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Card. Becciu sulle Concezioniste Beate: testimoni di speranza

Le 14 suore dell’Ordine contemplativo francescano dell’Immacolata Concezione uccise “in odium fidei” all’inizio della guerra civile spagnola, rappresentano “un incoraggiamento a proseguire con gioia la testimonianza della misericordia di Dio”. Così nella sua omelia il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi

Roberta Barbi – Città del Vaticano

“Dio non ci abbandona mai, soprattutto nell’ora del fallimento e della sconfitta”. Lo sapevano bene le 14 suore uccise in diverse occasioni, ma nel medesimo odio alla fede e alla Chiesa che lo rappresenta, che l’hanno sentito vicino a sé fino alla fine. È questa ricchezza, questa immagine di Dio che davvero ci porta in braccio in ogni momento della vita, specie i più difficili, che il card. Angelo Becciu ha voluto sottolineare nell’omelia per la cerimonia di Beatificazione di Madre María Carmen Lacaba Andía e 13 compagne martiri. Perché, come leggiamo nella Seconda Lettera ai Corinzi: “Quando sono debole, è allora che sono forte”.  

Le Concezioniste nel mirino

Luoghi e tempi diversi, ma un unico sacrificio, quello più estremo, affrontato con la medesima generosità e il medesimo coraggio. Nell’omelia il porporato ripercorre i tre terribili agguati, consumati nel giro di due mesi alla fine del 1936, in cui le 14 religiose beatificate oggi furono martirizzate. “nell’assalto al monastero di Madrid gli assalitori gridavano ‘morte alle suore!’; e queste moriranno esclamando: ‘Viva Cristo Re!’”, ricorda il cardinale. Il monastero di El Pardo, invece, era già stato abbandonato e le suore avevano trovato ospitalità nelle case vicine. Quando furono scoperte, alla domanda se fossero o meno monache, queste risposero: “Sì, per la grazia di Dio”, parole che equivalsero per loro a una sentenza di morte. Infine le vittime del monastero di Escalona, “espulse dal Comune ad opera dei miliziani locali e inviate alla Direzione generale della Sicurezza a Madrid, per costringerle ad abbandonare la fede e passare all’apostasia”. Per farlo i carnefici uccisero le più anziane sotto gli occhi di quelle più giovani. Ma senza ottenere alcun risultato.  

Un esempio per consacrati e laici

Il punto focale di questa storia è che le 14 suore sono state uccise “a causa del loro stato di vita religiosa e della totale adesione a Cristo e alla Chiesa – spiega il card. Becciu – fu proprio l’avversione a Dio e alla fede cristiana che ne determinò il martirio”. La prontezza, quindi, con cui seppero suggellare con il sacrificio della vita la Verità che annunciavano con le labbra, “associando al martirio di Gesù il loro martirio di fede, speranza e di carità”, le rende un modello di vita per tutti. Sono un esempio “particolarmente per le Monache Concezioniste e tutte le consacrate che dedicano totalmente la loro vita alla preghiera e alla contemplazione – aggiunge il porporato – chiamate a testimoniare quanto sia avvolgente l’amore di Dio”. Ai fedeli laici, invece, insegnano “la necessità di ascoltare e aderire docilmente alla parola di Dio”.  

Il martirio, rivelazione del mistero pasquale

L’esperienza dei martiri mostra come “la forza della fede, della speranza e dell’amore sia più forte della violenza”. Il martirio, infatti, “è una particolare rivelazione del mistero pasquale – evidenzia il Prefetto – che continua a operare e si offre agli uomini di tutti i tempi come promessa di vita nuova”. I martiri, dunque, non hanno smania di protagonismo, ma fedeli alla loro vocazione di credenti amano Gesù senza riserve, anche a costo della vita. “Un segno eloquente di come la vitalità della Chiesa non dipende da progetti o umani calcoli – conclude il card. Becciu – ma scaturisce dalla totale adesione a Cristo e al suo messaggio di salvezza”.

22 giugno 2019, 11:30