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Christus vivit, giovani apostoli dei giovani

A un anno dal Sinodo sui giovani, ragazzi e ragazze dal mondo si confrontano con la "Christus vivit", l'Esortazione apostolica di Papa Francesco. “Gesù Cristo sempre giovane” titola il secondo capitolo della “Christus vivit”. Julian Paparella, canadese, laureato alla McGill University di Montréal, racconta come questo aspetto sia vissuto da alcuni studenti dello stesso ateneo, che Julian affianca in un percorso di fede. “La mia fortuna? Aver partecipato al Sinodo dei giovani”

22. Gesù è «giovane tra i giovani per essere l’esempio dei giovani e consacrarli al Signore».[3] Per questo il Sinodo ha affermato che «la giovinezza è un periodo originale e stimolante della vita, che Gesù stesso ha vissuto, santificandola».[4] Cosa ci racconta il Vangelo sulla giovinezza di Gesù?

La giovinezza di Gesù

23. Il Signore «emise lo spirito» (Mt 27,50) su una croce quando aveva poco più di trent’anni (cfr Lc 3,23). È importante prendere coscienza che Gesù è stato un giovane. Ha dato la sua vita in una fase che oggi è definita come quella di un giovane-adulto. Nel pieno della sua giovinezza iniziò la sua missione pubblica e così «una luce è sorta» (Mt 4,16), specialmente quando diede la sua vita fino alla fine. Questo finale non è stato improvvisato, al contrario tutta la sua giovinezza è stata una preparazione preziosa, in ognuno dei suoi momenti, perché «tutto nella vita di Gesù è segno del suo mistero»[5] e «tutta la vita di Cristo è mistero di redenzione».[6]

24. Il Vangelo non parla della fanciullezza di Gesù, ma ci racconta alcuni avvenimenti della sua adolescenza e giovinezza. Matteo colloca questo periodo della giovinezza del Signore tra due eventi: il ritorno della sua famiglia a Nazaret, dopo il tempo di esilio, e il suo battesimo nel Giordano, dove ha iniziato la sua missione pubblica. Le ultime immagini di Gesù bambino sono quella di un piccolo rifugiato in Egitto (cfr Mt 2,14-15) e poi quella di un rimpatriato a Nazaret (cfr Mt 2,19-23). Le prime immagini di Gesù giovane-adulto sono quelle che ce lo presentano tra la folla accanto al fiume Giordano, venuto per farsi battezzare da suo cugino Giovanni il Battista come uno dei tanti del suo popolo (cfr Mt 3,13-17).

25. Quel battesimo non era come il nostro, che ci introduce alla vita della grazia, bensì è stata una consacrazione prima di iniziare la grande missione della sua vita. Il Vangelo dice che il suo battesimo è stato motivo della gioia e del beneplacito del Padre: «Tu sei il Figlio mio, l’amato» (Lc 3,22). Immediatamente Gesù è apparso ricolmo di Spirito Santo ed è stato condotto dallo Spirito nel deserto. In questo modo, era pronto per andare a predicare e a fare prodigi, per liberare e guarire (cfr Lc 4,1-14). Ogni giovane, quando si sente chiamato a compiere una missione su questa terra, è invitato a riconoscere nella sua interiorità quelle stesse parole che Dio Padre gli rivolge: «Tu sei mio figlio amato».

26. Tra questi racconti, ne troviamo uno che mostra Gesù in piena adolescenza. È quando ritornò con i suoi genitori a Nazaret, dopo che lo avevano perso e ritrovato nel Tempio (cfr Lc 2,41-51). Qui dice che «stava loro sottomesso» (cfr Lc 2,51), perché non aveva rinnegato la sua famiglia. Subito Luca aggiunge che Gesù «cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52). Vale a dire, si stava preparando e in quel periodo stava approfondendo il suo rapporto con il Padre e con gli altri. San Giovanni Paolo II ha spiegato che non cresceva solo fisicamente, ma che «vi è stata in Gesù anche una crescita spirituale» perché «la pienezza di grazia in Gesù era relativa all’età: c’era sempre pienezza, ma una pienezza crescente col crescere dell’età».[7]

27. In base a questi dati evangelici possiamo affermare che, nella sua fase giovanile, Gesù si stava “formando”, si stava preparando a realizzare il progetto del Padre. La sua adolescenza e la sua giovinezza lo hanno orientato verso quella missione suprema.

28. Nell’adolescenza e nella giovinezza il suo rapporto con il Padre era quello del Figlio amato; attratto dal Padre, cresceva occupandosi delle sue cose: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49). Tuttavia, non dobbiamo pensare che Gesù fosse un adolescente solitario o un giovane che pensava a sé stesso. Il suo rapporto con la gente era quello di un giovane che condivideva tutta la vita di una famiglia ben integrata nel villaggio. Aveva imparato il lavoro del padre e poi lo ha sostituito come falegname. Per questo, nel Vangelo in una occasione viene chiamato «il figlio del falegname» (Mt 13,55) e un’altra volta semplicemente «il falegname» (Mc 6,3). Questo dettaglio mostra che era un ragazzo del villaggio come gli altri e che aveva relazioni del tutto normali. Nessuno lo considerava un giovane strano o separato dagli altri. Proprio per questo motivo, quando Gesù si presentò a predicare, la gente non si spiegava da dove prendesse quella saggezza: «Non è costui il figlio di Giuseppe?» (Lc 4,22).

