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Vescovi del Nicaragua: giustizia e libertà per il popolo, avanti col dialogo

In occasione della Festa dei lavoratori, i vescovi del Nicaragua ricordano le sofferenze e le ingiustizie che oggi affliggono il Paese. In attesa di una vera trasformazione democratica sulla base di accordi durevoli, l’episcopato manifesta il pieno sostegno agli sforzi del Papa e della Santa Sede per il dialogo

Alina Tufani - Città del Vaticano

"La gioia di Pasqua: chiave di lettura dell'attuale storia della patria" è il titolo del messaggio alla popolazione della Conferenza episcopale del Nicaragua. I vescovi esprimono “con dolore le cause della sofferenza della famiglia nicaraguense”: i prigionieri politici, il mancato rispetto dei diritti costituzionali, gli esuli, i rifugiati, i richiedenti asilo, la povertà, la disoccupazione, l'insicurezza, i conflitti territoriali e le sue conseguenze per lo spostamento di famiglie e l’invasione delle terre storicamente possedute dalle popolazioni indigene.

Nella Festa dei lavoratori, e a poco più di un anno dall’inizio delle proteste e dei gravi conflitti sociali e politici che hanno sconvolto il Paese, i vescovi chiedono una pace durevole e uno Stato democratico che sia garante dei diritti e della dignità dei cittadini.

Porre fine alla repressione

I presuli ricordano che “l'esercizio della libertà e della dignità umana è anteriore allo Stato”, il quale ha l'obbligo etico e morale di proteggere, rispettare, promuovere e difendere questi diritti, al di sopra di qualsiasi accordo sociale. “È quindi imperativo - ribadiscono i vescovi - che in una società non ci siano azioni di repressione e persecuzione”. Da qui, l’appello che ciascuna persona possa esercitare i propri diritti e la propria libertà secondo quanto stabiliscono la Costituzione e i trattati internazionali. La libertà della persona - si legge -  non ammette “condizioni o scuse burocratiche”.

Rispetto della democrazia e della sovranità del popolo

Il messaggio dei vescovi ricorda che gli organi di governo non sono un potere arbitrario o l'opportunità di distribuire privilegi e benefici. Perciò, si esorta a rispettare la democrazia e l’indipendenza dei poteri e, riguardo al sistema elettorale, i vescovi chiedono che esso venga rinnovato in modo che sia “affidabile e indipendente” per poter garantire un processo elettorale neutrale, imparziale e sotto l’osservazione nazionale e internazionale: “Il popolo è il vero sovrano”.

Imparzialità della giustizia e libertà di espressione senza restrizioni.

Il messaggio dell’episcopato si sofferma anche sull’urgente necessità di giustizia indipendente e imparziale, a prescindere dai disegni politici, partigiani e ideologici in quanto “senza una giustizia indipendente non c'è libertà”. In particolare, la libertà di stampa e di espressione è per i vescovi un requisito fondamentale per costruire in Nicaragua un ordine democratico: “Senza libertà di espressione, tutte le altre libertà appassiscono e si estinguono”.

Riconoscimento e appoggio agli sforzi della Santa Sede

I vescovi ribadiscono poi un’altra importante urgenza per il Nicaragua, quella di stabilire accordi durevoli in materia di giustizia che vengano rispettati. In questo senso, l’episcopato avverte che tali accordi devono avere un profondo senso etico e morale, in grado di mostrare “il dolore delle vittime, contemplare la verità dei fatti, la non impunità dei colpevoli, il risarcimento e il reinserimento delle vittime e delle loro famiglie, nonché le giuste garanzie che tali soprusi non si ripetano”. Si ribadisce, quindi, il sostegno della Conferenza episcopale ad ogni iniziativa di dialogo “che si realizzi con buona volontà”, in particolare in riferimento allo “sforzo che la Santa Sede sta facendo attraverso i vari messaggi inviati da Papa Francesco e la presenza del nunzio apostolico come testimone e accompagnatore internazionale” ai colloqui governo-opposizione.

Pace duratura e giusta

La Conferenza episcopale nicaraguense ricorda che “la nostra fede in Gesù Cristo morto e risorto non ci permette di rimanere ai margini degli eventi” e avverte che “non è evangelico chiudersi in sé stessi e, peggio ancora, suscitare sentimenti di odio tra i fratelli”. Infine, i presuli esortano ad una trasformazione qualitativa della società sulla base di una pace duratura, giusta e coerente con gli interessi di tutti: “È la pace di cui il nostro Paese ha bisogno per non ripetere una storia di sofferenza, morte, dolore e agonia”.

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01 maggio 2019, 16:06