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Migranti al confine fra Guatemala e Messico Migranti al confine fra Guatemala e Messico 

Guatemala. Mons. de Villa y Vásquez: già 250mila persone emigrano ogni anno

Dall’accordo sulle richieste di asilo, che era stato criticato dai vescovi e alla fine, per ora, non è andato in porto, al già grave problema delle migrazioni dal Guatemala, alla malnutrizione dei bambini fino alle prossime elezioni e alle sfide della Chiesa. Su questi temi si sofferma nell’intervista a Vatican News mons. Gonzalo de Villa y Vásquez, presidente della Conferenza episcopale del Guatemala

Debora Donnini - Città del Vaticano

“Sarebbe stato piuttosto disastroso” perché “se non possiamo tenere i nostri, che vogliono migrare, non possiamo prenderci cura delle persone che vengono dal Sud”. Così il presidente della Conferenza episcopale del Guatemala, mons. Gonzalo de Villa y Vásquez, nell’intervista a Vatican News realizzata da Griselda Mutual, commenta la situazione che si sarebbe venuta a creare con l’intesa sulle migrazioni tra Stati Uniti e Guatemala, che è stata congelata, domenica, dall’intervento della Corte Costituzionale guatemalteca per la quale ogni accordo deve essere approvato dal parlamento.  Così per ora è saltato l’incontro, fissato per la giornata di ieri, fra i Presidenti Donald Trump e Jimmy Morales, che dovevano discutere un’intesa per rendere il Guatemala un cosiddetto “terzo Paese sicuro”, dopo Usa e Messico, per i richiedenti asilo in attesa di vedere evasa la loro richiesta negli Stati Uniti. Accordo che avrebbe fatto in modo che migliaia di centroamericani, che hanno chiesto asilo a Washington, tornassero in Guatemala. Sull’ipotesi era intervenuta, sabato scorso, la Conferenza episcopale del Guatemala chiedendo esplicitamente di desistere dal firmare accordi per l’impossibilità di assorbire la popolazione migrante proveniente da altri Paesi quando già ci sono gravi problemi interni.

Ci sono luoghi di vero e proprio esodo

Una posizione che mons. Gonzalo de Villa y Vásquez ribadisce nell’intervista segnalando, prima di tutto, come nel Paese non vi fossero state comunicazioni ufficiali sull’intesa e puntando i riflettori sulla difficile situazione del Guatemala dal quale molte persone vogliono emigrare. Secondo gli ultimi dati, sono 250mila all’anno i guatemaltechi che cercano di attraversare il confine con gli Stati Uniti. E, racconta il presule, se fino a tre anni fa erano soprattutto giovani uomini ad andarsene, ultimamente se ne vanno le famiglie, le madri con i figli piccoli. Questo anche perché si è saputo che era più facile come minori o portando minori. Ci sono luoghi del Guatemala dove l’effetto è come “un vero e proprio esodo di persone”, nota mons. de Villa che, come causa, punta il dito contro la “mancanza di opportunità”, perché fuori le persone arrivano a guadagnare 15-20 dollari all’ora, cioè 10-15 volte quello che potrebbero guadagnare in Guatemala.

I 3 fronti per i candidati: giustizia, povertà, migrazioni

Anche i molti casi di malnutrizione cronica dei bambini, fra le preoccupazioni del vescovo. Sono pochi i casi di malnutrizione acuta ma molti quelli di bambini che ricevono “cibo spazzatura”. Non c’è poi particolare entusiasmo fra la popolazione per nessuno dei due candidati al secondo turno delle presidenziali che si tengono l’11 agosto assieme alle legislative e alle comunali. A fronteggiarsi il candidato del partito dell’Unità nazionale nella speranza, Sandra Torres, e il candidato del partito Vamos, Alejandro Gianmattei. Ma –segnala il presule – in Guatemala c’è il fenomeno di partiti che nascono, muoiono e vengono ricreati. In particolare si sofferma poi su 3 temi da sottoporre all’attenzione dei candidati: quello della giustizia, perché ci sono altissimi tassi di impunità, quello della povertà da combattere non solo con programmi di solidarietà per i più poveri ma con necessarie “strategie di sviluppo”, e quello dei migranti che - dice - “sono ora i sostenitori del Paese” perché più del 50 per cento del reddito viene proprio da loro. E’ quindi necessario generare “alternative occupazionali” perché la migrazione non sia massiccia come oggi. In sostanza, serve una rigenerazione del sistema politico.

Evangelizzazione, speranza, presenza

Al centro della sua attenzione, poi, le sfide che riguardano la Chiesa: prima di tutto l’evangelizzazione nelle aree urbane che continuano a crescere, poi la presenza nella vita pubblica per essere un “faro” in un Paese che ha visto l’elezione di molti sindaci “evidentemente narcos”, e infine saper portare quel senso di speranza che spesso manca.

16 luglio 2019, 13:21