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Bambini della Repubblica Centrafricana Bambini della Repubblica Centrafricana  (AFP or licensors)

Vescovi del Centrafrica: attuare l’accordo di pace per evitare altro dolore

Nel messaggio dei vescovi del Centrafrica, in occasione del Corpus Domini, si ricorda che “la riconciliazione è spesso sacrificata sull’altare degli interessi egoistici”. I presuli chiedono che il governo rompa con le milizie che sostengono la violenza e si dia attuazione all’accordo di Khartoum per la pace

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Chiaro e diretto il messaggio dei vescovi della Repubblica Centrafricana, diffuso in occasione del Corpus Domini. Un’analisi schietta sulla situazione del Paese ancora sconvolto dalle violenze, dove non si è dato seguito all’accordo di pace di Khartoum, sottoscritto a febbraio dal governo e da 14 gruppi armati che controllano la maggioranza del territorio. Un’intesa, scrivono i vescovi, “che potrebbe essere un’opportunità per alleviare le sofferenze del popolo centrafricano”.

Attenzione alla milizia de “Les Requins”

Ripercorrendo la storia del Paese, segnata in passato dai legami tra governo e milizie, i vescovi si chiedono oggi che relazione possa esserci con “Les Reequins”, nati nel gennaio scorso e probabilmente vicini al governo. “Non ci può essere – scrivono - una pace solida e duratura senza giustizia, riparazione e riconciliazione”. Il testo contiene anche una forte condanna alle aziende straniere che sfruttano le risorse del Paese senza alcun impatto positivo sulle popolazioni locali e un invito al governo a “garantire la libertà di espressione” favorendo le manifestazioni pacifiche. 

Avere il coraggio della pace

A Vatican News, don Mathieu Bondobo, parroco della cattedrale di Nostra Signora dell'Immacolata Concezione a Bangui, commenta il messaggio dei vescovi ricordando il coraggio chiesto da Francesco per portare avanti il cammino di riconciliazione del Paese:

Ascolta l'intervista a don Mathieu Bondobo

R. – L’aspetto che mi ha colpito è il fatto che i vescovi del Centrafrica non mancano mai di aiutare per cercare di arrivare alla pace. Da tanti anni stiamo cercando la pace in Centrafrica e colpisce che i vescovi facciano anche proposte concrete, toccano infatti i problemi attuali del Paese, soprattutto si esprimono riguardo l’accordo tra le parti firmato a Khartoum, in Sudan. Questo per il momento è il documento più importante per il Centrafrica, ma quello che vediamo è che questi gruppi che hanno firmato non rispettano il contenuto di questo accordo. Ci sono sempre persone che muoiono, ci sono sempre persone che soffrono e quindi i vescovi hanno preso la parola per denunciare questo e ricordare a tutti l’impegno perché il popolo ha sofferto tantissimo e se non facciamo qualcosa nessuno ci prenderà sul serio.

I vescovi dicono che ci sono sempre state alleanze tra governo e milizie. Oggi questo tipo di relazione c’è ancora? E come fare a superarla per arrivare a una pace solida senza la quale non ci può essere giustizia, riparazione e riconciliazione…

R. - Qui a Bangui in questo momento c’è un gruppo che è nato e che si chiama “Le Requin” e questo gruppo sembra esser molto vicino al governo. I vescovi hanno denunciato anche questo… Ci sono gruppi che nascono e che si identificano con una realtà del Paese. Questo movimento che è nato è un movimento violento. Minacciano e questo non potrà mai contribuire a un clima democratico, pacifico nel Paese. Per questo i vescovi hanno detto che bisogna agire il prima possibile perché la situazione in cui ci troviamo è già fragile. Quindi questo gruppo che minaccia le persone non contribuisce alla costruzione della pace. Credo che il governo abbia ascoltato questo messaggio dei vescovi.

In questo messaggio c’è un cenno alle aziende straniere che sfruttano le risorse del Paese senza dare lavoro ai locali

R. - Questo è un problema reale, il Paese sta cercando vie di sviluppo e quindi è giusto che ci sia questa apertura alle aziende internazionali ma concretamente sfruttano non soltanto le ricchezze ma anche la natura. Non rispettano il contesto del loro lavoro, vanno oltre. Anche la popolazione civile della zona in cui lavorano soffre perché non c’è aiuto da parte loro. I vescovi hanno toccato questo punto perché così non si arriverà mai a uno sviluppo in questo modo. E’ uno sfruttamento. Quando si firma un accordo, il Papa lo ha detto ultimamente, tutti devono contribuire allo sviluppo di questo Paese nel rispetto della natura. Molte di queste aziende non rispettano la natura e quindi noi non dobbiamo lasciare che questo accada altrimenti meglio mettere fine all’intesa perché la natura verrà distrutta e il Paese soffrirà di più.

C’è un richiamo come Chiesa a una sorta di conversione del cuore perché bisogna abbattere i muri dell’odio, della divisione, attraverso l’amore di Gesù e superare le ferite del passato per ricostruire una identità cristiana sempre più radicata nell’amore di Dio…

R.  – Questo è bellissimo perché i vescovi hanno parlato anche dei 125 anni di evangelizzazione. I vescovi invitano alla speranza perché nella vita di nostro Signore c’è stata sofferenza ma non solo sofferenza. Lui ha vinto il mondo, ha vinto la morte. Quindi dobbiamo anche avere questa speranza. Dobbiamo prendere coraggio! Il Santo Padre, quando è venuto a visitare il nostro Paese, ha detto che ci vuole il coraggio di andare avanti e di essere artigiani della pace, dobbiamo dare testimonianza della nostra fede.

25 giugno 2019, 13:42