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Santuario di Monte Berico. Arciv. Marchetto: i cristiani siano tabernacolo della Parola

Il segretario emerito del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti celebra una Messa nella Basilica di Monte Berico, nella ricorrenza della posa della prima pietra del Santuario mariano di Vicenza. Al centro dell’omelia, l’insegnamento di Maria

Barbara Castelli – Città del Vaticano

“Bisogna portarla in sé la Parola e farlo come avendo un tesoro, frequentarla come si fa con un amico, dimorarvi come essa dimora in noi. Maria lascia parlare il Verbo in sé, attraverso di Lei. Ella lascia parlare la sua vita”. E’ uno dei passaggi dell’omelia pronunciata dall’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario emerito del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, durante la Messa celebrata in ricordo della posa della prima pietra del Santuario della Madonna di Monte Berico, costruito nel 1428 dalla filiale riconoscenza del popolo vicentino “alla Madre del Signore per la sua efficace protezione contro la peste”. Il presule, in sei punti, traccia il fondamentale legame che c’è tra Maria Santissima e la Chiesa, “fatta di pietre vive”, di cui la Vergine “è madre e figura, come ha attestato il Concilio Vaticano II”. Alla celebrazione hanno preso parte anche i membri del Capitolo della Cattedrale, i parroci e i preti di Vicenza, oltre al rappresentante dell’Amministrazione comunale, per onorare il voto sottoscritto nel 1428 dall’autorità ecclesiale e da quella civica. La Messa è stata preceduta dalla preghiera del Rosario, conclusa con il canto delle Litanie lauretane.

Maria, madre della Parola incarnata

L’arcivescovo Agostino Marchetto riflette anzitutto sulla “dimensione personale e personalizzante della Rivelazione”: certamente, infatti, la Chiesa è “destinataria della Parola”, ma Maria ne è “il modello e la forma permanente, la prima Chiesa, la concretizzazione personale della Chiesa”.

Guardando Maria, persona singola, si percepisce più facilmente che la Parola di Dio si dirige a ciascuno in modo unico. (…) E’ manifestazione di quanto l'accoglienza della Parola di Dio ci "personalizza", ci fa crescere, ci rivela la nostra vocazione personale.

La Vergine Celeste “è così profondamente penetrata dalla Parola di Dio da poter divenire la madre della Parola incarnata”, ricordando a tutti che “nella lettura orante della Scrittura si tratta di ‘leggere per leggere’ e non di ‘leggere per aver letto’”.

Si tratta di passare dalla lettura-informazione alla lettura-studio, alla lettura-incontro. Le tappe tradizionali (lettura - meditazione - orazione - contemplazione) si trovano sintetizzate e riassunte in maniera sublime nella figura della Madre di Dio, modello per tutti i fedeli, di docile accoglienza della Parola divina.

La fede attraversa la storia

Il segretario emerito del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, sempre nel solco della profonda devozione popolare vicentina a Maria, rimarca che la Madre del Figlio di Dio non solo rende sempre attuale la “Tradizione”, “la memoria della Chiesa”, ma – con il suo “sì” – permette a Dio di entrare “nella storia senza abolirla, ma facendola giungere al suo compimento”.

Il fatto storico è una dimensione costitutiva della fede cristiana. La storia della salvezza non è mitologia, e per questo dev’essere studiata con i metodi della ricerca storica seria. Ma la Parola di Dio deborda sempre la mera storia. Optare per la fede contro la storia, o per la storia contro la fede, è negare il vero senso biblico della storia.

Parola di Dio, predicazione ed evangelizzazione.

L’omelia del presule si conclude con il ruolo di Maria “nell’annuncio della Parola al mondo”.

Prima di essere un predicatore, un evangelizzatore con la parola, bisogna anzitutto essere un ‘tabernacolo’ della Parola. Maria lascia parlare il Verbo in sé, attraverso di Lei. Ella lascia parlare la sua vita. In questa luce il silenzio non si deve più comprendere come assenza di parola, ma invece come ambiente necessario per accogliere il Verbo, la Parola.

La storia del Santuario di Monte Berico

Le origini del Santuario di Monte Berico sono legate alle due apparizioni della Madonna a Vincenza Pasini, una donna che portava cibo al marito che lavorava sul colle: la prima del 7 marzo del 1426, la seconda del 1 agosto 1428. La Vergine promise la fine della peste, auspicando la creazione di una chiesa in quei luoghi. Nel 1428, in pochi mesi, sorse la prima chiesetta tardogotica e un piccolo cenobio per ospitare una comunità religiosa dedita all’accoglienza dei pellegrini. Dopo un breve periodo di governo dei frati di Santa Brigida, il complesso fu affidato ai Servi di Maria (1435), tuttora custodi del santuario.

Da allora il santuario subì una serie di modifiche: dal 1493 al 1498 venne ampliato il convento; nel 1475 venne ampliata la chiesa ad opera di Lorenzo da Bologna; su disegno di Palladio, nel 1590-91 si operò un ampliamento del quale però non rimane traccia perché completamente demolito nel 1687; nel 1703 fu realizzata la chiesa barocca ad opera di Carlo Borella; tra il 1825 e il 1852 venne realizzato il nuovo campanile su progetto di Antonio Piovene, questo intervento provocò la distruzione del coro di Lorenzo da Bologna e il danneggiamento dell’annessa sacrestia; nel 1860-61 venne rifatta la facciata della prima chiesa ad opera di Giovanni Miglioranza. La prima chiesa si sviluppa in cinque campate ricoperte da volte a crociera, sostenute da colonne rivestite in marmorina nel XIX secolo. L'immagine della Madonna, nella lunetta della porta d'ingresso, è stata realizzata da Pietro Pala.

Il 25 agosto 1900 la venerata immagine della Vergine venne incoronata dal cardinale Giuseppe Sarto, patriarca di Venezia, poi san Pio X. Il 25 agosto 2000 il prezioso diadema, adeguatamente ripresentato all’attenzione della città da un meticoloso restauro filologico e dalla correlata mostra presso il Museo civico, fu sostituito da una nuova corona, in stile contemporaneo, opera della Scuola Arti e Mestieri di Vicenza.

25 agosto 2019, 16:31