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La diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca celebra la Giornata dei migranti

Nel lungomare di Felloniche (Castrignano del Capo) si celebra l’annuale “Giornata diocesana dei migranti”, promossa dalla diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, con una Messa, alle 19, in onore della patrona dei migranti, Santa Francesca Saverio Cabrini, e in ricordo delle vittime delle migrazioni. Intervista di Vatican News a mons. Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, che partecipa all'evento

Eugenio Serra – Città del Vaticano

La celebrazione eucaristica presieduta da mons. Giancarlo Perego, concelebrata dal vescovo ospitante mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, e dai sacerdoti della diocesi, è il momento culminante dell’annuale “Giornata diocesana dei migranti”. Durante il rito, verrà anche commemorata la ragazza somala, il cui corpo fu rinvenuto proprio nelle acque di Felloniche l’11 gennaio 2016. La giornata si concluderà alle 20, con una tavola rotonda sul tema: “Migranti portatori di speranza”

“La Giornata dei migranti e il Meeting internazionale dei giovani per la Pace nel Mediterraneo (10-14 agosto), che si concluderà a Santa Maria di Leuca, sono tappe importanti - spiega mons. Perego, già direttore della Fondazione Migrantes - per accompagnare la Chiesa a riflettere sull’importanza del mondo delle migrazioni, mondo provvidenziale. Le migrazioni rigenerano le nostre comunità, ridanno vita e ridanno futuro. Credo che le migrazioni sono l’altro che oggi ci interpella in maniera forte. Come ha ricordato Papa Francesco in più occasioni, non possiamo considerare secondario questo tema della migrazione rispetto, ad esempio, a quello della bioetica. Sono tutti temi che riguardano la vita, la vita delle persone, tante volte le persone più deboli, più dimenticate e più sfruttate”. Lo ha sottolineato il Papa nel Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e rifugiato 2019, che si celebra il prossimo 29 settembre: “i migranti, e specialmente quelli più vulnerabili - ha evidenziato Francesco - ci aiutano a leggere i 'segni dei tempi'. Attraverso di loro il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto”.

Ascolta l'intervista a mons. Perego

Che significato ha per lei questa giornata dei migranti promossa dalla diocesi di Leuca?

R. – È una giornata per ricordare anzitutto i 370 mila migranti pugliesi che sono nel mondo, in 160 nazionalità diverse; per ricordare i 130 mila immigrati presenti in questa terra; per ricordare anche la morte di una ragazza somala gettata in questo mare dagli scafisti nel 2016 e ritrovata annegata. È una giornata per ricordare i 15 mila morti nel nostro Mediterraneo negli ultimi cinque anni: morti che sono tante volte dimenticati, su cui scende il silenzio, il silenzio della comunicazione, il silenzio della politica, italiana ed europea. Un silenzio che diventa tante volte complicità, perché si abbandonano queste persone nel Mediterraneo, non si riesce a costruire un percorso che sia veramente di tutela. Questa Giornata dei migranti qui a Santa Maria di Leuca diventa un'occasione per essere veramente vicini a queste persone e ricordare alle nostre comunità l’importanza di questo segno dei tempi che sono le migrazioni.

La Tavola Rotonda avrà come argomento: “Migranti portatori di speranza”. Che cosa significa questo tema?

R. – Questo tema: “I migranti portano speranza” era stato utilizzato da Benedetto XVI nel 2013 e da Papa Francesco presentando un progetto di Caritas Internationalis nel 2017. I migranti sono una parte del nostro futuro, perché portano lavoro, famiglia, cultura, esperienze religiose, e il nostro futuro non può che venire dall’incontro, dalla relazione. 

Quello dei migranti è un tema spinoso, soggetto a rischi di strumentalizzazione da ogni parte. Qual è il giusto atteggiamento verso di loro?

R. – Quello evangelico: “Ero forestiero e mi avete ospitato”. L’atteggiamento dell’ospitalità, che diventa la capacità di incontrare e di accogliere le persone, tutelarle, promuovere le loro capacità e dare loro la possibilità di una nuova cittadinanza, di vivere in una nuova città. Sono le quattro parole che Papa Francesco ci ha consegnato - accogliere, proteggere, promuovere e integrare - ma che ha consegnato anche all’Onu. E credo che queste siano parole concrete che possano orientare una politica che tante volte invece dimentica come i migranti abbiano una famiglia, una cultura, delle capacità: quelle capabilities che ricordava Amartya Sen. E la politica tante volte è schiacciata sul presente e dimentica il futuro, dimenticando quindi il valore aggiunto dei migranti.

Il Papa, nell’ultimo Angelus, ha fatto riferimento al dramma di circa 150 persone morte nel naufragio lo scorso 25 luglio in acque libiche e anche in altre occasioni il suo pensiero è andato ai migranti…

R. – I numerosi interventi, ma anche i gesti, le visite del Papa, sono un modo importante da parte del magistero e del Papa di prendere per mano noi cristiani e le nostre comunità, per accompagnarle a leggere questo valore aggiunto che sono le migrazioni: questo segno dei tempi, questo luogo teologico, come diceva già Papa Benedetto XVI, guardando soprattutto i drammi di queste persone. Abbiamo ricordato questi 150 morti: è un dramma che continua e si aggrava. Una persona su sei che attraversa il Mediterraneo muore in questo nostro mare. Ricordare tali drammi, come già aveva fatto sei anni fa a Lampedusa, significa veramente provocare la nostra coscienza a un impegno ecclesiale, sociale e culturale che sia veramente costante e ordinario. E ciò nonostante il fatto che, anche nelle nostre comunità, ci sia l’incapacità di comprendere il valore di questo magistero tante volte. Ma come è avvenuto anche per altri temi - penso a quando Paolo VI lanciò l’Humanae Vitae e altri argomenti come l’unità familiare - questi non sempre hanno trovato nella comunità cristiana quella immediata adesione, perché ciò tocca profondamente il nostro egoismo, il nostro individualismo.
 

31 luglio 2019, 15:09