29. Il fatto è che «neppure Gesù crebbe in una relazione chiusa ed esclusiva con Maria e Giuseppe, ma si muoveva con piacere nella famiglia allargata in cui c’erano parenti e amici».[8] Comprendiamo così perché, al momento di ritornare dal pellegrinaggio a Gerusalemme, i genitori fossero tranquilli pensando che quel ragazzo di dodici anni (cfr Lc 2,42) camminasse liberamente tra la gente, benché non lo vedessero per un giorno intero: «credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio» (Lc 2,44). Di certo – pensavano – Gesù stava lì, andava e veniva in mezzo agli altri, scherzava con quelli della sua età, ascoltava i racconti degli adulti e condivideva le gioie e le tristezze della carovana. Il termine greco usato da Luca per la carovana dei pellegrini – synodía – indica precisamente questa “comunità in cammino” di cui la Santa Famiglia è parte. Grazie alla fiducia dei suoi genitori, Gesù si muove con libertà e impara a camminare con tutti gli altri.

La sua giovinezza ci illumina

30. Questi aspetti della vita di Gesù possono costituire un’ispirazione per ogni giovane che cresce e si prepara a compiere la sua missione. Ciò comporta maturare nel rapporto con il Padre, nella consapevolezza di essere uno dei membri della famiglia e della comunità, e nell’apertura ad essere colmato dallo Spirito e condotto a compiere la missione che Dio affida, la propria vocazione. Nulla di tutto questo dovrebbe essere ignorato nella pastorale giovanile, per non creare progetti che isolino i giovani dalla famiglia e dal mondo, o che li trasformino in una minoranza selezionata e preservata da ogni contagio. Abbiamo bisogno, piuttosto, di progetti che li rafforzino, li accompagnino e li proiettino verso l’incontro con gli altri, il servizio generoso, la missione.

31. Gesù non illumina voi, giovani, da lontano o dall’esterno, ma partendo dalla sua stessa giovinezza, che egli condivide con voi. È molto importante contemplare il Gesù giovane che ci mostrano i Vangeli, perché Egli è stato veramente uno di voi, e in Lui si possono riconoscere molti aspetti tipici dei cuori giovani. Lo vediamo, ad esempio, nelle seguenti caratteristiche: «Gesù ha avuto una incondizionata fiducia nel Padre, ha curato l’amicizia con i suoi discepoli, e persino nei momenti di crisi vi è rimasto fedele. Ha manifestato una profonda compassione nei confronti dei più deboli, specialmente i poveri, gli ammalati, i peccatori e gli esclusi. Ha avuto il coraggio di affrontare le autorità religiose e politiche del suo tempo; ha fatto l’esperienza di sentirsi incompreso e scartato; ha provato la paura della sofferenza e conosciuto la fragilità della Passione; ha rivolto il proprio sguardo verso il futuro affidandosi alle mani sicure del Padre e alla forza dello Spirito. In Gesù tutti i giovani possono ritrovarsi».[9]

32. D’altra parte, Gesù è risorto e vuole farci partecipare alla novità della sua risurrezione. Egli è la vera giovinezza di un mondo invecchiato ed è anche la giovinezza di un universo che attende con «le doglie del parto» (Rm 8,22) di essere rivestito della sua luce e della sua vita. Vicino a Lui possiamo bere dalla vera sorgente, che mantiene vivi i nostri sogni, i nostri progetti, i nostri grandi ideali, e che ci lancia nell’annuncio della vita che vale la pena vivere. In due curiosi dettagli del Vangelo di Marco possiamo vedere la chiamata alla vera giovinezza dei risorti. Da una parte, nella passione del Signore appare un giovane timoroso che cercava di seguire Gesù ma che fuggì via nudo (cfr 14,51-52), un giovane che non ebbe la forza di rischiare tutto per seguire il Signore. Invece, vicino al sepolcro vuoto, vediamo un giovane «vestito di una veste bianca» (16,5) che invitava a vincere la paura e annunciava la gioia della risurrezione (cfr 16,6-7).

33. Il Signore ci chiama ad accendere stelle nella notte di altri giovani; ci invita a guardare i veri astri, quei segni così diversificati che Egli ci dà perché non rimaniamo fermi, ma imitiamo il seminatore che osservava le stelle per poter arare il campo. Dio accende stelle per noi affinché possiamo continuare a camminare: «Le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia e hanno gioito; egli le ha chiamate e hanno risposto» (Bar 3,34-35). Ma Cristo stesso è per noi la grande luce di speranza e di guida nella nostra notte, perché Egli è «la stella radiosa del mattino» (Ap 22,16).

01 ottobre 2019, 12:00