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Il Coica dopo il Sinodo: camminare insieme con gioia e speranza

Il Coordinamento delle organizzazioni indigene dell’Amazzonia (COICA) ha rilasciato una dichiarazione finale sul Sinodo per la Regione Amazzonica tenutosi a Roma lo scorso ottobre. L’evento ha riunito circa 180 padri sinodali, religiosi, laici, teologi esperti e rappresentanti indigeni, per discutere la realtà che la Chiesa vive in questa regione e per discernere il cammino da seguire per un'efficace evangelizzazione

Il Sinodo amazzonico è stato “l'evento più importante di questo secolo, poiché ha posto l’Amazzonia, i suoi popoli e la loro vita come asse centrale del dibattito”. E’ quanto si legge nella dichiarazione finale del COICA in cui si ringrazia profondamente la Chiesa per gli sforzi e gli impegni assunti dopo questa assise.

Sulla violenza e lo sfruttamento in Amazzonia

In vari punti, il coordinamento rilancia l'appello per fermare “la violenza contro l'Amazzonia, accelerare la titolazione dei territori indigeni, bloccare l'invasione violenta e inconsulta di grandi progetti di sviluppo” che stanno saccheggiando ancora una volta le case e le vite della popolazione indigena. Tuttavia, viene affermato che c'è stato un tentativo fallito di escludere e in alcuni casi 'sterminare' le culture più vicine alla teoria dello sviluppo sostenibile.

No alla cultura del capitale

Il coordinamento richiama inoltre l'attenzione “sulla cultura del capitale, la logica della proprietà e dell'avidità, la malattia del consumismo, l'eccessivo individualismo e la quasi totale assenza di spiritualità", che - si legge - sono "i segni terminali della crisi civilizzatrice contemporanea". Questa “cultura del capitale” ha generato grandi conseguenze per molti anni, come “la devastazione della foresta, lo sterminio dei popoli e delle comunità indigene, la migrazione, la progressiva perdita di conoscenze e pratiche, e la disputa su un'identità che viene discussa tra la propria e quella degli altri”, dice il coordinamento.

Contributo della Chiesa e chiamata del Papa

COICA afferma  anche di riconoscere e valorizzare gli orientamenti e le visioni del Papa riguardo a “un'ecologia integrale, fondamento del rapporto tra etica e bene comune di tutta la creazione”, che ci invita a “passare dal consumo al sacrificio, dall'avidità alla generosità, dallo spreco alla capacità di condivisione”. Il comunicato rilancia l'appello di Papa Francesco “a cambiare il paradigma storico attraverso il quale gli Stati vedono l'Amazzonia come una dispensa di risorse naturali”. Francesco infatti invoca un “rapporto armonioso tra la natura e il Creatore”, ed esprime chiaramente che “la difesa della terra non ha altro scopo che la difesa della vita, perciò deve essere considerata terra santa: questa – ha affermato il Papa - non è una terra orfana! Ha una Madre!” D'altra parte, la minaccia contro i territori amazzonici deriva anche dalla perversione di alcune politiche che promuovono la “conservazione” della natura senza tener conto dell'essere umano e, in particolare, dei fratelli e sorelle amazzonici che la abitano".

Supporto post-sinodale

Il coordinamento dice di sostenere il documento finale approvato dal Sinodo dei Vescovi e di confidare pienamente nell'impegno di Papa Francesco affinché, considerando l'aspirazione collettiva dei popoli a “camminare insieme con gioia, speranza e molta volontà” si possa arrivare alla formulazione di un'ecologia integrale; ad un lavoro congiunto tra la Chiesa amazzonica e il popolo amazzonico per rendere realtà nei popoli e nelle comunità, la valutazione delle loro pratiche economiche; e nel riuscire ad influenzare “l'importanza delle culture indigene, della conoscenza e della spiritualità per la conservazione dell'Amazzonia”.

COICA è nato il 14 marzo 1984 nella città di Lima-Peru, e dal giugno 2018 adempiendo al mandato di Macapa, ha assunto la missione di rappresentare e guidare la difesa dei diritti e dei territori di 506 popoli indigeni e di oltre 66 popoli in isolamento volontario, in una regione unica di 7,5 milioni di km2.

18 novembre 2019, 16:30