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"Gesù per le strade": in un libro la storia di Magdeleine di Gesù

Il 14 novembre a Roma la presentazione del libro delle Edizioni Terra Santa che raccoglie i testi della fondatrice della Fraternità delle Piccole Sorelle di Gesù, Magdeleine di Gesù di cui è in corso la causa di beatificazione. Una seminatrice di fraternità, innamorata della tenerezza di Gesù. L'evento cade a 30 anni dalla morte della Piccola Sorella e nell’ ottantesimo anniversario della fondazione della Fraternità

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

Scorrendo l'indice del volume, Gesù per le strade , frutto di lettere e scritti autobiografici di piccola sorella Magdeleine di Gesù, vengono subito in risalto le due grandi sezioni in cui è suddiviso, guida alla lettura anche della vita della protagonista: Mi ha presa per mano, ciecamente ho seguitoFino alle estremità della terra. Parliamo di Magdeleine Hutin, nata a Parigi il 26 aprile del 1898 sin da piccola innamorata di Dio e desiderosa di donargli la vita anche grazie alla fede profonda ricevuta in seno alla famiglia. La passione per l'Africa e per l'islam le maturò grazie al papà mentre l'incontro determinante per la sua vita di fede, fu la lettura degli scritti di Charles de Foucauld, che scelse di vivere nel deserto algerino testimoniando attraverso la sua amicizia, l'amore di Dio.

Il deserto e l'islam

Ed è proprio questa la traccia più importante per Magdeleine. Ad Algeri Magdeleine inizia il suo noviziato, fa la sua prima Professione e, sull'esempio di frate Charles, si sente chiamata a diventare una delle piccole sorelle da lui tanto desiderate. Così, durante il noviziato, mette mano alla Costituzione delle Piccole sorelle di Gesù e nell'ottobre del 1939 nasce la prima fraternità a Touggourt, un’ oasi in pieno deserto, a 600 km da Algeri. Si trattava di un centinaio di famiglie nomadi povere e riunite sotto le tende. È qui che piccola sorella Magdeleine ottiene un terreno e una vecchia casa che, dapprima coperta di sabbia diventa, col lavoro di tutti, presto abitabile. 

Mi ha presa per mano, ciecamente ho seguito

La "scintilla dell'amore del Signore" la guida sempre. E' una vita la sua, che fino al 1939 la vede in Africa, intorno al deserto del Sahara sola con i nomadi che l'hanno appassionata sin da piccola, lavorando con loro in una fiducia totale. E' "un'esperienza unica e irripetibile, fatta di rispetto, di amicizia reciproca che per sempre sarà il marchio della Fraternità", spiega nella nostra intervista piccola sorella Paola Francesca di Gesù, collaboratrice della causa di beatificazione di sorella Magdeleine.

Fino alle estremità della terra

Nel 1946, intuisce che il Signore le sta chiedendo di non fermarsi alle popolazioni musulmane dell'Africa del nord, ma che l' "apostolato dell'amicizia" può essere vissuto con tutti, specie i più piccoli e i più lontani, in modo gratuito. E allora si mette in cammino sulle strade del mondo, nonostante un corpo minato dalla malattia. Cammina attratta dall'amore di Dio che voleva riversare sul mondo. Cammina affidandosi a quello che chiama "Dio dell'impossibile". E ovunque arriva  - villaggi, città, fabbriche, tribù - assume e fa assumere alle sue compagne, per quanto possibile, lo stesso stile di vita di "quelli più al margine della società, ignorati e guardati con disprezzo, per tessere con ciascuno relazioni di rispetto nella diversità. Perchè in ognuno - spiega piccola sorella Paola Francesca  -  lei ritrovava la scintilla di Dio".

Piccola sorella Magdeleine
Piccola sorella Magdeleine

La fraternità

"Come Congregazione  - racconta piccola sorella Paola Francesca - ci chiamiamo fraternità e così si chiamano anche le nostre case, luoghi in cui tutti ci riconosciamo fratelli e sorelle attraverso il reciproco e profondo rispetto. Magdeleine riassumeva con una parola la fraternità: diceva 'Unità' che voleva dire comunione: proprio perchè siamo tutti figli di Dio siamo fratelli e sorelle e possiamo imparare a vivere in comunione profonda".

Ascolta l'intervista a piccola sorella Paola Francesca

R. - La strada è proprio questo continuo mettersi in viaggio per portare la tenerezza del Signore ad ogni persona. Voleva veramente raggiungere quelle piccole etnie difficilmente raggiungibili, per vivere in mezzo a loro, diceva lei, per seminare delle scintille d’amore.

