: dagli armeni, dai non armeni, dai cristiani, dai musulmani. Lui vermante era una persona molto umile, sempre al servizio degli altri. Foste questo era il loro scopo. Comunque, come avete sentito, quella di lunedì 11 novembre è stata una giornata veramente pesante a Qamishli; oltre a questa notizia, abbiamo avuto anche tre attentati, due con autobombe ed uno con una bicicletta carica di esplosivo. Uno di questi attentati è avvenuto proprio vicino alla nostra vecchia scuola delle suore armene cattoliche dell’Immacolata Concezione accanto alla chiesa dei caldei. Per fortuna non ci sono state vittime, anche se dei cristiani sono stati feriti. Gli altri due attentati sono avvenuti nel centro della città ed hanno provocato circa sei morti e una decina di feriti. Non voglio entrare nel commento politico di cosa accade in questa zona, della situazione attuale del Nord Est della Siria, ma osservo che purtroppo a pagare sempre il prezzo più caro è la gente, la gente non che non c’entra nulla con la politica; persone che magari stanno tornando a casa da lavoro, stanno andando al mercato a comprare qualcosa, rimangono ferite, uccise. Questa purtroppo è la situazione attuale nella nostra zona.
 

12 novembre 2019, 13:28