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Famiglie di detenuti politici in un carcere venezuelano Famiglie di detenuti politici in un carcere venezuelano  (AFP or licensors)

Detenuti di guerra, Chiesa in difesa del diritto internazionale

A Roma è iniziato ieri il V° Corso di formazione dei militari cappellani cattolici. Cardinale Turkson: sono loro i testimoni dell’amore misericordioso di Dio nelle situazioni dove la dignità della persona molto spesso è calpestata

Federico Piana – Città del Vaticano

‘La privazione della libertà in situazioni di conflitti armati. La missione dei cappellani militari’. Il tema del 5° Corso internazionale per la formazione dei militari cappellani cattolici al diritto internazionale umanitario che si sta svolgendo all’Institutum Patristicum Augustinianum di Roma assume ancora più forza se si pensa che la riunione di alto livello, alla quale stanno prendendo parte anche esperti militari e rappresentanti delle Nazioni Unite, si tiene proprio nel cuore di un anniversario storico: la firma delle Convenzioni di Ginevra del 1949.

Turkson: cappellano militare testimone della misericordia di Dio

Ad aprire i lavori è stato il cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero delle Sviluppo Umano Integrale, che non ha esitato a tracciare l’identikit attuale del cappellano militare: “E’ testimone, con le parole e la vita, della sollecitudine della Chiesa e dell’amore misericordioso di Dio che non esclude nessuno”. Nel suo discorso di benvenuto, il prefetto ha messo in evidenza la dolorosa tendenza che purtroppo sta investendo le persone recluse, anche quelle in situazioni di conflitto: luoghi di detenzione non adeguati, lesivi della dignità personale, che si “trasformano molte volte in teatro di nuovi crimini”.

Preparare personale specializzato

Superando qualsiasi aspettativa degli organizzatori, al corso si sono iscritti in 130 provenienti da 70 nazioni diverse. Un record. “Obiettivo di questa attività – racconta padre Giulio Cerchietti, responsabile dell’ufficio internazionale Ordinariati Militari della Congregazione dei Vescovi – è adeguare, formare, preparare personale specializzato che opera in campo militare per la tutela dei principi sostenuti dalla Chiesa e in difesa del diritto umanitario”.

La crisi del diritto umanitario

Un’impellente necessità, visto che lo stesso diritto umanitario, in questi ultimi decenni, è entrato in una crisi senza precedenti. Padre Cerchietti è chiaro: “Le nostre biblioteche traboccano di testi sul diritto umanitario. E’ l’applicazione rigorosa che manca. Il pericolo nasce quando il diritto umanitario si trasforma in diritto soggettivo, cioè quando viene interpretato di volta in volta secondo le opportunità. Alla fine non è più un diritto, si trasforma in una prepotenza”.

Prigionieri di guerra: diritti violati

Molto spesso, in situazioni di conflitto, sono i prigionieri di guerra a fare esperienza sulla propria pelle delle violazioni dei diritti umani. Anche quelli considerati più scontati. “La persona deve rimanere tale anche nelle situazioni di guerra. Vanno rispettate le garanzie fondamentali, primarie. Questa è la grande preoccupazione della Chiesa che per questo forma il suo personale, come i cappellani militari. Che, se necessario, devono avere anche la forza di denunciare” dice padre Cerchietti.

Ascolta l'intervista a padre Cerchietti

L’esperienza argentina, esempio emblematico

Tra i detenuti militari in Argentina c’è un problema di carcerazione preventiva eccesiva. E’ monsignor Santiago Olivera Olivera, Ordinario militare del Paese, a sollevare il problema. Nel suo intervento, spiega come la detenzione prima della celebrazione del processo possa durare anche dieci anni e coinvolgere detenuti anche molto anziani. “Alcuni di loro – afferma – furono accusati di genocidio, passarono anni in prigione prima di essere giudicati e successivamente sono stati assolti”. Un numero considerevole di prigionieri, poi, trova la morte durante la carcerazione preventiva per la mancanza di attenzione medica da parte delle autorità, denuncia l’Ordinario. Situazioni simili si possono riscontrare anche in altri, numerosi, Paesi.

Il caso Venezuela, tra scontri e rispetto della dignità della persona

Il Venezuela è una terra travagliata da attacchi, scontri, guerriglie. Qual è la situazione dei detenuti militari nella nazione? Prova a rispondere monsignor Benito Adan Mendez Brancamonte, ordinario militare: “ In Venezuela adesso c’è una consapevolezza dell’esigenza di rispettare i diritti umani internazionali. Recentemente anche il Ministero della Difesa ha realizzato corsi per istruire i propri militari sul rispetto delle norme internazionali e della dignità della persona. Posso dire che, nonostante le tensioni, il governo sta facendo la propria parte ”.

Cappellani militari: volto di una Chiesa in uscita

Come in tutto il mondo, i cappellani militari sono il volto concreto di una Chiesa in uscita. “E’ vero – commenta monsignor Mendez Brancamonte -. Anche in Venezuela è così. Siamo noi cappellani militari che andiamo a trovare i soldati nelle caserme, nelle loro case, negli ospedali, in prigione. Cosa facciamo? Portiamo conforto, solidarietà, amore. Formiamo quei ragazzi che non hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Senza dimenticare le loro famiglie, alle quali dedichiamo un ampio lavoro pastorale”. Domani mattina prevista l’udienza dei partecipanti con il Santo Padre.

Ascolta l'intervista a mons. Mendez Brancamonte
30 ottobre 2019, 14:15