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Canada: nuove linee guida dei vescovi per la tutela dei minori

Priorità dei presuli canadesi per la prevenzione, la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili e la guarigione delle vittime e dei sopravvissuti agli abusi. Ogni denuncia dovrà essere riportata alla polizia senza eccezioni e l’indagato verrà immediatamente sospeso dal suo ministero durante l’inchiesta. La questione importante della pubblicazione dei nomi di sacerdoti con accuse “credibili”

Lisa Zengarini – Città del Vaticano

La lotta alla pedofilia nella Chiesa è e sarà sempre una priorità per i vescovi canadesi che da un anno stanno studiando come applicare al meglio nelle rispettive diocesi ed eparchie le nuove linee guida adottate nel 2018 dalla Conferenza episcopale (Cecc-Cccb) “per la prevenzione, la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili e la guarigione delle vittime e dei sopravvissuti”. È quanto puntualizza una nota pubblicata in questi giorni sul sito della Cecc-Cccb.

Riconquistare la fiducia dei fedeli cattolici

I vescovi – si legge nel testo - sono “decisi a promuovere la guarigione delle vittime e dei sopravvissuti agli abusi, a riparare le ingiustizie, a garantire la sicurezza del pubblico e a riconquistare la fiducia dei fedeli cattolici e di tutta la popolazione partendo da un’azione preventiva chiara ed efficace”, quale indicata nelle suddette linee guida contenute documento sulla “Protezione dei minori contro gli abusi sessuali”. Esse stabiliscono chiaramente che ogni denuncia sia riportata alla polizia senza eccezioni, che l’indagato venga immediatamente sospeso dal suo ministero durante l’inchiesta e che, se condannato, siano prese tutte le misure necessarie per proteggere altri minori da abusi sessuali.

La questione della pubblicazione dei nomi di sacerdoti con accuse “credibili”

Anche se le nuove linee guida sulle responsabilità pastorali e civili dei vescovi sono molto chiare, resta peraltro una questione importante all’attenzione della Chiesa canadese: quella della pubblicazione dei nomi di sacerdoti con accuse “credibili”. Su questo punto - evidenzia la nota della Cecc – la risposta non può essere semplice, perché in gioco ci sono la normativa, federale e provinciale, sulla tutela della privacy e le disposizioni della Carta canadese dei diritti e libertà e del benessere delle vittime e dei sopravvissuti (alcuni dei quali non vogliono che i nomi dei loro aggressori siano resi pubblici, per garantire il proprio anonimato, o perché temono di essere nuovamente vittimizzate). Ogni diocesi o eparchia canadese, dunque,  cercherà le soluzioni appropriate per il singolo caso, previa un’ampia consultazione con esperti e soprattutto con le vittime interessate. Della questione continueranno ad occuparsi i membri del neo-costituito Comitato permanente della Cecc-Cccb per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili.
 

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20 novembre 2019, 08:02