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L'arcivescovo Matteo Zuppi con Papa Francesco L'arcivescovo Matteo Zuppi con Papa Francesco 

Zuppi: “Portare la porpora per servire gli ultimi”

Intervista all’arcivescovo di Bologna scelto da Papa Francesco come nuovo cardinale: “Quando l’ho saputo era a Lourdes: un segno della provvidenza. La mia bussola sarà sempre puntata su poveri e chiesa in uscita”

Federico Piana- Città de Vaticano

“Sono stato preso letteralmente alla sprovvista”. Quando dal suo telefonino arriva la notizia che Papa Francesco lo ha scelto come cardinale, monsignor Matteo Zuppi è intento a guidare il pellegrinaggio della sua diocesi a Lourdes. E’ domenica primo settembre e l’arcivescovo di Bologna rimane in silenzio per qualche interminabile secondo mentre scopre dai suoi numerosi interlocutori che proprio lui sarà l’unico italiano dei 13 cardinali che il prossimo 5 ottobre riceveranno la porpora nel concistoro annunciato dal Pontefice. “Sa a cosa ho subito pensato? Alla responsabilità che comporta il mio nuovo ruolo. Il titolo non cambierà in nulla il mio ministero ma certamente mi costringerà ad essere ancora di più testimone della fede”.

In che modo?

R. - Servendo maggiormente la comunione. Essere vicini a colui il quale presiede nella comunione, il vescovo di Roma, diventa essenziale in una Chiesa sempre più grande e con maggiori responsabilità. Gerusalemme non deve diventare una Babele e deve saper parlare con un'unica lingua che tutti capiscono

Anche da cardinale la sua bussola continuerà a puntare sui poveri e su una chiesa in uscita?

R. - Non c’è dubbio. Nella domenica in cui sono venuto a conoscenza della decisione del Santo Padre ho notato tre segni della provvidenza. Il primo: ero a Lourdes, luogo nel quale soprattutto chi soffre sperimenta la maternità della Chiesa. Poi, il vangelo di quella domenica: narrava dell’importanza di non occupare i primi posti. Per me è l’esortazione a servire sempre gli ultimi, per diventare migliori. Il terzo segno è legato a delle ricorrenze che cadevano in quel primo settembre. Lo scoppio della Seconda Guerra mondiale, che ci ricorda l’impegno costante per la pace, la giornata del creato e la memoria di Sant’Egidio, santo che dà il nome alla comunità della quale sono assistente ecclesiastico. Tutti segni che mi aiutano a ricordare i doni che ho ricevuto nel mio cammino

Il suo amore per gli ultimi e per la pace 27 anni fa l’ha spinta ad essere uno dei protagonisti degli accordi firmati nel 1992 tra le fazioni armate in lotta in Mozambico, Paese visitato da Papa Francesco nel suo viaggio apostolico in Africa in corso in queste ore. Cosa ricorda di quei momenti?

R. - La nostra esperienza del negoziato mozambicano ci ha insegnato che la pace si può tentare di renderla possibile dal basso. Sperimentammo ‘l’artigianato della pace’, frutto di uno sforzo personale che coinvolge tutti. Noi ci riuscimmo senza avere né titoli né una squadra particolare. Fummo mossi dalla volontà di non accettare le logiche della guerra e dell’indifferenza. In Mozambico, nella seconda metà degli anni ’80, le vittime furono più di un milione, era il Paese con il maggior numero di profughi in assoluto del mondo.

Però il cardinalato non rischia di farle perdere di vista la ‘strada’ per favorire i ‘salotti?

R. - No. E’ una tentazione sempre strisciante nell’uomo ma il cardinalato non c’entra. Anzi, insisto: essere cardinale è un motivo in più per fare meglio ciò che ci è chiesto dal ministero affidato ad ognuno di noi.

Ascolta l'intervista a Monsignor Zuppi

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05 settembre 2019, 13:16