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Vatican News
Bolivia: la statua del Redentore a El Alto Bolivia: la statua del Redentore a El Alto  (AFP or licensors)

Bolivia: i vescovi convocano il tavolo di dialogo nazionale

Per i vescovi il dialogo è l’unica via per superare le differenze tra i boliviani e chiedono ai media e ai leader mediatici di abbassare il tono delle dichiarazioni pubbliche evitando un confronto popolare sui simboli religiosi che tende a dividere il Paese

La Conferenza episcopale boliviana (Ceb), rappresentanti dell'Unione Europea e delle Nazioni Unite hanno convocato ieri ufficialmente il tavolo di dialogo nazionale, con tre obiettivi: pacificare il Paese, definire gli accordi per nuove elezioni generali, concordare l'elezione di un nuovo Tribunale Supremo Elettorale.

I vescovi invocano nuove elezioni, trasparenti e affidabili

Monsignor Aurelio Pesoa Ribera, vescovo ausiliare de La Paz e segretario generale della Ceb ha letto il comunicato durante una conferenza stampa, cui era presente anche mons. Eugenio Scarpellini, vescovo di El Alto e direttore nazionale delle Pom Bolivia. "Il dialogo è il modo appropriato per superare le differenze tra i boliviani, per questo invitiamo tutti a rispondere a questo invito. Tenere nuove elezioni, trasparenti e affidabili, è il modo migliore per superare le differenze in modo democratico e pacifico. Chiediamo ai media e ai leader mediatici di abbassare il tono delle dichiarazioni pubbliche per facilitare il dialogo e la comprensione tra tutti" si legge nel testo inviato all'Agenzia Fides. Il comunicato conclude: "Dio benedica e aiuti tutti, in particolare i leader politici e sociali, ad adempiere alle proprie responsabilità personali e storiche per la pacificazione del Paese".

La Parola di Dio non può essere usata come proprietà di un partito politico

La Bolivia ha vissuto momenti di aspra violenza durante gli scontri dei gruppi a favore dell’ex Presidente Morales, ora all’estero, e gruppi dell'opposizione. Parallelamente alle proposte politiche, si è sviluppato un confronto popolare sui simboli religiosi. L’Agenzia Fides riporta l’editoriale di Infodecom, che spiega che "Non è una guerra fra Dio e la Pachamama". "Sebbene la stampa internazionale abbia scritto frasi come ‘La Bibbia torna nel Palazzo del Governo’ oppure ‘Dio ha espulso la Pachamama dal Palazzo’, crediamo che la Parola di Dio non può essere usata come segno di supremazia razziale o come proprietà di un partito politico. La presenza di questi segni sacri, come la croce o il rosario, dovrebbe essere graduale e in nessun caso essere vista come un trofeo" scrive Infodecom nell’editoriale ripreso dalla Fides.

Non si tratta di tornare al tempo in cui si governava con la croce e con la spada

"Non cadiamo nella trappola di un settore politico, sociale o culturale, appropriandosi di segni e simboli che appartengono a tutti e che rappresentano soprattutto la verità, il cammino e la pace; cioè l'opposto della violenza di questi giorni" continua l'editoriale. "Abbiamo notato che i boliviani uccisi in questi giorni, forze dell'ordine, giovani, coltivatori di coca o sindacalisti, sono stati tutti sepolti sotto una croce, con la preghiera del Padre Nostro e, nel migliore dei casi, con la celebrazione liturgica di un sacerdote?" "Non si tratta di tornare al tempo in cui si governava con la croce e con la spada, perché quello è stato un errore storico le cui conseguenze sta ancora pagando l'immagine della Chiesa. Crediamo che il ruolo della religione possa essere molto utile in questo momento drammatico, la religione non rimarrà sola nelle sacrestie come molti vorrebbero...Dobbiamo avviare una scuola di riconciliazione" conclude il testo. (C.E. - Agenzia Fides)

 

19 novembre 2019, 12:46