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 Mons. Cabrejos, presidente del Celam Mons. Cabrejos, presidente del Celam 

Solidarietà del Celam al popolo e alla Chiesa del Venezuela

Mons. Azuaje Ayala, presidente della conferenza episcopale venezuelana: i servizi del Paese sono al collasso

Michele Raviart – Città del Vaticano

Piena solidarietà al popolo e alla Chiesa venezuelana sono state espresse dal Celam, il Consiglio episcopale latinoamericano, all’indomani dell’esortazione pastorale della conferenza episcopale venezuelana che invocava un “cambio di rotta” per il Paese. In una lettera firmata da mons. Miguel Cabrejos, presidente del Celam e arcivescovo di Trujillo in Perù, i vescovi sudamericani ribadiscono la loro vicinanza “di fronte alla complessa e drammatica situazione politica, economica e sociale” del Venezuela.

Un Paese senza servizi

In particolare si sottolineano gli sforzi della Caritas venezuelana per affrontare l’urgente necessità di aiuti umanitari sotto il controllo internazionale. Un’esigenza ribadita anche dal presidente della conferenza episcopale venezuelana, mons. Josè Luis Azuaje Ayala, arcivescovo di Maracaibo. “Stiamo parlando di quasi 6 milioni di persone che si trovano in situazioni drammatiche sia per quanto riguarda il cibo, la medicina, la salute, interventi chirurgici, ecc.” “In Venezuela”, aggiunge,” per capire la realtà bisogna capire che tutti i servizi sono crollati e sono crollati in modo sistematico. Tutti sono deteriorati allo stesso modo. Sistemi elettrici e idrici”, ma anche “i trasporti terrestri. Sembra una bugia, ma in un paese produttore di petrolio non abbiamo benzina”.

4 milioni di rifugiati

C’è allarme anche per i 4 milioni di persone che hanno lasciato il Paese, cercando rifugio negli altri Stati della regione. Secondo i dati diffusi da Unicef, che stima in oltre un milione il numero di bambini bisognosi di assistenza tra i rifugiati, il Paese ad accogliere il maggior numero di venezuelani è la Colombia (1,2 milioni), seguita dal Perù (768 mila). “Siamo sempre in contatto con i nostri fratelli, specialmente attraverso le Conferenze episcopali dei Paesi che ricevono i venezuelani”, afferma ancora mons. Azuaje Ayala. “Finora, tra il 12% e il 14% della popolazione venezuelana si è recata altri Paesi” spiega, e “questo genera conflitti, perché avere 500.000, 600.000 persone in un piccolo Paese, che non era preparato ad accogliere questo contingente di persone, influisce certamente sulla vita quotidiana della popolazione e sul governo”.

La solidarietà del Perù

Proprio dal Perù, che i venezuelani raggiungono camminando anche per 30-40 giorni spesso in condizioni di disidratazione e malnutrizione, arriva la solidarietà di mons. Cabrejos, che è anche presidente della Conferenza episcopale peruviana. “Riaffermiamo”, scrive nella lettera del Celam, “il nostro impegno e le nostre azioni concrete per l’accoglienza, la protezione, la promozione e l’integrazione sociale dei nostri fratelli e sorelle migranti venezuelani nel nostro Paese”.

“Piena identità di vedute” con i vescovi venezuelani

In questi “tempi difficili”, affermano ancora i vescovi latinoamericani, in Venezuela “sono in gioco la democrazia, i diritti umani e la cura per il creato”. Preoccupazioni espresse anche dal documento dell’ultima Assemblea permanente dei vescovi venezuelani, sul quale il Celam esprime “piena identità di vedute con la Chiesa venezuelana, rispetto alla richiesta di un governo legittimo”.

Uno Stato “eroso”

Lo scorso quattro luglio, infatti, l’Alto Commissario per i diritti umani Michelle Bachelet ha dichiarato a Ginevra che “le principali istituzioni e lo Stato di diritto in Venezuela sono stati erosi”. In un rapporto presentato al Consiglio di dei diritti umani dell’Onu l’Alto commissario denuncia “attacchi contro oppositori e difensori dei diritti umani”, che comprendono “minacce, detenzioni arbitrarie, tortura, violenze sessuali, uccisioni e sparizioni”. In particolare nel rapporto, per il quale il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha chiesto “immediata rettifica”, si sottolinea un eccessivo uso delle forze nelle operazioni di sicurezza e contro i manifestanti, mentre “molte potrebbero essere le esecuzioni extragiudiziali”.

La richiesta di nuove elezioni

Per superare la crisi politica tra il governo del presidente Maduro e le opposizioni guidata dal presidente dell’Assemblea nazionale Juan Guaidò i vescovi venezuelani hanno quindi chiesto un cambio di rotta, un “ritorno alla Costituzione”. Un cambiamento, si legge nell’esortazione pastorale emersa dalla 112 esima Assemblea plenaria della Conferenza episcopale venezuelana, “che richiede l’uscita di coloro che esercitano illegittimamente il potere e l’elezione nel più breve tempo possibile di un nuovo presidente della Repubblica”, supervisionata dalle organizzazioni internazionali.

13 luglio 2019, 19:50