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Meeting dei giovani in Iraq. Shany: sono stati giorni indimenticabili di condivisione

Si è concluso sabato scorso, con la Santa Messa, il “Meeting dei giovani 2019”, organizzato dalla Chiesa caldea ad Ankawa, sobborgo di Erbil, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno. Intervista al responsabile Media Stivan Shany

Barbara Castelli – Città del Vaticano

“C’è stata una grande partecipazione, con oltre 1.200 persone: tre giorni importanti per condividere la propria fede e per ribadire i forti legami tra la Chiesa e i giovani”. Con queste parole Stivan Shany, responsabile per i Media dell’arcieparchia di Erbil, racconta ai microfoni di Vatican News l’evento “Meeting dei giovani 2019”, su iniziativa della Chiesa caldea. La tre giorni, conclusasi sabato 25 agosto, ha visto la partecipazione di ragazzi e ragazze, insieme con sacerdoti, religiose, religiosi e insegnanti provenienti da tutto l’Iraq.

Uno sguardo rivolto al futuro e alla continuità

Ad Ankawa, sobborgo di Erbil, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, si sono susseguiti momenti di preghiera e di adorazione eucaristica, celebrazioni penitenziali e momenti di riflessione, curati dai padri gesuiti a partire dall’Esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco “Christus vivit”, frutto della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. “Da Erbil sono venute 750 persone – precisa Stivan Shany – che si sono unite alle oltre 450 provenienti da altre parti dell’Iraq”. Speriamo, prosegue, “che questo incontro abbia cadenza annuale, sempre a Erbil; e in futuro vorremmo che coinvolgesse di più a livello globale la gioventù cattolica”.

Una Chiesa giovane con i giovani

La giornata di venerdì è stata scandita dalla relazione dell’arcivescovo di Erbil, mons. Bashar Matti Warda, sul tema: “La Chiesa può fidarsi dei giovani?”. “C’è spazio per i giovani nella Chiesa – rimarca Stivan Shany – e i giovani desiderano partecipare con entusiasmo alla costruzione del futuro della Chiesa”. “Lo dimostra – prosegue nell’intervista – la partecipazione dei giovani al Meeting, così come l’intensità con cui lo hanno vissuto: sono stati qui dalle otto del mattino presto fino a mezzanotte, quindi più di 16 ore insieme. Questo significa che tra la Chiesa e i giovani i rapporti sono buoni”. Giovani, inoltre, pronti a mettersi in gioco anche quando si parla di solidarietà. Tanti dei partecipanti all'appuntamento, infatti, racconta il responsabile per i Media dell’arcieparchia di Erbil, hanno aiutato e sostenuto quanti erano in fuga dalla Piana di Ninive e da Mosul.

27 agosto 2019, 16:14