Infatti... tra le comunità di zingari, pigmei, nomadi...

R. - Sì, i Kayapós del Brasile, gli inuit in Alaska... E nello stesso tempo si lascia guidare dal Signore. Nel ’46 intuisce che il Signore le sta chiedendo di non fermarsi alle popolazioni musulmane dell’Algeria e dell’Africa del nord ma che questo stile di vita, l’apostolato dell’amicizia, può essere vissuto con tutti in modo totalmente gratuito.

Nel rapporto con i musulmani oggi cosa dice al mondo che si confronta più che mai con questa realtà culturale e religiosa?

R. - Direi che l’esperienza di piccola sorella Magdeleine è un’esperienza molto particolare che non esiterei a dire unica nella storia della Chiesa. Perché lei ha fondato appunto, nel Sahara algerino la Fraternità. Ha vissuto i primi tempi sola in mezzo alla popolazione, era una popolazione molto semplice, molto povera, facendo fiducia e ricevendo fiducia. Se pensiamo che lei scriveva le Costituzioni e le rileggeva con i suoi amici musulmani chiedendo loro di commentarle. Lei a un certo punto li chiama addirittura i miei cofondatori, penso che sia una storia molto singolare. C’è questa esperienza di un amore profondo reciproco, nel rispetto della differenza della fede. E credo che questo possa essere un segnale molto forte oggi, quando rischiamo di vedere il mondo musulmano solo attraverso un’immagine purtroppo di violenza. Non è solo questo, è possibile avere delle bellissime amicizie, dove la differenza diventa una ricchezza reciproca.

Gesù bambino da donare al mondo

Un punto fermo della spiritualità di Magdeleine è la figura di Gesù Bambino. La tenerezza di Dio è un dono e un tratto cui configurarsi nella fraternità. Non è semplice spiegare questo rapporto, la stessa piccola sorella Paola Francesca racconta del sogno di cui la fondatrice le faceva partecipi: 

R. - A noi ne parlerà mai direttamente, noi ne siamo venute a conoscenza dopo la sua morte. Lei parlava... Eventualmente vi posso parlare di un sogno molto bello. In questo sogno Maria aveva il piccolo Gesù e lo voleva dare a qualcuno e delle persone molto pie passavano davanti a lei guardando per terra e pregando, quindi non vedevano la Madonna e non vedevano il gesto. Lei avrebbe voluto gridare a queste persone, 'alzate lo sguardo e vedete Maria vuol dare il bimbo'. Ed ecco che Maria affida a lei il bambino. E questo è un’esperienza mistica, spirituale molto profonda che la trasforma profondamente. Lei sarà invasa dalla tenerezza del nostro bimbo Dio che si fa fragile, si rimette nelle nostre mani. Ed è questa che diventa poi la strada maestra se così possiamo dire, spiritualmente parlando, per noi piccole sorelle, l’infanzia spirituale. Quindi essere noi stesse dei bambini per testimoniare di questo amore, di un Dio che si rimette nelle nostre mani. E’ un messaggio anche di fragilità, di debolezza. E nello steso tempo a volte dice piccola sorella Magdeleine, quando c’è un bambino tutti gli sguardi sono attratti dal bambino e nessuno avrà mai paura di un bambino. Quindi nella misura in cui noi lasciamo che il  Signore ci trasformi con un’anima di bambini, ecco che poi anche le frontiere si sgretolano perché questa è la forza del piccolo. 

La sua eredità: la comunione nell'amore

La causa di beatificazione di piccola sorella Magdeleine, è attualmente alla sua fase romana,  si attendono i pronunciamenti dei teologi. Ma è vivo e forte il messaggio che lascia al mondo di oggi da vivere nel quotidiano. "Il messaggio - dice piccola sorella Paola Francesca - è quello della fratellanza di cui il mondo ha tanto bisogno. Se lei ha osato andare al di là di ogni tipo di frontiera - spiega -  abbattere i muri che ci separano, questo è un messaggio per tutti noi, per gli uomini di buona volontà di ogni credenza e cultura. Perchè credo che ci sia in ciascuno di noi un anelito alla comunione profonda. Ed è ciò che lei chiede nella preghiera, che è la nostra professione religiosa: la comunione nell'amore. E' la strada che anche i non credenti possono percorrere. Era una donna normale, con i suoi limiti e i suoi difetti, estremamente umana eppure, fidandosi del Dio dell'impossibile, è riuscita a trasmettere un messaggio di amore. Questo vale per tutti noi".

13 novembre 2019, 08:08