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Vatican News
Profughi in fuga dal nord del Kivu Profughi in fuga dal nord del Kivu  (AFP or licensors)

Congo: vescovi preoccupati per presenza jihadisti dell’Is

I vescovi del sud del Kivu mettono in guardia dalla presenza dello Stato Islamico nella Provincia dell’Africa centrale tra i gruppi che armati che imperversano nell’est della Repubblica Democratica del Congo

Nel comunicato conclusivo dell’Assemblea ordinaria dell’Assemblea episcopale provinciale di Bukavu svoltasi dal 27 maggio al 2 giugno, si denuncia la persistenza e la proliferazione di gruppi armati e di bande di criminali che perpetrano massacri, attacchi, rapimenti e saccheggi, causando grandi spostamenti di popolazioni. “Queste situazioni manifestano il declino dello Stato” sottolinea il messaggio.

Beni e Butembo le zone più colpite

Le popolazioni più colpite sono quelle di Beni e di Butembo, dove diversi massacri sono attribuiti all’Adf-Nalu, un gruppo di origine ugandese che ha assunto i caratteri di un’organizzazione jihadista. Questo gruppo, o una sua componente, avrebbe dato vita all’ancora più misterioso Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Centrale che, ultimamente, ha iniziato a rivendicare i suoi attacchi mediante il suo sito web ufficiale. Altre violenze sono commesse da milizie e gruppi armati presenti nelle zone di Uvira, Fizi e Mwenga, per il possesso di terre o per questioni di leadership dei capi tradizionali locali, con conseguente accentuazione del tribalismo e delle divisioni etniche.

Devastazione economica

La mancanza di sicurezza e dello Stato indebolisce ulteriormente un’economia già disorganizzata e esposta alle devastazioni di uno sfruttamento interno ed esterno: i minerali vengono saccheggiati, l’agricoltura locale è abbandonata a favore di prodotti esteri sovvenzionati, l’imprenditorialità locale è quasi inesistente, la riscossione delle tasse è lasciata nelle mani di agenti statali che spesso ne approfittano a proprio vantaggio.

Appello allo Stato ed alla sua missione

I Vescovi chiedono alle autorità centrali di “riprendere in mano la gestione della missione sovrana dello Stato: quella di assicurare l’unità, l’integrità territoriale, la sicurezza delle persone e dei beni e la promozione del benessere della popolazione”; “garantire la protezione delle risorse naturali. Prima di procedere a qualsiasi accordo con terzi, siano assicurati e garantiti gli interessi nazionali e il rispetto per l’ambiente”; - stimolare la creazione di posti di lavoro per le popolazioni locali”; “accentuare il contrasto alla corruzione delle élite, attraverso un’adeguata politica dei salari dei dipendenti statali”; “completare il ciclo elettorale, organizzando senza indugio le elezioni locali attraverso la mobilitazione dell’impegno dei cittadini, come elettori o candidati”. (Agenzia Fides)

 

18 giugno 2019, 12:41