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Celebrazione in occasione della festa annuale per l'arcidiocesi in Eritrea Celebrazione in occasione della festa annuale per l'arcidiocesi in Eritrea 

Eritrea. Rammarico dei vescovi per chiusura ospedali cattolici

L'Eritrea sta per nazionalizzare le strutture sanitarie della Chiesa. Per questo, i vescovi locali hanno scritto una lettera al Ministro della Salute che ha ordinato di consegnare tutti i centri sanitari gestiti dalla Chiesa cattolica

Emanuela Campanile - Città del Vaticano

"Persone inviate dallo Stato (dall’esercito, dalla polizia e dai settori dei servizi della sanità) si sono presentate a chiedere la consegna delle strutture sanitarie della Chiesa cattolica; un fatto che non riusciamo a comprendere né nei suoi contenuti, né nei suoi modi".

Con una lettera ad Amna Nurhsein, Ministro della Salute, i vescovi eritrei esprimono il rammarico per quanto deciso dal Governo nazionale, ricordando che già nel 1995 la Chiesa Cattolica in Eritrea aveva consegnato al governo "per iscritto, una chiara ed articolata presentazione della natura, dello spirito e degli scopi del suo servizio spirituale e sociale".

Increduli e rattristati, i presuli richiamano il Governo alla sua natura di Stato di diritto, ricordando inoltre gli anni di servizio e collaborazione della Chiesa per il bene della popolazione locale: "In alcuni centri, i soldati sono stati visti intimidire il personale a servizio delle nostre strutture sanitarie, costringere i pazienti ad evacuare i locali, e a sorvegliare le Case dei religiosi. Come è possibile che simili fatti si verifichino in un Stato di diritto? E’ così che questo Stato recide di colpo, senza un gesto di riconoscimento, una collaborazione che la gli Chiesa ha offerto per decenni, per il bene popolo e della nazione?".

“ Dichiariamo che non consegneremo di nostra volontà e disponibilità le nostre istituzioni e quanto fa parte della loro dotazione ”

Profondamente convinti dell'ingiustizia perpetrata, i vescovi ne denunciano inoltre la pericolosità delle conseguenze: "Diverse nostre strutture sanitarie sono situate all’ interno delle nostre Case religiose: ora, requisire le prime senza violare la libertà e lo spazio vitale delle seconde è impossibile. Privare la Chiesa di queste e simili istituzioni vuol dire intaccare la sua stessa esistenza, ed esporre alla persecuzione i suoi servitori, i religiosi, le religiose, i laici".

A conclusione della lettera, la decisione e la volontà dei religiosi:"Pertanto, nel manifestare la nostra profonda amarezza per quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi in questi gironi, dichiariamo che non consegneremo di nostra volontà e disponibilità le nostre istituzioni e quanto fa parte della loro dotazione".

15 giugno 2019, 11:08