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Lombardi: padre Koláček, una voce fedele al servizio della Chiesa

Padre Federico Lombardi ricorda il padre gesuita ceco Josef Koláček, scomparso all’età di 90 anni. Ieri i funerali

P. Jozef Bartkovjak SJ – Città del Vaticano

Si sono svolte ieri presso la Curia Generalizia della Compagnia di Gesù a Roma le esequie del padre gesuita Josef Koláček, morto lo scorso 10 settembre all’età di 90 anni. Il sacerdote è stato per oltre 30 anni responsabile della Sezione Ceca della Radio Vaticana e ha vissuto con fede e coraggio le persecuzioni antireligiose durante il regime comunista nell’allora Cecoslovacchia.

La Messa è stata presieduta da padre Juan Antonio Guerrero Alvez, delegato per le Case internazionali dei Gesuiti a Roma. Ha pronunciato l’omelia il padre gesuita László Vértesaljai, responsabile della Sezione Ungherese di Radio Vaticana-Vatican News, che ha ricordato la fede vissuta e testimoniata dal padre Koláček. Ha citato un episodio raccontato dallo stesso padre Koláček: la cosiddetta “notte dei barbari” del 14 aprile 1950, quando tutti i religiosi in Cecoslovacchia si trovarono davanti ai mitra delle milizie comuniste. “Deus providebit”, Dio provvederà, queste due parole sussurrate in quel momento di altissima tensione dal padre superiore sono rimaste nel cuore di padre Koláček come una luce che ha ispirato tutta la sua vita.

Alla fine della celebrazione il rettore del Pontificio Collegio Nepomuceno Don Roman Czudek, nella veste di rappresentante della Conferenza Episcopale Ceca, ha espresso la gratitudine di tutta la Chiesa del Paese: “Grazie per la sua voce”. Erano presenti l´Ambasciatore della Repubblica Ceca presso la Santa Sede Václav Kolaja, numerosi membri della Compagnia di Gesù, colleghi dal Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede e religiose ceche di diversi ordini.

Tra i presenti, padre Federico Lombardi, già direttore generale della Radio Vaticana. Questo il suo ricordo di padre Josef Koláček:

Ascolta padre Federico Lombardi

R. - Io ho uno splendido ricordo del padre Koláček e mi sento molto legato a lui. Quando sono arrivato alla Radio Vaticana, all’inizio del 1991, padre Koláček era già lì e credo fosse l’unico tra i gesuiti più anziano di me nel lavoro presso la Radio Vaticana ed era una persona già estremamente dedicata al suo lavoro, un lavoratore incredibile, fedele ed estremamente convinto della sua missione di servizio per il suo popolo e per la Chiesa della Repubblica Ceca e della Chiesa nel mondo. Una persona di grande spiritualità che quindi univa la professionalità del lavoro radiofonico a una motivazione spirituale ed ecclesiale estremamente forte e chiara. Penso che questo sia un messaggio importante che lui ci lascia al di là della consistenza oggettiva di decine di anni di testi scritti e pronunciati al microfono della radio. Sono quelle eredità che durano per sempre.

Ai funerali, il rappresentante della Conferenza episcopale ceca ha detto che la Chiesa ringrazia per la voce del padre Koláček, per il grande servizio che questa voce ha fatto…

R. – Sì, sono stato colpito anch’io molto profondamente da questo ringraziamento così sincero, vero e concreto da parte della Chiesa nella Repubblica Ceca per la persona di padre Koláček. Padre Koláček aveva una voce bellissima, cantava anche molto bene, amava molto il canto liturgico, i canti popolari e cantava volentieri, quindi aveva una grande espressività tramite la voce e si capiva l’intensità anche della sua espressione. Anche alla Radio Vaticana oltre ai programmi che lui faceva quotidianamente in lingua ceca, ha anche fatto alcuni programmi molto belli in italiano e molto profondamente autobiografici in cui la sua passione per il messaggio che comunicava, l’intensità con cui questo nasceva dal cuore era assolutamente evidente. Padre Koláček era una persona che aveva sofferto, aveva vissuto il tempo della persecuzione in prima persona e quindi la sua testimonianza era molto genuina, molto credibile. Anche il suo esprimere in modo appassionato, il modo appassionato dell’esprimere, ogni tanto lasciava anche trasparire il segno della sofferenza vissuta, della partecipazione a eventi in cui la Chiesa e il popolo ceco avevano veramente sofferto e pagato per la libertà e per la fede. Questo nel comunicare del padre Koláček era molto caratteristico e certamente i suoi ascoltatori lo hanno notato e ne hanno approfittato per diversi decenni. Per questo capisco che la sua voce rimanga indimenticabile per coloro che l’hanno ascoltata anche in tempi difficili e hanno avuto tramite lui la sensazione di essere collegati effettivamente con il cuore della Chiesa cattolica, con il Papa, con Roma, con l’universalità della Chiesa attraverso il servizio di questa voce fedele di cui magari non conoscevano il volto ma conoscevano la tonalità e capivano la profondità.

13 settembre 2019, 14:49